La Vittoria del Partito degli Assassini e le Responsabilita' Nostre
di Peppe Sini

Tratto da La Nonviolenza e’ in Cammino

In memoria di Rosa Parks, scomparsa ieri a 92 anni. La nostra rosa nera, sorella della nostra rosa bianca e della nostra rosa rossa. Rosa Luxemburg, Sophie Scholl, Rosa Parks: volti di donna della nonviolenza in cammino.

Ho esitato a presentare queste note frettolose, abbozzate gia' nella notte tra domenica e lunedi', gia' intimamente certo della sconfitta referendaria, poi annunciata dai primi garruli notiziari della mattina. Non le ho pubblicate nel notiziario di ieri, ne' nel supplemento specifico ad esso seguito. Mi decido adesso pur sapendo che molte cose vi son dette troppo di fretta, non poche meriterebbero un maggiore approfondimento e un'adeguata dialettizzazione per divenir persuasive, e su alcune questioni nulla dico perche' in merito le mie valutazioni sono ancora mobili e incerte ovvero non mi sono ancora formato opinioni sufficientemente articolate in tesi internamente coerenti e tra loro rigorosamente connesse. Le pubblico perche' non vorrei che, come tante volte e' accaduto, anche la vicenda del referendum brasiliano - il primo referendum per il disarmo nella storia dell'umanita' - qui da noi venisse archiviata come se nulla fosse, e dopo qualche intervento di circostanza tutto finisse nell'oblio. Non e' stato un nonnulla questo referendum, ma un fatto politico e culturale, morale e civile, di rilevanza storica e mondiale. E la nostra sconfitta deve esserci almeno di insegnamento, e dar luogo a una riflessione che vada in profondiita'. E allora pubblichiamo pure queste sparse, schematiche, unilaterali note. E sia benvenuto ogni eventuale ulteriore intervento.
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1. L'ora del bisturi
Quelli di noi che nelle scorse settimane leggevano la stampa brasiliana sapevano quanto possente e percussiva, quanto subdola e abile, era la campagna condotta dal partito degli assassini, dai manutengoli e degli araldi di chi sugli omicidi ingenti lucra profitti. E sapevano anche quanto ingenue fossero le aspettative trionfalistiche nutrite da non pochi amici nelle settimane precedenti: in Brasile era il primo referendum, forse taluni non si aspettavano quanto potesse essere efficace la campagna di mistificazione e manipolazione che i media al servizio dei mercanti di morte avrebbero saputo sviluppare nell'ora della prova. Chi scrive queste righe aveva chiaro in mente che per riuscire a bilanciare i rapporti di forza e permettere al referendum di vincere era necessario che a contrastare la campagna di menzogne e corruzione che il partito degli assassini avrebbe dispiegato era necessario, assolutamente necessario, che a sostegno delle sorelle e dei fratelli brasiliani impegnati per il si' al disarmo, per il si' a salvare le vite, si mobilitasse una forte, vasta e profonda solidarieta' internazionale: che desse visibilita' e risorse, e respiro e dimensione planetaria, alle ragioni e al movimento del si' al disarmo. Per questo motivo questo foglio per due mesi ha insistentemente cercato di invitare tutti gli interlocutori all'attenzione e all'azione. Sapendo che l'ora era decisiva, che si trattava di una prova che riguardava l'umanita' tutta, che tutti avremmo dovuto fare quanto in nostro potere affinche' vincesse il si' al disarmo che salva le vite. Non siamo riusciti. Troppi, taluni finanche stipendiati per occuparsi proprio di questi argomenti, non hanno capito; troppi hanno alzato le spalle preferendo continuare a giocare con i loro videofonini, a fare le piacevoli passeggiate e le stolte sassaiole che vanno in tv, a firmare tutti gli appelli del mondo affinche' sia sempre qualcun altro a fare quello che loro stessi non hanno voglia di fare - distratti e fin narcotizzati dai privilegi che l'ordine iniquo che domina sul mondo loro concede purche' non disturbino troppo il manovratore, purche' si limitino a concionare, e nulla di concreto e coerente ed effettuale facciano per uscire dalla subalternita', dalla complicita' con il sistema di potere che si regge sull'uccidere. E le sorelle e i fratelli brasiliani sono restati soli, e il potere di manipolazione del sistema dei mass-media nelle mani dei potentati brasiliani schierati col partito degli assassini li ha soverchiati. E migliaia, decine di migliaia di brasiliani continueranno a morire uccisi da armi da fuoco anno dopo anno, migliaia di persone la cui vita potevamo salvare. E non vale adesso recriminare; ma capire e' necessario, e urgente.
