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30 Aprile 2019

 

Venezuela, spari tra esercito e sostenitori di Guaidò.

Maduro: “Tentativo di golpe in corso. Tutti i militari sono con me”

 

Il ministro Rodriguez: "Stiamo affrontando e sconfiggendo un ridotto gruppo di militari traditori che vogliono condurre un colpo di stato contro la Costituzione e la pace della Repubblica". Intanto, da una base militare di La Carlota, alle porte di Caracas, il presidente dell’Assemblea nazionale venezuelana ha pubblicato un video-messaggio in cui chiede la "cessazione definitiva dell’usurpazione" e assicura di avere l'appoggio di tutto l'esercito

 

Scontri tra militari del governo di Caracas e soldati che hanno giurato fedeltà al presidente dell’Assemblea nazionale, Juan Guaidò, sono in corso da ore fuori dalla base militare di La Carlota, alle porte di Caracas, dove l’autoproclamato presidente è asserragliato insieme ai suoi sostenitori. Il governo di Nicolas Maduro ha annunciato di aver intrapreso azioni contro un gruppo di militari traditori. Almeno una persona sarebbe rimasta ferita durante gli scontri. Sul ponte vicino alla base, come documenta anche un video della Rtve, si sono uditi spari e sono stati lanciati lacrimogeni. Poco prima, Guaidó aveva ordinato ai propri uomini e ottenuto la liberazione dello storico oppositore del regime, Leopoldo Lopez, e lanciato un video messaggio in cui ha esortato militari e popolazione civile a scendere in strada per chiedere la “cessazione definitiva dell’usurpazione“. Intanto, Facebook e Twitter sono stati bloccati in tutto il paese. Il ministro della Difesa, generale Vladimir Padrino Lopez, ha però assicurato che nelle basi “la situazione è sotto controllo”.

 

Il comandante della base de La Carlota, il generale Alexis Rodriguez Cabello, ha però dichiarato in tv che la presenza di alcuni membri della Forza armata nazionale bolivariana (Fanb) con Guaidò “è stata il frutto di un inganno. Hanno fatto credere ad alcuni militari di rango minore che sarebbero usciti per una missione speciale“. Molti di essi, sostiene il generale, “quando hanno visto la realtà sono rientrati nella base aerea”. Nessuna altra zona della città o del Paese è al momento interessata da scontri.

Il ministro della Comunicazione di Maduro, Jorge Rodriguez, ha scritto su twitter: “Informiamo il popolo del Venezuela che in questi momenti stiamo affrontando e sconfiggendo un ridotto gruppo di militari traditori che sono posizionati nel distributore Altamira (uno svincolo di accesso alla città che si trova vicino alla base militare di La Carlota, ndr) per condurre un colpo di stato contro la Costituzione e la pace della Repubblica”. E ha poi aggiunto:”A questo tentativo si è unita l’ultradestra golpista e assassina, che ha annunciato la sua agenda violenta da mesi. Chiediamo al popolo di mantenersi in allerta massima per, assieme alla gloriosa forza armata nazionale bolivariana, sconfiggere il tentativo di golpe e tutelare la pace. Vinceremo”.

 

Intanto, i militari di Maduro hanno dato inizio all’azione contro i ribelli del regime, lanciando gas lacrimogeni contro i manifestanti concentrati vicino alla base aerea di La Carlota, dove Guaidò si trova con alcuni militari. Secondo i media ufficiali, un gruppo ha cercato di penetrare nella base militare, ma l’operazione non avrebbe avuto successo. Alcuni manifestanti si sono impadroniti di due autoblindo che hanno messo di traverso sulla strada.

 

Il ministro della Difesa, però, cerca di trasmettere calma tra la popolazione comunicando che “tutte le unità militari dispiegate” in Venezuela “riferiscono normalità nelle sedi e basi militari”. Sul fatto che alcuni dei militari siano passati tra le fila di Guaidò, Lopez ha dichiarato che si tratta di “alcuni codardi. Resteremo fermi in difesa dell’ordine costituzionale e della pace della Repubblica, assistiti come siamo da legge, ragione e storia. Leali sempre, traditori mai”

 

Nel video trasmesso sui social network, Guaidó senza fare riferimento alla presenza dello storico oppositore di Maduro, lancia un “grande appello ai dipendenti pubblici” per “recuperare la sovranità nazionale”. Quindi ha ringraziato i “coraggiosi” per il sostegno e ha assicurato che “un gruppo molto importante” delle Forze armate, non solo a Caracas ma “in tutto il paese”, sono dalla sua parte. Il presidente dell’Assemblea Nazionale Venezuelana ha reso noto di aver emesso un decreto di amnistia a beneficio dei detenuti civili e militari arrestati per motivi politici.

