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Nodo irrisolto e che non si vuol risolvere di una
G L O B A L I Z Z A Z I O N E C I V I L E
di P. ANGELO CAVAGNA

Il mondo oggi è davvero diventato un <villaggio planetario>; ma questo villaggio è tuttora senza <sindaco> e senza <consiglio comunale>; in pratica è un <paese di matti>. Vi regna l'anarchia pressochè totale e i problemi si risolvono a botte, ossia a base di scontri armati, con la legge del più forte, anzichè con la forza della legge e del diritto.

E' almeno da un secolo che si è percepita l'esigenza di <istituzioni sovranazionali>, a garanzia del bene comune di tutti i popoli del mondo. Dopo la prima guerra mondiale (1914-18) sorse un coro di voci a reclamare ciò. E i vincitori istituirono la "Società delle Nazioni". Ma, si sa, i <signori della guerra> non sanno fare la pace; e la "Società delle Nazioni" fallì. Dopo la seconda guerra mondiale (1939-45) si levò un urlo immenso a reclamare la "Nazioni Unite" a garanzia di giustizia e pace per tutti. Anche stavolta, però, furono istituite dai <signori della guerra> a proprio uso e consumo; e non funzionano. La prova? Il segretario dell'ONU, Kofi Annan, in un fondo su l'Unità di tempo fa, ha scritto chiaro e tondo: "Le istituzioni internazionali, che dovrebbero garantire giustizia e pace per tutti i popoli, sono allo stato poco più che embrionale". In altre parole: non sono ancora nate.

Allora: cosa aspettiamo? La terza guerra mondiale, magari atomica? I benpensanti dicono: solo un pazzo potrebbe dichiararla. Ma non è difficile capire che di pazzi, a questo mondo, non c'è mai stata carestia; oggi meno che mai!

Occidente incivile

L'Occidente (Italia, Europa, America del Nord) si è fregiato spesso della prerogatica di culla o area della civiltà (cultura classica, cristiana, democratica, scientifico-tecnica...). Con il passare dei secoli si sta connotando, al contrario, per il primato della inciviltà. Ha ragione il prof. Andreoli che, al convegno internazionale di Rimini, organizzato dalla Comunità Papa Giovanni XXIII, sul tema "Servire la pace e difendere i diritti umani" (16-18 dicembre 2003), ha affermato e ribadito con forza: "L'Occidente non è il <mondo civile>, bensì <incivile>.

E' questa l'idea che oramai ci stiamo acquistando nel mondo. In Uganda, dove eravamo in viaggio su pulmini e pulmann di fortuna in 200 italiani verso Butembo nell'Est-Congo/Kinshasa, con "Beati i Costruttori di Pace", durante una sosta, mentre la gente ci guardava con curiosità perplessa, un ragazzo sui 12 anni si avvicinò e chiese: "Siete dell'ONU?.. Siete della NATO?". Alla nostra risposta negativa, spiegando che eravamo gente comune interessata a favorire la pace in Africa, in particolare nel Congo, ebbe un moto di gioioso sollievo, spiegando: "Noi sappiamo che quando arrivano i bianchi, per noi di solito son guai!". Questa è la nomea che ci stiamo facendo nel mondo.

In Africa, anche i bambini delle scuole primarie sanno cos'è stata la "Conferenza di Berlino" del 1884-85: i governanti delle nazioni industrializzate si riunirono nella capitale della Germania; posero sul tavolo la cartina geografica dell'Africa dicendo "Non facciamo la guerra fra noi; dividiamoci l'Africa di buon accordo". Poi inviarono gli eserciti coloniali a "portar la civiltà!". E l'Africa fu divisa secondo i rispettivi interessi per le materie prime, senza riguardo per le aree politiche, culturali, religiose; il che è tuttora fonte di infinite sofferenze e lotte.