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2. Come vince il partito degli assassini: la strategia della distrazione
In ogni dibattito finalizzato ad un pronunciamento cio' che puo' conta e' chi decide di cosa si discute. La strategia propagandistica del partito degli assassini e' stata tutta centrata sul distrarre l'attenzione dell'opinione pubblica brasiliana dalla questione cruciale e spostarla su aspetti secondari, o addirittura su questioni senza alcun nesso reale con cio' su cui si doveva votare. Ne sappiamo qualcosa anche noi in Italia. Anni fa una lobby di avvelenatori alleata alla lobby dei fucilieri riusci' a convincere gli italiani a non votare contro il veleno nel cibo che mangiamo. La maggioranza degli italiani, questo nostro misero popolo malato di machiavellismo degli stenterelli, che si vanta di essere cosi' scaltro e smaliziato ed e' cosi' esposto a lasciarsi sedurre e poi stuprare dal primo mussolini che passa, preferi' continuare ad essere avvelenati anziche' votare per difendere la propria salute.
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3. La questione principale, e il suo occultamento
In un referendum il cui quesito cosi' recita: "Il commercio delle armi da fuoco e delle munizioni deve essere proibito in Brasile?", la questione principale, evidentemente, e' di una chiarezza cartesiana. Le armi servono a uccidere, piu' armi sono disponibili, piu' vengono usate, piu' esseri umani muoiono. Meno armi ci sono in circolazione, meno se ne puo' far uso, piu' persone vivono. E' tutto qui: Il disarmo e' la scelta di preferire che gli esseri umani vivano. La diffusione delle armi e' la scelta di preferire che gli esseri umani vengano uccisi. Si' al disarmo significa si' al diritto di tutti a vivere. No al disarmo equivale a condannare molti ad essere uccisi. Come riuscire a nascondere questa verita'? Ecco il problema dei persuasori occulti e palesi al soldo del partito degli assassini. Ed ecco come gli strateghi della manipolazione al servizio di chi lucra sulla morte hanno risolto il problema di far dimenticare agli elettori su cosa si votava: semplicemente deumanizzando la questione, rendendola da concreta astratta, facendone non una questione di vita e di morte di esseri umani, ma "buttandola in politica" (nel senso deteriore, menefreghista e fascista del termine), in chiacchiere da caffe' dello sport, in sofismi che ottundessero la percezione, la ragione e la coscienza, e vellicassero invece gli istinti piu' bassi e selvaggi, eccitassero alla grulleria e alla ferinita' che pur sempre sono in agguato nel profondo di ciascuno di noi.
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4. I paralogismi che attoscano. Un'analisi in dettaglio
Qui di seguito proviamo a sintetizzare nei termini piu' rastremati i principali argomenti che sono stati usati dal partito degli assassini per adescare al sadismo e al masochismo la maggior parte dell'elettorato brasiliano. Li abbiamo desunti direttamente dalle fonti: facendo uno spoglio dai mass-media brasiliani, dalle dichiarazioni ufficiali, dagli slogan usati dal partito degli assassini, e anche da lettere personali (e di insulti, naturalmente) che ci sono pervenute da parte di fanatici sostenitori (e ad un tempo anche inconsapevoli vittime) del partito degli assassini. Li presentiamo in una sequenza fondata sull'affinita' tra l'uno e l'altro argomento (scontando anche il fatto che alcune variazioni sono cosi' lievi da dar l'impressione di una mera ripetizione), e non per frequenza d'uso; ci pare che da quest'ultimo punto di vista gli argomenti in assoluto piu' usati siano stati quelli di seguito rubricati sub a), e), i), o).
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a) il referendum e' uno spreco di soldi pubblici, che invece si potevano utilizzare per sanita', educazione, alloggi e quant'altro; e dunque si vota no: no allo spreco dei soldi pubblici. Naturalmente tutti sappiamo che la democrazia costa, e che il diritto di voto e' un bene tale - poiche' invera l'umana dignita' ed onora l'umana intelligenza, e rende la convivenza sociale infine anche politica, civile - che la spesa per renderlo possibile e' settanta volte sette benedetta; non solo: sappiamo anche che se il si' al referendum avesse vinto avrebbe non solo salvato innumerevoli vite umane, ma avrebbe anche consentito un risparmio enorme di cure sanitarie e assistenziali per i feriti e i mutilati da armi da fuoco, avrebbe reso piu' facile impedire reati e distruzioni, eccetera eccetera.