 

La nuova tensione nel Paese è finita anche sulla scrivania di Vladimir Putin che ha discusso della situazione con il Consiglio di sicurezza russo, come riferisce il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov. “Grande attenzione – ha detto – è stata prestata, durante l’incontro, alla situazione in Venezuela alla luce delle notizie in arrivo di un tentativo di colpo di Stato nel Paese”. La Russia era stata criticata dagli Stati che hanno manifestato il proprio appoggio a Guaidò, compresi gli Usa, per il suo sostegno a Maduro e la scelta di inviare gli aerei di Mosca, con un centinaio di militari e 35 tonnellate di materiali a bordoall’aeroporto Maquetià, poco fuori Caracas. Anche la Casa Bianca sta “monitorando la situazione in corso”, ha comunicato la portavoce Sarah Sanders. Il segretario di Stato statunitense, Mike Pompeo, ha poi ribadito l’appoggio americano all’operazione lanciata dal presidente dell’Assemblea: “Oggi il presidente ad interim, Juan Guaidò, ha annunciato l’inizio dell’Operazione libertà. Il governo degli Stati Uniti appoggia pienamente il popolo venezuelano nella sua ricerca di libertà e democrazia. La democrazia non può essere sconfitta. #EstamosUnidosVE”. John Bolton, consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, sempre su Twitter ha ribadito che “l’esercito deve proteggere la Costituzione e il popolo. Deve stare dalla parte dell’Assemblea nazionale e delle legittime istituzioni contro chi usurpa la democrazia”.

 

Il primo parziale dietrofront tra i sostenitori di Guaidò è stato compiuto dalla Spagna, tra i primi Paesi a riconoscerlo come presidente ad interim. “Non appoggeremo un colpo di Stato in Venezuela”, ha detto la portavoce di Pedro Sanchez, Isabel Celaa. L’appello del leader dell’opposizione venezuelano a una rivolta delle forze armate non è piaciuto a Madrid che ha invitato a “evitare uno spargimento di sangue”: “Sosteniamo un processo democratico pacifico” e chiediamo “l’immediata convocazione delle elezioni”, ha concluso Celaa.

Numerose anche le dichiarazioni di appoggio a Guaidò, a partire da Luis Almagro, segretario generale dell’Organizzazione degli Stati americani, che su Twitter ha scritto di essere felice per “l’adesione dei militari alla Costituzione e al presidente incaricato del Venezuela, Juan Guaido. È necessario il massimo appoggio al processo di transizione democratica in forma pacifica”.

 

Anche il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, ha scritto sul social network che “oggi, il 30 aprile, segna un momento storico per il ritorno della democrazia e della libertà in Venezuela, che il Parlamento europeo ha sempre appoggiato. La liberazione del premio Sacharov, Leopoldo Lopez, dai militari nel rispetto della Costituzione è una gran notizia”.

Alessandro Di Battista ha invece lanciato un appello ai paesi europei: “Evitino di appoggiare l’ennesimo tentativo di golpe in Venezuela – ha dichiarato – Lo schema è sempre lo stesso: chi nazionalizza l’industria petrolifera diventa il nemico numero uno delle multinazionali del petrolio straniere. È successo in Libia e oggi succede in Venezuela”.

Dalla parte del presidente venezuelano si è schierato invece il suo omologo boliviano, Evo Morales, che ha espresso appoggio a Nicolas Maduro di fronte a quello che ha definito “un tentativo di colpo di stato”. “Condanniamo energicamente il tentato colpo di stato in Venezuela da parte della destra che risponde a interessi stranieri”, ha scritto Morales sul suo account Twitter. Tuttavia, il presidente boliviano confida nel fatto che la “valorosa Rivoluzione Bolivariana”, con Maduro ai suoi vertici, riesca ad imporsi “contro questo nuovo attacco” imperialista.

 

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https://www.huffingtonpost.it/

30/04/2019

 

Juan Guaidò chiama alla "mobilitazione finale" contro Nicolas Maduro. Gli Usa lo appoggiano

 

In Venezuela militari anti-chavisti liberano il leader dell'opposizione Leopoldo Lopez: "Operazione libertà". Ma da Caracas minimizzano

 

"Il momento è adesso". Juan Guaidò chiama a raccolta il "popolo venezuelano" per scendere in piazza nella "mobilitazione finale contro Maduro", sicuro che "oggi le Forze Armate sono dalla parte del popolo, dalla parte della Costituzione". Nel video-messaggio rilasciato su Twitter, Guaidò compare insieme al leader d'opposizione Leopoldo Lopez, che era agli arresti domiciliari, ed è stato liberato in un'azione condotta dalle forze anti-chaviste, e coordinata proprio dall'autoproclamatosi presidente ad interim del Venezuela, che hanno preso il controllo della base aerea della Carlota, ad est di Caracas.

 

"In questo momento mi sto incontrando con le principali unità militari delle nostre forze armate, iniziando la fase finale di Operation Freedom", dice ritenendo agli sgoccioli "il regime chavista" e chiede ai dipendenti pubblici, ai "coraggiosi soldati patriottici" e agli "uomini attaccati alla Costituzione" di agire per ricostruire la "sovranità nazionale". Lopez è dello stesso avviso, conferma la fine dei domiciliari annunciando di trovarsi nella "Base La Carlota", e chiede una mobilitazione globale: "È ora di conquistare la libertà. Forza e Fede".

