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3 marzo 2020

           

L’ultima magia di Bibi

di Mauro Indelicato

 

Nuove potenziali incognite date da un seggio “ballerino”, affiancate a nuove importanti certezze arrivate da una vittoria, quale quella del Likud, che comunque vada non può essere messa in discussione: si può sintetizzare così quanto emerso dai risultati delle elezioni israeliane, il cui conteggio dei voti è per la verità ancora in corso. Il premier uscente Benjamin Netanyahu è doppiamente vincitore della sfida: in termini numerici il suo Likud ha staccato i rivali di Blu&Bianco, in termini prettamente politici la sua linea si è dimostrata maggioritaria in seno all’elettorato israeliano. Ma, così come in occasione delle elezioni di aprile e settembre, a Netanyahu manca una manciata di seggi per formare una maggioranza di centrodestra. Secondo le ultime rilevazioni, ne mancherebbe addirittura soltanto uno. Ed è da questo seggio che potrebbe dipendere il futuro di Israele.

 

L’alta affluenza alle urne

Come detto, il Paese era andato al voto già due volte nel giro di pochi mesi. La prima tornata elettorale si è svolta nell’aprile del 2019, la seconda invece nel successivo mese di settembre: in entrambi i casi, la politica israeliana non è riuscita a trovare gli accordi necessari per un nuovo esecutivo. Netanyahu è rimasto in sella, nel frattempo ha avuto la conferma dell’avvio del procedimento per corruzione nei suoi confronti e, sotto il profilo politico, ha vinto a dicembre le primarie interne al suo partito. Dall’altro lato, a guidare l’opposizione è rimasto Benny Gantz, leader di Blu&Bianco. Poche dunque le variazioni e poche le novità, per tal motivo gli analisti politici israeliani puntavano sull’effetto “apatia” riguardo al voto di domenica. E invece, alle urne si è recato il 71% degli elettori: si è trattato del dato più alto dal 1999, una sorpresa poco preventivabile alla vigilia anche perché sulle urne pesava lo spettro del coronavirus, per il quale più di 5mila persone hanno dovuto votare dalla quarantena.

E l’affluenza indubbiamente, oltre a rappresentare la vera sorpresa, è stata anche la vera novità in grado di far la differenza: la percentuale di persone in più arrivate ai seggi, si è tradotto in termini numerici in un maggior consenso per il Likud. Ed è questa forse la vittoria più importante per Netanyahu: è stato lui, hanno raccontato dal quartier generale del partito, a credere in una massiccia mobilitazione dell’elettorato, a concentrarsi anche negli ultimi giorni di campagna elettorale sulla necessità di convincere le persone a recarsi alle urne. L’ultimo slogan raffigurato nei cartelloni pubblicitari del Likud prima delle elezioni recitava “Ricorda agli amici i buoni motivi per votare”: una frase che evidentemente ha fatto molta presa e ha permesso al premier uscente di porsi nuovamente in una posizione di vantaggio sugli avversari.

 

Il futuro di Israele appeso a un seggio

Il conteggio delle schede sta procedendo, non senza polemiche, parecchio a rilento. Nella prima mattinata di questo martedì, sono stati scrutinati il 64% dei voti totali e, per quanto riguarda la corsa al primato, il Likud ha consolidato il suo vantaggio: al partito del premier uscente sono stati attribuiti 36 seggi, mentre Blu&Bianco si fermerebbe al momento a 32. Le vere incognite stanno nei risultati delle alte formazioni politiche in lizza. Al terzo posto si è posizionata la Lista Araba Unita, la quale sta navigando verso un risultato storico: ad essa potrebbero andare 15 seggi, due in più rispetto all’ultima tornata elettorale. La lista alla viglia si era dichiarata disponibile ad appoggiare un eventuale esecutivo guidato da Gantz: dunque i 15 parlamentari arabi andrebbero ad aggiungersi ai 32 di Blu&Bianco, oltre che ai 6 del Partito Laburista. In totale, il rivale di Netanyahu potrebbe contare su 53 seggi su 120, dunque sotto la soglia minima per ottenere una maggioranza.

Dal canto suo, il premier uscente al momento oltre che ai 36 seggi del Likud potrebbe fare affidamento ai dieci dello Shas, così come ai sette del Giudaismo Unito nella Torah: si tratta delle due formazioni religiose tradizionalmente più vicine al partito di Netanyahu. A questi seggi, si potrebbero sommare i sei di Yamina, il partito della destra laica. Complessivamente, Netanyahu avrebbe 59 parlamentari a suo favore, con le proiezioni che parlano però di un seggio in più forse per uno dei partiti religiosi in grado di mandare un’eventuale coalizione di centro – destra a 60. Dunque, il premier uscente sarebbe distanziato dalla maggioranza da un solo seggio. A questo punto, ancora una volta, ago della bilancia potrebbe essere Avigdor Lieberman: con i 6 seggi del suo Yisrael Beiteinu potrebbe dare l’input decisivo per la formazione di qualsiasi maggioranza. Mentre si attendono i responsi definitivi delle urne, sono già iniziate da ambo le parti le contrattazioni. E sarà corsa contro il tempo per dare, dopo più di 12 mesi, un nuovo governo ad Israele. Questa volta, però, nelle consultazioni di partirà da una base più solida data dall’unica certezza emersa dal voto: la vittoria, politica e morale, di Netanyahu.

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