L'argomento truffaldino citato e' quindi non piu' che un miserabile, penoso sofisma, ma ha funzionato. E non solo sulle persone, come dire, piu' indifese: posso portare ad esempio una lettera personale che ho ricevuto da una illustre cattedratica brasiliana, che ad esso ha anch'essa abboccato, come il piu' ingenuo dei bulli di quartiere.
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b) il referendum e' una truffa e una buffonata; e dunque si vota no: no ai pagliacci e agli imbroglioni. Quanto ci piace quando ci dicono che una cosa e' ridicola e malandrina. Siamo istintivamente propensi a crederci perche' ci piace poter sembrare di quelli che non la bevono, di far parte della societa' degli apoti. E invece e' una corbelleria. Perche' in un paese in cui ogni anno 40.000 persone muoiono assassinate da armi da fuoco la scelta della proibizione della circolazione delle armi da fuoco e' la cosa piu' importante e piu' urgente, e il referendum e' il modo piu' immediato e adeguato di coinvolgere l'intera popolazione nell'impegno in difesa del piu' importante dei diritti: il diritto a non essere uccisi. Truffatori e ciarlatani sono stati piuttosto i sicari mediatici del partito degli assassini; l'ignobile truffa e la beffa sanguinaria al popolo brasiliano loro l'hanno perpetrata, e tanti innocenti dovranno morire per questo. Eppure anche questo argomento ha funzionato, fino a diventare lo slogan esibito sugli striscioni da stadio della propaganda del partito degli assassini.
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c) il referendum e' un'operazione totalitaria di un potere corrotto che vuole violare i diritti naturali dell'individuo, come quello a decidere da se' cosa sia meglio per lui, e quindi anche a difendersi da solo in questo mondo di lupi; e dunque si vota no: no al governo che vuole togliermi la mia liberta'. L'argomento e' subdolo, e fa leva sull'ideologia oggi egemone a livello planetario dell'individualismo proprietario, del "ciascuno per se' e Dio contro tutti", del "mors tua, vita mea". Viene incontro alla barbarie dominante e fa leva sulla belluinita' che alberga nel pozzo nero tragicamente presente in ogni cuore. E' ovvio che a un'analisi razionale e' del tutto ridicolo: quale dittatura chiede un libero pronunciamento popolare? Quale potere corrotto e oppressivo consente che liberamente il popolo si esprima? Eppure anche questo ha funzionato. Pensino i lettori che un ben titolato e ben bibliografato corrispondente dal Brasile mi ha scritto una lettera in cui paragonava i sostenitori del referendum a Hitler. Me ne hanno dette tante in vita mia, ma che mi dessero dell'hitleriano, e per lo specifico motivo di essere sostenitore della necessita' del disarmo e di salvare le vite umane, ebbene, questo proprio non mi era ancora mai capitato.
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d) Tutti devono avere il diritto di difendersi se si sentono in pericolo, e per difendersi davvero bisogna essere disposti a uccidere ed avere gli strumenti per farlo; e dunque si vota no, no a chi vuole toglierci il diritto a difenderci davvero. Ah, come si sente qui il peso di una lunga lunga tradizione che va dall'"occhio per occhio" ("che rende tutti ciechi", diceva Gandhi), al "Dio riconoscera' i suoi", ai gulag e ai lager, all'atomica, fino all'11 settembre cileno e a quello nuovayorchese, fino alle guerre in corso. Non vi e' dubbio che tutti gli esseri umani hanno diritto alla legittima difesa. Ma un conto e' la legittima difesa, un conto e' farsi assassini, e sulla base di una mera - e sovente fallace - presunzione di pericolo. Non solo: e' giunto, dopo Auschwitz e dopo Hiroshima, il tempo in cui l'uccidere deve essere ripudiato sempre. Per le ragioni che tematizzo' Guenther Anders nelle sue stupende opere sull'eta' atomica; e per la ragione delle ragioni che Federica Curzi ha compendiato mirabilmente nel suo intervento che abbiamo pubblicato nel notiziario di ieri.
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e) Il disarmo disarma solo le persone perbene, figurarsi se i criminali sono disposti a disarmarsi; e quindi il disarmo aiuta la criminalita' che restera' armata mentre la gente onesta sara' disarmata; e dunque si vota no: no alla criminalita'.
Peccato che la verita' e' esattamente l'opposto. Piu' armi circolano, piu' e' facile per la criminalita' procurarsene. Disarmare tutti i privati cittadini e' il modo migliore per contrastare la criminalita'. Eppure anche questo argomento ha funzionato. Ed e' stato uno dei piu' ripetuti. Forse noi italiani, che purtroppo tante stragi abbiamo subito da parte delle mafie, avremmo dovuto farci piu' energicamente sentire in Brasile per smascherare e confutare questa sozza menzogna che effettualmente i poteri criminali favoreggia.