 

Dal canto suo, il presidente Nicolas Maduro ha dichiarato che tutti i comandanti militari del Paese gli "hanno espresso la loro totale lealtà", e ha chiesto "nervi d'acciaio" e una "mobilitazione popolare" per "assicurare la vittoria della pace" nel Paese. I comandanti di tutte le aree territoriali del Paese - ha detto - "mi hanno espresso la loro totale lealtà nei confronti del Popolo, della Costituzione e della Patria. Chiedo la massima mobilitazione popolare per assicurare la vittoria della Pace. Vinceremo", ha twittato.

 

Gli Stati Uniti sostengono la mossa di Guaidò. "La Fanb (Fuerza Armada Nacional Bolivariana, ndr) deve proteggere la Costituzione e il popolo venezuelano", ha twittato il Consigliere per la Sicurezza nazionale, John Bolton. "Essa - ha aggiunto, rivolgendosi al ministro della Difesa venezuelano, Vladimir Padrino - deve stare al fianco dell'Assemblea nazionale e delle istituzioni legittime contro l'usurpazione della democrazia. Gli Stati Uniti stanno con il popolo del Venezuela".

 

Anche il segretario di Stato americano, Mike Pompeo dà il suo sostegno a Guaidò. "La democrazia non può essere sconfitta - ha scritto -. Oggi il presidente ad interim Juan Guaidò ha annunciato l'avvio dell'Operazione Libertà. Il governo degli Stati Uniti sostiene totalmente il popolo venezuelano nella sua lotta per la libertà e la democrazia". Guaidò ha assicurato di avere l'appoggio di militari non solo a Caracas ma anche in altre zone del paese. Ieri, quasi anticipando lo scenario, Pompeo aveva affermato: "Vediamo esponenti della cerchia ristretta di Maduro che ora stanno cercando di vedere come è un biglietto d'oro. Quando le persone cominciano a porsi queste domande sicuramente qualcuno potrà decidere che avrà un futuro migliore se smetterà di sostenere quel bandito".

 

Video: Venezuela, Guaidó in video sui social: L'esercito è con la gente, la fine dell'usurpazione è iniziata

 

L'esercito venezuelano ha lanciato gas lacrimogeni contro il ponte di Altamira, a Caracas, dove si sono radunati sostenitori del leader dell'opposizione e presidente autoproclamato Juan Guaido e dell'oppositore Leopoldo Lopez. Su video diffusi online si vedono militari con maschere antigas e fumo di lacrimogeni, mentre la folla corre coprendosi il volto e fuggendo. Guaido e Lopez, dalla base militare di La Carlota, hanno invitato i cittadini a raggrupparsi per mostrare loro sostegno in vista della "fine dell'usurpazione".

 

Da Caracas minimizzano denunciando il "colpo di stato" dei "militari traditori". Soltanto un "piccolo gruppo" secondo il portavoce di governo Jorge Rodriguez. "Informiamo il popolo del Venezuela che in questo momento ci stiamo scontrando e stiamo neutralizzando un piccolo gruppo di militari traditori", sostiene Rodriguez, salvo richiamare la popolazione "alla massima allerta" in quanto, scrive su twitter, A questo tentativo si è unita l'ultradestra golpista e assassina, che ha annunciato il suo piano violento da mesi". La stessa popolazione a cui si rivolge, con parole diverse, Guaidò quando dice: "Popolo del Venezuela, è necessario scendere insieme per la strada, sostenere le forze democratiche e recuperare la nostra libertà. Città di Caracas, tutti alla Carlota".

 

Il ministro della Difesa e comandante in capo della Forza armata nazionale bolivariana (Fanb) ha assicurato via Twitter che la situazione nel Paese è sotto controllo e che gli autori della rivolta sono "vigliacchi" che si sono alzati contro la Costituzione. La Fanb, ha aggiunto, si mantiene ferma a difesa della Costituzione e delle sue autorità legittime. Tutte le unità militari dispiegate nelle otto regioni del Paese riportano una situazione di normalità nelle caserme sotto la guida dei loro comandanti naturali.

 

Il vicepresidente del Partito socialista unito del Venezuela (Psuv), Diosdado Cabello ha invitato tutti i chavisti a recarsi al Palazzo presidenziale di Miraflores per difendere la Costituzione ed il presidente Nicolas Maduro. "Stiamo sventando un tentativo di golpe di un piccolo gruppo dell'ultradestra appoggiato da ex militari, da pochi elementi dei servizi di intelligence Sebin e dell'esercito bolivariano".

 

"Non appoggeremo un colpo di Stato in Venezuela". E' la posizione di Madrid, tra i primi paesi a riconoscere Juan Guaidò come presidente ad interim, che di fronte all'appello del leader dell'opposizione venezuelano ad una rivolta delle forze armate invita ad "evitare uno spargimento di sangue". "Sosteniamo un processo democratico pacifico" e chiediamo "l'immediata convocazione delle elezioni", ha detto la portavoce di Pedro Sanchez Isabel Celaa.

 

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