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venerdì 27 settembre 2019

 

Hong Kong, la “linea rossa” che Pechino pretende non sia oltrepassata

di Riccardo Noury

Amnesty International 

Gli ultimi tre mesi a Hong Kong sono stati segnati da intimidazioni, violenze della polizia, arresti e processi come effetto della sempre più massiccia limitazione dei diritti alla libertà di espressione, associazione e manifestazione pacifica.

 

Ma la proposta di legge sull’estradizione, poi ritirata, è stata solo l’ultimo motivo per protestare. Si deve partire da un po’ più lontano.

 

Dalla cosiddetta “linea rossa” proclamata nel 2017 dal presidente cinese Ji Xinping per scongiurare “ogni tentativo” di minacciare la sovranità e la sicurezza della Cina, sfidare il potere del governo cinese o usare Hong Kong per infiltrarsi e compiere azioni di sabotaggio contro la madrepatria”.

 

In ossequio a quella dichiarazione, le autorità di Hong Kong hanno applicato politiche ancora più repressive di quelle messe in atto in occasione delle proteste del 2014 del Movimento degli ombrelli.

 

In conclusione, le autorità di Pechino considerano qualsiasi ordinario esercizio dei diritti umani a Hong Kong come un superamento della “linea rossa” e pretendono l’adozione, anche nella regione autonoma speciale, della definizione onnicomprensiva e vaga di “sicurezza nazionale”, che già sta producendo effetti devastanti nella madrepatria.

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