Rispetto per la vita
di Albert Schwetzer

-               Fin dalla mia più tenera infanzia ho sentito il bisogno di avere compassione per gli animali. Ancor prima di andare a scuola non riuscivo a capire perché, nella preghiera della sera, dovevo pregare soltanto per delle persone. Per questo, dopo che mia madre mi aveva fatto ripetere la preghiera e mi aveva dato il bacio della buona notte, in segreto aggiungevo una preghiera per tutti gli esseri viventi, composta da me. Diceva così: "Buon Dio, proteggi e benedici tutto ciò che ha respiro, difendili da ogni male e fa' che dormano tranquilli."

-                Ha lasciato in me un segno profondo un episodio, vissuto all'età di sette-otto anni. Il mio compagno di scuola Heinrich Braesch ed io ci eravamo costruiti delle fionde, usando delle strisce di gomma, con le quali potevamo lanciare dei piccoli sassi. Era primavera, tempo di Passione. La mattina di una domenica piena di sole il mio compagno mi disse: "Vieni, andiamo sulla collina a caccia di uccelli." Per me era una proposta orribile, ma non ebbi il coraggio di controbattere per paura di essere deriso. Giungemmo nei pressi di un albero spoglio, dove gli uccelli, per nulla spaventati dalla nostra presenza, cinguettavano dolcemente alla luce del mattino. Rannicchiandosi come un indiano intento alla caccia, il mio amico mise una pietruzza nel cuoio della sua fionda e tirò. Feci lo stesso, sotto lo sguardo altero dell'amico, con la ferma intenzione di colpire assieme a lui. In quel medesimo istante cominciarono a suonare le campane della chiesa, fra i raggi del sole ed il canto degli uccelli. Erano i primi rintocchi, che precedevano di mezz'ora lo scampanio più ampio che chiamava in chiesa i fedeli. Per me fu una voce dal cielo. Gettai via la fionda, spaventai gli uccelli, in modo che volassero via per sfuggire ai colpi della fionda del mio amico, e corsi a casa. E quando, in tempo di Passione, odo i rintocchi delle campane, fra i raggi del sole primaverile e gli alberi spogli, ripenso con commozione e riconoscenza alla campana che, allora, mi impresse nel cuore il comandamento "non uccidere".

-               Il Movimento per la protezione degli animali, sorto durante la mia giovinezza, ebbe una grande influenza su di me. Finalmente c'era qualcuno che osava sostenere in pubblico che la compassione per gli animali è qualcosa di naturale, che fa parte della vera umanità, e che non è necessario tener nascosti i propri sentimenti di fronte a questa consapevolezza. Ebbi l'impressione che una nuova luce si fosse accesa nell'oscurità delle idee, e che sarebbe stata alimentata per sempre.

-                Due volte, insieme ad altri ragazzi, ho pescato con l'amo. Poi, il ribrezzo di fronte alla violenza dei vermi infilzati e delle bocche lacerate dei pesci catturati mi impedì di continuare, ed anzi mi impegnai a dissuadere altri dalla pesca.

Riflettere sull'etica dell'amore per tutte le creature in tutti i suoi dettagli: questo è il difficile compito assegnato al tempo in cui viviamo

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