PROGETTO DI UN CENTRO EUROPEO DI CULTURA A PRISTINA

La situazione nel Kossovo è molto grave. Ogni giorno c’è il rischio che il detto, riguardo alla guerra nella Ex-Yugoslavia, che “tutto è cominciato nel Kossovo, tutto finirà nel Kossovo”, diventi vero, ed il conflitto, dalla situazione attuale in cui una delle due parti, quella serba, è armata fino ai denti, mentre l’altra, quella albanese, risponde con la nonviolenza, può esplodere e diventare armato. A peggiorare notevolmente i rapporti tra serbi ed albanesi contribuisce il muro contro muro che si è creato tra la popolazione serba ed albanese, per cui la comunicazione reciproca diventa sempre più difficile, anche per la mancanza di una lingua comune con cui comunicare. I bimbi albanesi, nelle scuole parallele, non imparano più la lingua serba, mentre i bimbi serbi non hanno più occasione di imparare l’albanese, come potevano fare ai tempi dell’autonomia di cui godeva questa regione grazie alla Costituzione del 1974, la cui abrogazione forzata da parte serba, per alcuni degli aspetti fondamentali, é al centro dell’attuale conflitto. Il nazionalismo serbo e quello albanese hanno peggiorato la situazione rendendo l’adesione al proprio gruppo un aspetto fondamentale della propria identità, che si costruisce anche in contrapposizione con l’altro visto come nemico da cui differenziarsi. Inoltre l’occupazione militare della zona da parte dei serbi rende difficile agli albanesi avere rapporti con gli altri paesi del mondo, ed in particolare con l’Europa di cui invece aspirano ardentemente di far parte. In questa situazione un contributo a migliorare i rapporti reciproci, a sviluppare un dialogo per la ricerca di soluzioni nonviolente all’attuale conflitto, ed a diminuire i rischi di una esplosione armata, può venire anche dall‘organizzazione, a Pristina, di un “Centro Europeo di Cultura”. C’é da tener conto infatti che gli Stati Uniti hanno già aperto un loro Centro di Informazione (USIA) che ha svolto ricerche sulle aspirazioni degli abitanti del Kossovo, e che porta avanti un lavoro di contatto con la realtà della zona, dando anche, a tutti gli interessati, informazioni sugli Stati Uniti, ed organizzando attività culturali di vario tipo. L’apertura di questo Centro ha permesso, per la prima volta, l’incontro dei dirigenti Serbi della zona con quelli albanesi, ed é stato accolto, specie dagli albanesi, con grande gioia perché aiuta a rompere l’isolamento di cui si sentono circondati. C’è da dire inoltre che, anche recentemente, il Parlamento Europeo ha approvato una mozione a favore dell’apertura di un Centro Europeo di Informazioni a Pristina.
Le attività da portare avanti da parte di questo centro dovrebbero essere: 1) corsi di lingue di primo e di secondo livello: le lingue insegnate dovrebbero essere, il serbo, l’albanese, l’italiano, l’inglese, il francese, il tedesco; 2) proiezioni di film di autori noti di questi vari paesi in lingua originaria, se possibile con sottotitoli in una delle lingue più note (inglese o francese), e discussione sui temi che questi film affrontano; 3) Dibattiti su argomenti di comune interesse, ad esempio sulla nonviolenza, sulle ricerche sulla pace, sulla risoluzione dei conflitti, sull’Europa, sulla possibile Confederazione Balcanica, ecc. ecc.; 4) ricerche- azione su argomenti di comune interesse, ad esempio sui pregiudizi reciproci tra serbi ed albanesi, e su come fare per superarli, o sui possibili modi non conflittuali per superare il rischio di una conflagrazione nel Sud dei Balcani e trovare una soluzione accettabile da tutte le parti; 5) una minibiblioteca ed emeroteca in varie lingue. Per l’italiano l’Università di Firenze ha offerto, per il Centro, uno stock di libri di cultura italiana, soprattutto dei classici (Dante, Manzoni, Pirandello, ecc.ecc.), ma anche di scrittori contemporanei (purtroppo il pacco di libri ci é stato rubato a Belgrado insieme con la macchina che ci accompagnava a Pristina per consegnarli). Si troveranno nel Centro i principali giornali europei e locali, in varie lingue, a disposizione del pubblico: ad esempio per la Francia “Le Monde”, e le “Monde Diplomatique”, per l’Italia la “Repubblica” o “il Corriere della Sera”, ecc.ecc. 6) Altre attività culturali che risultino essere indispensabili, in particolare il Centro assicurerà i contatti con i vari paesi dell’Europa mandando periodicamente rapporti sulla situazione locale; organizzando visite in zona di persone interessate o di parlamentari europei o dei vari Parlamenti d’Europa, cercando cioè, in complesso, di ridurre le distanze tra la popolazione della zona e quella di altri paesi; 7) in particolare curerà scambi epistolari e visite tra studenti di scuole di vario livello sia albanesi che serbe e di paesi diversi d’Europa, ed altre forme di conoscenza e di scambio che possano risultare utili a superare le barriere tra lingue, culture, e tradizioni diverse; 8) un particolare interesse sarà dedicato al dialogo interreligioso, in modo che le varie religioni, invece che strumenti di guerra, come talvolta si sono dimostrate, diventino strumenti di pace e di comprensione reciproca; 8) il Centro organizzerà anche convegni su temi particolari e “trainings”, in modo specifico sulla nonviolenza, la risoluzione nonviolenta dei conflitti, la mediazione, il superamento dei pregiudizi, ecc.
Il lavoro sarà svolto prevalentemente da volontari, ad esempio docenti di lingua già in pensione disponibili a dare un anno del loro tempo per portare avanti un lavoro di questo tipo (una offerta di questo tipo è venuta da una associazione francese di insegnanti di lingua francese in pensione), da docenti universitari che chiedano un anno sabbatico per venire all’estero, o da docenti di livelli inferiori che chiedano un comando, o da giovani preparati che vogliano portare avanti, almeno per un anno, una esperienza di lavoro interculturale. Ma ci saranno alcune persone del luogo, stipendiate, con buona conoscenza di più lingue, per svolgere lavori di segreteria o di interpretazione. Un preventivo di massima prevede una spesa di 110 milioni, di cui 40 per le spese di avviamento e 70 annuali per le spese di funzionamento, più naturalmente altre cifre per eventuali progetti specifici. Una spesa in complesso molto modesta ma che può dare risultati molto validi se il lavoro viene svolto in modo serio ed intelligente. Si auspicano appoggi al progetto sia da parte dei vari governi europei, sia da parte di Fondazioni interessate alla prevenzione del conflitto nel Kossovo.

CAMPAGNA PER UNA SOLUZIONE NONVIOLENTA DEL PROBLEMA DEL KOSSOVO

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