La Nonviolenza In Cammino Numero 848 dell'11 giugno 2009
4. RIFLESSIONE.
Francesca Caferri Intervista Vandana Shiva

[Dal quotidiano "La Repubblica" del primo giugno 2009 col titolo "La tribu'
dei nuovi schiavi" e il sommario "L'Amazzonia non e' solo una foresta. Non
e' solo del Brasile. E', prima di tutto, il piu' grande deposito di biodiversita' del mondo"]


Da oltre tre decenni il suo nome e' in cima alla lista dei difensori
dell'ambiente in tutto il mondo. Indiana, 57 anni, vincitrice del Right
Livehood Award (meglio noto come il Nobel alternativo), Vandana Shiva e' uno
dei volti piu' famosi del movimento mondiale contro la globalizzazionee per
uno sviluppo eco-compatibile. Per questo, unirsi alla campagna di Greenpeace
per proteggere la foresta amazzonica le e' sembrata la cosa piu' naturale
del mondo. "Qualcuno dice che e' una questione brasiliana - spiega al
telefono da Delhi -, io voglio dire che non lo e'. L'Amazzonia non
appartiene al Brasile, ma al mondo intero. E la necessita' di proteggerla
dovrebbe essere una questione che riguarda il mondo intero. I governi ma
anche i consumatori finali. Per questo quello che ha scoperto Greenpeace e'
cosi' importante e chiama in causa tutti. Me che sono indiana cosi' come voi
che siete italiani".
*
- Francesca Caferri: Signora Shiva, perche' questa e' una questione globale?
- Vandana Shiva: L'Amazzonia non e' solo una foresta. Non e' solo del
Brasile. E', prima di tutto, il piu' grande deposito di biodiversita' del
mondo. Il piu' importante contributo alla stabilita' climatica e
idrogeologica che ci sia rimasto sulla terra. Per questo e' una questione
mondiale. E posso dire, per averlo visto con i miei occhi, che la
distruzione che sta avvenendo li' e la lotta impari degli indigeni contro le
imprese che vogliono legno e materie prime e a cui non importa nulla di
loro, e' una questione globale e come tale andrebbe trattata. Dai governi
per primi.
*
- Francesca Caferri: Cosa dovrebbero fare?
- Vandana Shiva: Dovrebbero innanzitutto dimenticare la parola profitto
quando si parla di questa zona del mondo. Gli unici investimenti in
Amazzonia dovrebbero essere diretti a garantirne la sopravvivenza e la
protezione. Questo da solo dovrebbe essere considerato un guadagno, in
termini di stabilita'. Quello che mi aspetto concretamente e' la formazione
di un'alleanza globale fra i paesi in nome della conservazione
dell'Amazzonia.
*
- Francesca Caferri: Il G8 che si svolgera' fra qualche settimana in Italia
ha la tutela dell'ambiente e il cambiamento climatico fra i punti principali
della sua agenda. Crede che il discorso sull'Amazzonia potrebbe essere
affrontato li'?
- Vandana Shiva: Francamente non mi aspetto molto dal G8. Mi aspetto molto
di piu' dal G20, il vertice allargato a cui prendono parte i paesi
cosiddetti emergenti e, in questo caso, il Brasile. E' quella la sede per
spingere verso un cambiamento. Quello che e' successo dal settembre dello
scorso anno ad oggi - il crollo dei mercati, lo scoppio della bolla dei
mutui, la crisi finanziaria globale - avrebbe dovuto insegnarci qualcosa.
Che il modello di sviluppo cieco, che distrugge tutto intorno a se', che
punta solo al profitto, non funziona. Non funziona piu'. Eppure questo e' il
modello di sviluppo che sta distruggendo l'Amazzonia. Per guardare al futuro
dobbiamo pensare a un modello diverso, illuminato lo definirei. Dove l'idea
di futuro e quella di sviluppo convivano.
*
- Francesca Caferri: In questo modello che ruolo hanno i consumatori finali?
Come lei sa bene il rapporto di Greenpeace li chiama in causa direttamente,
mettendo sul patibolo marchi che sono fra i piu' conosciuti al mondo...
- Vandana Shiva: I consumatori possono molto. La prima cosa da fare sarebbe
stabilire una moratoria internazionale su qualunque bene che sia collegato
in qualche modo alla distruzione dell'Amazzonia. Questo spetta ai governi,
ma poi devono scendere in campo anche i consumatori. Pensiamo a quello che
e' accaduto con l'influenza suina in Messico: colti dal panico, i
consumatori hanno imposto ai supermercati di tutto il mondo di non vendere
piu' carne arrivata dal Messico. Le esportazioni sono crollate nel giro di
qualche giorno. O pensiamo al movimento che si e' sviluppato in molti paesi
d'Europa contro gli organismi geneticamente modificati: le proteste hanno
imposto alle catene di distribuzione di essere "Ogm free", almeno in parte.
Ora, lo stesso si puo' fare per l'Amazzonia: i consumatori possono fare
pressioni sui negozi perche' non vendano nessun prodotto che non sia "Amazon
free". Rispettoso dell'Amazzonia, non derivato dalle sue materie prime. E
poi dovrebbero chiedere di consumare solo carne locale: in questa maniera le
importazioni dal Brasile crollerebbero.
*
- Francesca Caferri: Tutto questo pero' creerebbe un danno grave
all'economia del Paese: e non possiamo dimenticare che parliamo di uno stato
in cui buona parte della popolazione vive ancora in poverta'...
- Vandana Shiva: La maggior parte delle coltivazioni e degli allevamenti in
Amazzonia sono illegali. Da questa economia guadagna solo chi commercia in
modo illegale, non il paese.
*
- Francesca Caferri: Parliamo delle popolazioni indigene: come lei sa, molti
sostengono che la vicinanza con la "civilta'" sia per loro un bene. Qual e'
la sua opinione?
- Vandana Shiva: Io non sono d'accordo. Se guardiamo al futuro e a quello
che ci serve per andare avanti, capiremo che l'elemento fondamentale e' una
relazione bilanciata con la terra. Un sistema di conoscenza e di vita che
non sia basato sullo sfruttamento ma sull'armonia. In questa materia gli
indigeni hanno molto da insegnarci, non sono certo dei primitivi. Primitivi
mi sembrano piuttosto quelli che li vogliono cacciare.


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