Più vicino a noi, dopo il crollo del <muro di Berlino> (1989) e lo scioglimento del <Patto di Varsavia> (1990), era logicio si sciogliesse anche la NATO. Invece i rispettivi paesi componenti (occidentali) confermarono l'alleanza, iniziando a parlare di "Nuovo modello di difesa". Nell'ottobre del 1991, il nostro ministro della Difesa, quindi il Governo, presentò in Parlamento un documento intitolato "Linee di sviluppo delle Forze Armate negli anni Œ90". In esso, tra l'altro, si diceva: "Il nuovo Modello di Difesa non è più tanto la difesa dei confini, bensì degli <interessi vitali della Nazione> in qualsiasi parte del mondo... Per interessi vitali sono da intendere <le materie prime presenti nel terzo mondo, necessarie alle economie dei paesi industrializzati>... In questo quadro l'Europa, in particolare l'Italia, avrebbe il ruolo di <ponte politico ed economico fra i paesi industrializzati e il terzo mondo>".

Viva la sincerità! Ma non potei trattenermi dal pubblicare su Settimana del Centro Dehoniano di Bologna un articolo intitolato: "PATTO SCELLERATO?". In fine di articolo, il punto interrogativo si cambiò in esclamativo!

Il PATTO SCELLERATO, come detto sopra, è di tutti i paesi NATO. Il Parlamento francese, ad esempio, varò una legge sulla ripresa degli esperimenti nucleari, autorizzando il Governo all'<uso della bomba atomica> per la difesa degli "interessi vitali della Nazione" in qualsiasi parte del mondo.

Falsità - arroganza - cinismo violento

E' impressionante la serie di fatti in linea con il PATTO SCELLERATO sopra accennato! A cominciare dalla guerra in Kossovo. Molti sembrano ancora candidamente convinti che si sia trattato di una <guerra umanitaria> (supposto che possa esistere!). L'Italia faceva affari, mentre la si preparava, vendendo armi a Milosevic. Fu negato qualsiasi aiuto, né diplomatico né economico, a Ibrahim Rugova che stava attuando all'interno una delle lotte nonviolente più intelligenti e massicce. In ogni caso, lapidaria e inequivocabile fu la dichiarazione della Segretaria di Stato di Clinton, sig.ra Albright, all'inizio dell'amministrazione Bush: "Noi, in Kossovo, abbiamo difeso gli interessi americani!".

Ugualmente solo gli interessi sono alla radice della <guerra preventiva> di USA e Inghilterra, con il codazzo di fiancheggiatori, fra cui l'Italia, contro l'Afghanistan, l'Iraq e forse altri paesi in seguito. "L'ONU è stata volutamente scavalcata - scrive il vescovo-teologo Francesco Lambiasi sul n. 1 di Settimana 2004 p. 1 -. Il motivo vero, denunciato anche da La Civiltà Cattolica, quaderno 3662, è quello di <<avere accesso alle immense riserve di petrolio iracheno>>". E aggiunge: "Questo non significa essere antiamericani, perchè queste cose le hanno ricordate anche gli episcopati degli USA e dell'Inghiletrra".

Clamorose sono state le bugie sui depositi di tali <armi di distruzione di massa> per giustificare l'attacco all'Iraq. Al riguardo, i primi responsabili sono proprio i cosiddetti paesi nucleari, USA in testa, che tali armi hanno inventato, costruito, diffuso, usato, ammodernato, Italia compresa che usava già le armi chimiche nel 1936 nella guerra d'Africa.

Questi paesi cosiddetti civili, che all'ONU si affannano per far firmare a tutto il resto del mondo il <Patto di Non Proliferazione> delle armi chimiche - batteriologiche - nucleari, non hanno mai voluto indicare una data precisa di inizio di disarmo reale di tali armi, come sancito dall'ONU e come vivamente ed unanimemente richiesto dagli altri paesi. Anzi, Bush ha più volte affermato che il suo Governo, se tiene tali armi, è segno che intende usarle.

Michel Chossudovsky, docente di economia all'Università di Ottawa, in un libro "Guerra e globalizzazione - La verità dietro l'11 settembre", edito dall'EGA, scrive: "L'iniziativa di difesa strategica (Star Wars) include..: <scudo stellare>.., armi <laser offensive>.., strumenti per la guerra meteorologica e climatica... Agli inizi del 2002 un rapporto segreto del Pentagono confermò l'intento dell'amministrazione Bush di usare armi nucleari contro Cina, Russia, Iraq, Corea del Nord, Iran, Libia e Siria... Il rapporto dice che il Pentagono dovrebbe essere preparato a usare armamenti nucleari..." (pp. 104-5).

