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novembre 18, 2010

È ora di finire la guerra contro la Terra
di Vandana Shiva

Vandana Shiva è una fisica e ambientalista indiana, che ha ricevuto il Premio per la Pace 2010 di Sydney. Questa è una versione riveduta del suo discorso all’Opera House di Sidney del 3 novembre 2010.

Quando pensiamo alle guerre ai nostri tempi, volgiamo la mente all’Iraq e all’Afghanistan. Ma la guerra più grossa è quella contro il pianeta. È una guerra con le radici in un’economia che manca di rispettare i limiti ecologici ed etici – limiti all’ineguaglianza, all’ingiustizia, all’avidità e alla concentrazione economica.

Una manciata di grandi aziende e di paesi potenti cerca di controllare le risorse della Terra e trasformare il pianeta in un supermarket in cui tutto è in vendita. Vogliono venderci l’acqua, i geni, le cellule, gli organi, la conoscenza, le culture e il futuro.

Le guerre continue in Afghanistan, Iraq e così via non comportano solo “sangue per petrolio”. Nel loro dispiegarsi, vedremo che riguardano sangue per cibo, sangue per geni e biodiversità e sangue per acqua.

La mentalità di guerra sottostante all’agricoltura militare-industriale è evidente fin dai nomi degli erbicidi della Monsanto – ”Accerchiamento”, ”Machete”, ”Lasso”. American Home Products, confluita nella Monsanto, dà ai suoi erbicidi nomi altrettanto aggressivi, che comprendono ”Pentagono” e ”Squadrone”. Questo è il linguaggio della guerra. La sostenibilità si basa sulla pace con la Terra.

La guerra contro la Terra comincia nella mente. Pensieri violenti plasmano azioni violente. Categorie violente costruiscono strumenti violenti. Il che è quanto mai vivido nelle metafore e nei metodi su cui si basa la produzione industriale, agricola e alimentare. Fabbriche che producevano veleni ed esplosivi per uccidere persone durante varie guerre, sono state trasformate dopo le guerre in fabbriche per la produzione di agro-chimici.

L’anno 1984 mi fece constatare qualcosa di decisamente sbagliato nel modo di produrre cibo. Con la violenza in Punjab e il disastro a Bhopal, l’agricoltura pareva guerra. Fu allora che scrissi La violenza della Rivoluzione Verde ed ecco perché iniziai Navdanya come movimento per un’agricoltura priva di veleni e tossici.

I pesticidi, che debuttarono come aggressivi chimici per uso bellico, non sono riusciti a mettere i parassiti sotto controllo. Si è ritenuto che l’ingegneria genetica fornisse un’alternativa ai composti chimici tossici; invece, ha condotto a un uso più intenso di pesticidi ed erbicidi scatenando una guerra contro i coltivatori.

Mangimi e composti chimici ad alto costo stanno intrappolando gli agricoltori nei debiti – e questi li spingono al suicidio. Da dati ufficiali, più di 200.000 agricoltori indiani si sono suicidati in India dal 1997.

Far pace con la Terra è sempre stato un imperativo etico ed ecologico; ma adesso è diventato un imperativo di sopravvivenza per la nostra specie.

La violenza contro il suolo, la biodiversità, l’acqua, l’atmosfera, le fattorie e i coltivatori produce un sistema alimentare parabellico incapace di nutrire le persone. Un miliardo soffrono la fame. Due miliardi soffrono di malattie collegate all’alimentazione – obesità, diabete, ipertensione e tumori.

In uno sviluppo non sostenibile sono coinvolti tre livelli di violenza. Il primo è la violenza contro la Terra, che si esprime come crisi ecologica. Il secondo è la violenza contro le persone, che si esprime come povertà, privazione e sfollamento. Il terzo è la violenza della guerra e della conflittualità in quanto i ricchi cercano risorse situate in altre comunità e paesi per i propri appetiti illimitati.

Quando ogni aspetto della vita sia commercializzato, vivere diventa più dispendioso, e si è poveri pur guadagnando più di un dollaro al giorno. D’altronde, si può essere benestanti in termini materiali pur senza l’economia monetaria, se si ha accesso alla terra, con suoli fertili, con fiumi puliti, con culture ricche e tradizioni di belle abitazioni, bell’abbigliamento e cibo delizioso, e se vi sia coesione sociale, solidarietà e spirito di comunità.

L’elevazione dell’ambito d’influenza del mercato e del denaro come capitale artificiale al rango di supremo principio organizzativo per le società e di unica misura del nostro benessere ci ha condotto a sgretolare i processi di mantenimento e sostentamento della vita nella natura e nella società.

Più diventiamo ricchi, più c’impoveriamo ecologicamente e culturalmente. L’aumento di ricchezza, misurato in denaro, ci sta portando a un aumento di povertà a livello materiale, culturale, ecologico e spirituale.

La vera moneta della vita è la vita stessa, il che pone le seguenti domande: Come guardiamo a noi stessi in questo mondo? A cosa servono gli esseri umani? Siamo null’altro che una macchina per far soldi e ingoiare risorse? O abbiamo uno scopo, un fine, più alto?

Credo che la ”democrazia della Terra” ci renda in grado di concepire e creare democrazie vive basate sul valore intrinseco di tutte le specie, tutte le persone, tutte le culture – una giusta ed equa condivisione delle risorse vitali della terra,e delle decisioni sul loro utilizzo.

La democrazia della terra protegge i processi ecologici che mantengono la vita e i diritti umani fondamentali che sono la base del diritto alla vita, ivi compresi il diritto all’acqua, al cibo, alla salute, all’istruzione, a posti di lavoro e opportunità di auto-sostentamento.

Dobbiamo fare una scelta. Obbediremo alle leggi del mercato dell’avidità delle multinazionali o alle leggi di Gaia per il mantenimento degli ecosistemi terrestri e la varietà dei suoi esseri?

Il bisogno umano di cibo e acqua può essere soddisfatto solo se si protegge la capacità della natura di fornire cibo e acqua. Suoli sterili e fiumi morti non possono dare cibo né acqua.

Difendere i diritti di Madre Terra è perciò la più importante lotta per i diritti umani e la giustizia sociale. E’ il più ampio movimento per la pace dei nostri tempi.