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05/08/2019

 

 

Golfo, la marina iraniana sequestra una nuova imbarcazione straniera 

 

Secondo Teheran la nave, battente bandiera irakena, trasportava 700mila litri di petrolio di contrabbando. Baghdad smentisce legami con il mezzo, forse di proprietà di un privato. È il terzo sequestro in poche settimane nelle acque del Golfo. Alto ufficiale iraniano minimizza sulle possibilità di un conflitto nella regione. 

 

L’Iran ha annunciato ieri il sequestro di una nuova imbarcazione straniera - battente bandiera irakena - nelle acque del Golfo, perché sospettata di “trafficare petrolio per alcune nazioni arabe”. Le autorità hanno fermato i sette marinai a bordo della nave, in attesa di un interrogatorio sui 700mila litri di gasolio “di contrabbando” contenuti a bordo. 

In meno di un mese i Guardiani della rivoluzione iraniani hanno sequestrato tre diverse imbarcazioni, in un’area strategica che è ormai diventata il cuore delle tensioni fra Teheran e Stati Uniti. Una prova di forza delle forze paramilitari della Repubblica islamica, nel contesto di una escalation che rischia di sfociare in un conflitto aperto. 

 

Le forze iraniane hanno intercettato il mezzo il 31 luglio scorso attorno all’isola di Farsi, nel nord del Golfo, e si stava dirigendo verso i Paesi arabi della regione. Secondo le ultime informazioni, la nave è stata trasferita verso il porto di Bouchehr, nel sud, e il carburante a bordo sequestrato dalle autorità secondo le disposizioni impartite dalla magistratura iraniana. 

 

Il ministero irakeno del Petrolio afferma di non avere alcun legame con l’imbarcazione sequestrata e che sta lavorando per raccogliere informazioni, ma precisa di non “esportazione diesel sul mercato internazionale”. Le autorità hanno avviato un’inchiesta per capire a chi appartenga la nave; essa potrebbe essere di una compagnia privata di proprietà di un commerciante irakeno. 

 

Al momento nessun Paese ha segnalato la “scomparsa” di un proprio mezzo navale. La stessa Quinta Flotta Usa, con base in Bahrain, ha detto di non avere informazioni e anche Londra smentisce nuovi sequestri di navi. Sullo sfondo resta il braccio di ferro fra Teheran e Washington, innescato nel maggio 2018 dalla decisione del presidente Usa Donald Trump di ritirarsi dall’accordo nucleare (Jcpoa) raggiunto tre anni prima dal predecessore Barack Obama. Uno scontro che ha determinato un aumento della presenza militare Usa e britannica nella regione.

 

Nei giorni scorsi il Regno Unito ha annunciato l'invio nel Golfo di un’altra nave da guerra, il cacciatorpediniere Duncan, che si aggiunge alla fregata Montrose, a protezione delle navi civili e commerciali. Una mossa alla quale il presidente iraniano Hassan Rohani ha reagito con durezza, sottolineando che “la presenza di forze straniere non porterà sicurezza, ma al contrario farà aumentare le tensioni nella regione del Golfo Persico”.

 

Sempre ieri, infine, un alto ufficiale iraniano ha voluto minimizzare sulle possibilità di un conflitto aperto. “A prima vista - ha sottolineato il generale Ahmadreza Pourdastan - potrebbe sembrare che la situazione nel Golfo Persico stia andando verso un conflitto militare, ma analizzando più a fondo la realtà si vede che le probabilità di un conflitto si sono ridotte”. “Tutte le nazioni che hanno interessi nella regione - conclude - non vogliono una nuova crisi in Medio oriente”. 

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