Per l'Italia, armi nucleari, biologiche e chimiche potremmo presto trovarcele in casa, non in base a scoperte di rapporti segreti, ma al supplemento ordinario della Gazzetta Ufficiale n. 171 del 25 luglio 2003. Con decreto 13 giugno dello stesso anno, il ministro della Difesa Antonio Martino, d'intesa con i ministri Frattini, Pisanu, Tremonti, Marzano, ha approvato l'acquisto di "agenti tossici chimici e biologici, materiali radioattivi, agenti biologici e sostanze radioattive per essere utilizzati in guerra producendo danni alle popolazioni e danneggiando colture e ambiente". Sulla vicenda il verde Paolo Cento ha indirizzato l'8 settembre scorso una interrogazione parlamentare al ministro Martino, che ha avuto una risposta tardiva e sfumata. Si sa, tra l'altro, che l'Italia non è ultima in fatto di fabbricazione e commercio di mine e armi leggere, che alimentano guerriglie in tante parti del mondo, specie con soldati bambini e vittime fra i civili.

Non stiamo anche noi diventando incivili?

Per una globalizzazione civile

Oramai tutti sanno che in questa globalizzazione selvaggia chi comanda non è il potere politico, bensì quello economico-finanziario. Sono le 7 <sorelle del petrolio>, le 5 <sorelle del grano> (multinazionali che controllano gran parte dei viveri del mondo) ecc. Sono esse che dettano legge ai politici e si servono dello strumento militare per controllare le risorse o materie prime del mondo, difendendo a denti stretti il liberissimo mercato internazionale: il vero superstato globale e dittatoriale che scardina dal di dentro il sistema democratico.

Ne sono un segno le spese militari, quasi sempre in crescita, anche nei paesi poveri, mentre i tagli infieriscono sulle spese sociali. Ne sono un simbolo inequivocabile gli <aggiustamenti strutturali>, ossia le condizioni che il Fondo Monetario Internazionale (FMI) pone ai prestiti che fa ai governi, specie dei paesi poveri: tagli alla sanità, alla scuola, alle pensioni ecc. e praticamente mai alle spese militari.

Queste non sono critiche di moralisti sentimentali, ma valutazioni scientifiche anche dei massimi esponenti della finanza. "Basta con le spese militari: tolgono risorse allo sviluppo": a dirlo è stato il presidente della Banca Mondiale, James Wolfensohn, in una recente intervista a La Repubblica. Ed ha aggiunto: "La stessa ripresa americana è fragile".

Tommaso Padoa Schioppa, da parte sua, esperto di economia e vicepresidente della Banca Centrale Europea, è da un po' di tempo che va ribadendo: "Anche l'economia ha bisogno di regole". La libera concorrenza si risolve spesso in una competitività spietata, a volte sleale e a base di corruzione, che sfocia quasi inesorabilmente in una società e anche in una economia malata.

Un altro esperto, che lavorò per trent'anni nella Comunità Economica Europea, usava la seguente immagine: "Occorre un <semaforo>, ossia un minimo di regole, anche per l'economia. Il semaforo non toglie la libertà: la regola in modo intelligente e umano, per il bene di tutti".

Ma chi può mettere il semaforo ad una economia-finanza mondiale nel villaggio planetario? Evidentemente il <sindaco>, con il supporto di un <consiglio comunale>. Ma questo è ciò che manca e non si vuole. E' il problema dell'Europa, che tutti a parole vogliono più unita e forte, salvaguardando però la sovranità assoluta dei singoli stati.

E' il punto su cui è fallito il progetto di costituzione europea. Non si vuole una vera autorità sovranazionale, né a livello europeo, né a livello mondiale. All'ONU, l'assemblea dei rappresentanti dei governi del mondo non può fare la minima legge. L'unico organo che decide qualcosa è il Consiglio di Sicurezza, dove siedono permanentemente i cinque vincitori della seconda guerra mondiale, con il diritto di veto singolo: questa è l'ONU costruita dai <signore della guerra> a proprio uso e consumo.

