L'insegnamento di Don Milani. a Quarant'anni dalla "Lettera ai Giudici"
di Sergio Paronetto

[Ringraziamo Sergio Paronetto (per contatti: paxchristi_paronetto@yahoo.com) per averci messo a disposizione questo suo articolo scritto per il sito di "Mosaico di pace" per i quarant'anni della "Lettera ai giudici" di don Lorenzo Milani. Sergio Paronetto insegna presso l'Istituto Tecnico "Luigi Einaudi" di Verona dove coordina alcune attivita' di educazione alla pace e ai diritti umani. Tra il 1971 e il 1973 e' in Ecuador a svolgere il servizio civile alternativo del militare con un gruppo di volontari di Cooperazione internazionale (Coopi). L'obiezione di coscienza al servizio militare gli viene suggerita dalla testimonianza di Primo Mazzolari, di Lorenzo Milani e di Martin Luther King. In Ecuador opera prima nella selva amazzonica presso gli indigeni shuar e poi sulla Cordigliera assieme al vescovo degli idios (quechua) Leonidas Proano con cui collabora in programmi di alfabetizzazione secondo il metodo del pedagogista Paulo Freire. Negli anni '80 e' consigliere comunale a Verona, agisce nel Comitato veronese per la pace e il disarmo e in gruppi promotori delle assemblee in Arena suscitate dall'Appello dei Beati i costruttori di pace. In esse incontra o reincontra Alessandro Zanotelli, Tonino Bello, Ernesto Balducci, David Maria Turoldo, Desmond Tutu, Rigoberta Menchu', Perez Esquivel, Beyers Naude' e tanti testimoni di pace. Negli anni '90 aderisce a Pax Christi (che aveva gia' conosciuto negli anni Sessanta) del cui Consiglio nazionale fa parte. E' membro del Gruppo per il pluralismo e il dialogo e, ultimamente, del Sinodo diocesano di Verona. Opere di Sergio Paronetto, La nonviolenza dei volti. Forza di liberazione, Editrice Monti, Saronno (Va) 2004. Lorenzo Milani nacque a Firenze nel 1923, proveniente da una famiglia della borghesia intellettuale, ordinato prete nel 1947. Opera dapprima a S. Donato a Calenzano, ove realizza una scuola serale aperta a tutti i giovani di estrazione popolare e proletaria, senza discriminazioni politiche. Viene poi trasferito punitivamente a Barbiana nel 1954. Qui realizza l'esperienza della sua scuola. Nel 1958 pubblica Esperienze pastorali, di cui la gerarchia ecclesiastica ordinera' il ritiro dal commercio. Nel 1965 scrive la lettera ai cappellani militari da cui derivera' il processo i cui atti sono pubblicati ne L'obbedienza non e' piu' una virtu'. Muore dopo una lunga malattia nel 1967; era appena uscita la Lettera a una professoressa della scuola di Barbiana. L'educazione come pratica di liberazione, la scelta di classe dalla parte degli oppressi, l'opposizione alla guerra, la denuncia della scuola classista che discrimina i poveri: sono alcuni dei temi su cui la lezione di don Milani resta di grande valore. Opere di Lorenzo Milani e della scuola di Barbiana: Esperienze pastorali, L'obbedienza non e' piu' una virtu', Lettera a una professoressa, pubblicate tutte presso la Libreria Editrice Fiorentina (Lef). Postume sono state pubblicate le raccolte di Lettere di don Lorenzo Milani priore di Barbiana, Mondadori; le Lettere alla mamma, Mondadori; e sempre delle lettere alla madre l'edizione critica, integrale e annotata, Alla mamma. Lettere 1943-1967, Marietti. Altri testi sono apparsi sparsamente in volumi di diversi autori. La casa editrice Stampa Alternativa ha meritoriamente effettuato nell'ultimo decennio la ripubblicazione di vari testi milaniani in edizioni ultraeconomiche e criticamente curate. La Emi ha recentemente pubblicato, a cura di Giorgio Pecorini, lettere, appunti e carte varie inedite di don Lorenzo Milani nel volume I care ancora. Opere su Lorenzo Milani: sono ormai numerose; fondamentali sono: Neera Fallaci, Vita del prete Lorenzo Milani. Dalla parte dell'ultimo, Rizzoli, Milano 1993; Giorgio Pecorini, Don Milani! Chi era costui?, Baldini & Castoldi, Milano 1996; Mario Lancisi (a cura di), Don Lorenzo Milani: dibattito aperto, Borla, Roma 1979; Ernesto Balducci, L'insegnamento di don Lorenzo Milani, Laterza, Roma-Bari 1995; Gianfranco Riccioni, La stampa e don Milani, Lef, Firenze 1974; Antonio Schina (a cura di), Don Milani, Centro di documentazione di Pistoia, 1993. Un repertorio bibliografico sintetico e' in Peppe Sini, Don Milani e l'educazione alla pace, Centro di ricerca per la pace, Viterbo 1998. Segnaliamo anche l'interessante fascicolo monografico di "Azione nonviolenta" del giugno 1997. Segnaliamo anche il fascicolo Don Lorenzo Milani, maestro di liberta', supplemento a "Conquiste del lavoro", n. 50 del 1987. Tra i testi apparsi di recente: il testo su don Milani di Michele Ranchetti nel suo libro Gli ultimi preti, Edizioni cultura della pace, S. Domenico di Fiesole (Fi) 1997; David Maria Turoldo, Il mio amico don Milani, Servitium, Sotto il Monte (Bg) 1997; Liana Fiorani, Don Milani tra storia e attualita', Lef, Firenze 1997, poi Centro don Milani, Firenze 1999; AA. VV., Rileggiamo don Lorenzo Milani a trenta anni dalla sua morte, Comune di Rubano 1998; Centro documentazione don Lorenzo Milani e scuola di Barbiana, Progetto Lorenzo Milani: il maestro, Firenze 1998; Liana Fiorani, Dediche a don Milani, Qualevita, Torre dei Nolfi (Aq) 2001; Edoardo Martinelli, Pedagogia dell'aderenza, Polaris, Vicchio di Mugello (Fi) 2002; Marco Moraccini (a cura di), Scritti su Lorenzo Milani. Una antologia critica, Il Grandevetro - Jaca Book, Santa Croce sull'Arno (Pi) - Milano 2002]


1965: quarant'anni fa.
In febbraio don Lorenzo Milani scrive la risposta ai cappellani militari toscani che hanno definito l'obiezione di coscienza al servizio militare "espressione di vilta'". In ottobre la lunga "Lettera ai giudici" confluita, con la prima, nello splendido libretto "L'obbedienza non e' piu' una virtu'".
Meditando sui fatti contemporanei, sul ruolo educativo della scuola, sull'urgenza di testimoniare la sua fede cristiana e sull'importanza della Costituzione italiana, don Lorenzo Milani indica un orizzonte culturale, apre un cammino pedagogico, diventa maestro di pace. La sostanza del messaggio milaniano consiste nel richiamo alla gravita' della guerra moderna, nell'appello alla sovranita' del cittadino, nella centralita' della coscienza responsabile. Davanti all'accusa dei cappellani militari, don Milani si fa carico del turbamento dei suoi ragazzi e scrive ai giudici: "dovevo ben insegnare come il cittadino reagisce all'ingiustizia. Come ha liberta' di parola e di stampa. Come il cristiano reagisce anche al sacerdote e perfino al vescovo che erra. Come ognuno deve sentirsi responsabile di tutto. Su una parete della nostra scuola c'e' scritto grande 'I care'. E' il motto intraducibile dei giovani americani migliori. 'Me ne importa, mi sta a cuore'. E' il contrario del motto fascista 'me ne frego'". Richiamandosi a Socrate, a Gesu' Cristo e a Gandhi, don Milani insegna la "tecnica dell'amore costruttivo per la legge" che puo' portare a "pagare di persona un'obiezione di coscienza. Cioe' violare la legge di cui si ha coscienza che e' cattiva e accettare la pena che essa prevede". Questo dovrebbero fare oggi i cittadini italiani, soprattutto i credenti davanti alla guerra basandosi su tre principi del diritto:
a) L'Italia ripudia la guerra secondo l'articolo 11 della Costituzione;
b) anche il soldato ha una coscienza;
c) la responsabilita' in solido.
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a) La parola ripudia, osserva don Lorenzo, e' molto ricca di significato, e' una parola globale, "e' un invito a buttar tutto all'aria: all'aria buona" e, quindi, a ripensare la storia alla luce del verbo 'ripudia', a scoprire che quasi tutte le guerre sono da registrare sotto la voce offesa, aggressione, massacro.
b) Il soldato non deve obbedire quando l'atto comandato e' manifestamente delittuoso. Non hanno un minimo di parvenza di legittimita' le decimazioni, le rappresaglie, le deportazioni, le torture, le guerre coloniali, l'uso di armi vietate dal diritto internazionale. L'obbedienza cieca ha prodotto criminali di guerra. Per fortuna molti hanno disobbedito anche in passato. Tra essi "cittadini sovrani e coscienti. Ricchi del buon senso dei poveri. Immuni da certe perversioni intellettuali di cui soffrono talvolta i figli della borghesia. Quelli per esempio che leggevano D'Annunzio e ci han regalato il fascismo e le sue guerre".
c) E' per questo che va dichiarata la responsabilita' in solido. Lo scoppio di una guerra e' frutto di una lunga preparazione cui hanno collaborato in tanti. Ma ognuno e' responsabile. Nessuno puo' tacitare la coscienza scaricando su altri il peso di un massacro, se vi ha partecipato (anche solo nella Croce Rossa). Occorre "avere il coraggio di dire ai giovani che essi sono tutti sovrani, per cui l'obbedienza non e' ormai piu' una virtu', ma la piu' subdola delle tentazioni, che non credano di potersene far scudo ne' davanti agli uomini ne' davanti a Dio, che bisogna che si sentano ognuno l'unico responsabile di tutto".