Più o meno lo stesso è per l'Europa. Il fallimento dell'ultimo vertice di Bruxelles del semestre italiano è ben riassunto dalla seguente descrizione di Andrea Bonanni su La Repubblica del 30.1.03: "Sono anni che in Parlamento europeo Fausto Bertinotti attacca Prodi e le istituzioni europee con argomentazioni diverse ma non meno dure di quelle usate dai deputati leghisti o dall'estrema destra di Le Pen. Ed è il senso di un assedio politico che si chiude attorno alla costruzione europea quello che Silvio Berlusconi ha riassunto magistralmente in un gesto quando, all'ultima seduta del Parlamento di Strasburgo, si è alzato dal suo posto mentre parlava Francesco Rutelli per andare a stringere la mano a Fausto Bertinotti. Se l'Europa oggi ha tanti nemici - continua l'articolista -, siano essi avversari politici o antagonisti criminali, non è perchè abbia fallito i suoi obiettivi, come vorrebbero far credere i populisti di destra e di sinistra, ma perchè li ha centrati. Perchè è diventata, come spiegano Prodi e Monti, l'unico esempio funzionante sulla faccia del pianeta di <governance> della globalizzazione... E' una scommessa difficile - conclude l'articolo - e tutt'altro che vinta, come dimostrano il fallimento del vertice di Bruxelles e le vanterie di Berlusconi di aver <<fermato il superstato europeo>>".

Riguardo a Prodi, egli ha espresso la propria opinione nell' intervista rilasciata a Giancarla Codrignani e pubblicata su Mosaico di Gennaio Œ04, dove dice tra l'altro:" Occorrono in primo luogo regole funzionali, ben diverso sarà il percorso se prevarrà il voto a maggioranza o resterà necessaria l'umanità. In quest'ultimo caso sarà molto più difficile per l'Europa far sentire la propria voce". Precisa però: l'Unione Europea (UE)non sarà mai un <superstato>, perché a differenza dagli USA, i singoli paesi conservano la loro identità e le loro autonomie" .Ciò sembrerebbe una contraddizione .Nel caso prevalesse il voto a maggioranza, la sovranità dei singoli stati componenti l'UE non sarebbe più assoluta, perché dovrebbero sottostare alle leggi comuni così stabilite, anche non gradite .L'UE dovrebbe avere anche il modo di farle rispettare da tutti, in quanto istituzione sovranazionale. Allora il rifiuto del <super-stato> equivarrebbe al rifiuto del centralismo esorbitante, tanto a livello europeo come a livello mondiale, che sarebbe contrario al principio di sussidiarietà, che ho sentito con piacere richiamare al congresso nazionale dei giovani di "Rifondazione Comunista" presso il tempio Malatestiano di Rimini alcuni anni fa.

In tal caso potremmo essere d'accordo tutti con la sintesi ,che ritengo splendida, proposta dal Catechismo CEI "La verità vi farà liberi", che dice "Oggi'la pretesa dei singoli stati sovrani di porsi come vertice della società organizzata sta diventando anacronistica. Si va verso forme di collaborazione sistematica, si moltiplicano le istituzione internazionali, si auspicano forme di governo sopranazionale con larga autonomia delle entità nazionali(pp. 528-529)

Conclusione

Un vero <governo europeo> e, ancor più , <mondiale> è la soluzione più indovinata e urgente, che l'on. La Pira indicava come "via istituzionale alla pace", senza la quale il mondo è destinato a rimanere in balìa del caos globale attuale., a tutto vantaggio di multinazionali voraci e antidemocratiche, e in lotta spietata fra loro.

Del resto l'articolo 11 della Costituzione Italiana lo prevede espressamente nella sua seconda parte: "L'Italia... consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo".

Certo è essenziale che ciò avvenga secondo il <principio di sussidiarietà>, che vieta al livello di autorità superiore di avocare a sé ciò che può essere fatto prima e meglio al livello inferiore o locale. Si deve evitare quel centralismo eccessivo e ingombrante che rende inceppati e insopportabili gli stessi governi democratici.

Non è detto che con il <sindaco> e il <consiglio comunale> vengano risolti al meglio tutti i problemi del <villaggio planetario> come di qualsiasi comune; ma un paese senza sindaco e senza consiglio comunale è senz'altro peggio e inconcepibile.

ANGELO CAVAGNA

(da "Azione Nonviolenta n.di aprile 2004)


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