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Oggi giunge a terribile maturazione lo scenario strategico militare previsto dalle ultime pagine de "L'obbedienza non e' piu' una virtu'", in cui spiccano due questioni:
1.Ormai la guerra uccide prevalentemente i civili, "le armi attuali mirano direttamente ai civili" ("si salveranno forse solo i militari"). Le statistiche ufficiali dell'Onu sulle guerre dell'ultimo mezzo secolo confermano il suo giudizio. Il 90% delle vittime e' composto da civili.
2. La guerra "giusta" non esiste piu'. "La guerra futura" - cioe' le guerre di oggi, le nostre guerre - sara' "o aggressione o vendetta". Non solo. Il carattere delle armi moderne ci spinge a dichiarare che "e' in gioco la sopravvivenza della specie umana". A tali guerre "il cristiano non potra' partecipare nemmeno come cuciniere". Insomma la guerra e' uscita per sempre dai sempre discussi criteri di razionalita' (ammesso che l'abbia mai avuta). In questo don Milani e' molto vicino alla "Pacem in terris" (1963), a quel passo in cui Giovanni XXIII afferma che "nell'era attuale, che si gloria di possedere l'arma nucleare, e' assurdo pensare che la guerra possa servire per ristabilire i diritti violati". E' assurdo. E' impossibile. L'"alienum a ratione" esprime proprio l'idea di assurdita' totale, di patologia cerebrale, di alienazione mentale.
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Un educatore deve sempre rammentare che la guerra e' sconfitta della cultura e dell'educazione. Se insegnanti e studenti accettano la normalita' della guerra, la scuola fallisce. La civilta' decade. L'educatore che esalta o difende la guerra (o che si mostra indifferente ad essa) non sa educare. Dovrebbe cambiare mestiere. Don Milani ci offre l'esempio di una scuola per la pace. E' cosciente di quello che afferma la Carta dell'Unesco: "poiche' le guerre hanno inizio nella mente degli uomini, e' nella mente che bisogna costruire le difese della pace". La guerra oggi e' come il terrorismo. La guerra-terrorismo colpisce gli inermi per disarmare gli armati. Trascina nel fango ogni bandiera perche' assume il peggio della storia, delle ideologie e dei fanatismi e celebra le sue vittorie senza curarsi delle sofferenze umane. E' per questo che molti sono andati e vanno ancora in carcere in vari paesi del mondo fedeli alle indicazioni della coscienza sovrana e responsabile. Che 800 veterani del Vietnam e della prima guerra del Golfo hanno invitato i loro colleghi soldati a disobbedire agli ordini della guerra in Iraq per non macchiarsi di assassinio. Che 14.000 intellettuali statunitensi hanno firmato un documento contro l'illegalita' della guerra all'Iraq. Che molti studenti e soldati israeliani si sono rifiutati di combattere nei territori occupati. Che Rachel Corrie e' stata uccisa...
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Davanti alla spaventosa novita' della guerra moderna ritorna il valore dell'articolo 11 della Costituzione italiana. Il verbo "ripudiare" e' fortissimo. Vuol dire rifiutare la guerra come un fenomeno ripugnante, cioe' refrattario, disdicevole, disgustoso, incompatibile, nauseabondo, odioso, stomachevole, sconveniente... Per ripudiare la guerra, specifica la Costituzione, e' necessario mobilitare gli organismi internazionali. L'articolo 11 ha una valenza planetaria. Nella Costituzione italiana e nella Carta dell'Onu si avverte in profondita' lo spirito della nonviolenza intesa come azione per la pace con mezzi di pace, nuovo diritto internazionale, impegno per la liberta', per la giustizia, per la democrazia, per la solidarieta'. Si e' compreso che oggi ogni guerra e' sempre una Shoa', un gulag, una Hiroshima.
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Ripensare don Milani vuol dire non rassegnarci. Alzarsi in piedi. Resistere e progettare. Formarsi e agire. Mettersi in rete. Sviluppare un grande movimento per il disarmo. Boicottare l'economia di guerra. Organizzare l'obiezione di coscienza al sistema della guerra. Promuovere forme ampie e articolate di disobbedienza civile. Scegliere la forza creativa della nonviolenza.

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