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f) Possedere armi e' una tradizione nazionale, il referendum vuole toglierci una nostra tradizione; e dunque si vota no: no a chi vuole distruggere le nostre tradizioni. Anche i duelli all'ultimo sangue erano una tradizione; anche far divorare i poveri cristi dalle belve nel colosseo per il divertimento del pubblico romano era una tradizione; e antichissima, plurimillenaria tradizione e istituto e' stata - e in non pochi luoghi del pianeta e' ancora, come quella sessuale lungo le strade delle citta' italiane - la schiavitu'. Tradizioni che ogni persona di retto intendere e decente sentire trova oggi orribili, tradizioni contro cui e' dovere di tutti lottare, tradizioni che la Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948 ha una volta per sempre condannato come crimini esecrabili. Eppure anche questo argomento ha avuto i suoi cultori.
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g) Possedere armi e' un diritto che abbiamo sempre avuto; e dunque si vota no: no alla rinuncia a un nostro diritto. Penetrante argomento, ma la civile convivenza si basa proprio su questo: che tutti conveniamo di rinunciare a minacciare la vita altrui. Mnacciare di uccidere non e' diritto, ma barbarie.
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h) Col disarmo dei privati cittadini tutte le armi restano nelle mani degli apparati repressivi dello stato, e come possiamo fidarci dello stato? E dunque si vota no: no alla resa senza condizioni a uno stato che e' nostro nemico, vogliamo restare armati contro di esso. E' un argomento che puo' far sorridere, ma si fonda su una lunga storia che include tanto gli squadroni della morte quanto la guerra di guerriglia, tanto i commandos fascisti quanto alcune insorgenze rivoluzionarie; e chi scrive queste righe ricorda le discussioni che un quarto di secolo fa si svolgevano anche nelle sedi della sinistra italiana quando ci fu il referendum sul porto d'armi. Quanto tempo ancora ci vorra' per capire che la violenza e' sempre lo strumento dei ricchi e dei potenti per opprimere gli sfruttati e i poveri; e' sempre lo strumento dei malvagi per opprimere i buoni? Quanto tempo ci vorra' per capire che le armi non liberano, uccidono soltanto?
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i) Il governo e' corrotto, il governo ha promosso il referendum, quindi il referendum e' a favore del governo corrotto; e dunque si vota no: no al governo corrotto, no alla corruzione. E che c'entra? Eppure ha funzionato. Ma il referendum non era sul governo, o sulla corruzione: era sul disarmo. Per questo infame equivoco, per questo infame inganno, che ha indotto non pochi brasiliani a votare no al referendum, migliaia di persone veranno uccise nei prossimi mesi e nei prossimi anni dalle armi da fuoco restate liberamente in circolazione.
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l) Le istituzioni pubbliche sono inefficienti; e dunque si vota no: no all'inefficienza delle istituzioni. Ma che diamine c'entra con la scelta del disarmo? Eppure ha funzionato anche questo argomento.
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m) La polizia e' violenta e collusa, vogliamo che resti armata solo la polizia, in combutta con i criminali? e dunque si vota no: no alla polizia violenta e collusa. Ahinoi, anche persone buone hanno abboccato a questo argomento. E cosi' hanno aiutato il partito degli assassini a vincere.
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n) Lo stato non ti difende, devi difenderti da solo; e dunque si vota no: no allo stato che non ti difende. Ohibo', si votava sull'esistenza dello stato brasiliano? No, si votava sul fatto che le armi da fuoco in Brasile uccidono 40.000 persone ogni anno (e la quasi totalita' degli assassini non sono malviventi, ma proprio quelle persone dabbene che avevano acquistato un'arma per "difendersi") e che per salvare le vite di innumerevoli prossime vittime la cosa piu' semplice ed efficace sarebbe stata toglier dalla circolazione le armi che le
uccideranno.
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o) La sicurezza e' un diritto, chi e' disarmato e' meno sicuro, e' piu' indifeso; e dunque si vota no: no ad essere meno sicuri e piu' indifesi. I dati statistici - inconfutabili nella loro scientifica freddezza - dimostrano che e' vero l'esatto contrario: piu' armi circolano e meno si e' sicuri; piu' armi circolano e piu' si e' in pericolo; quanto piu' tutti possono procurarsi delle armi, tanto piu' tutti si e' meno difesi. Ma anche questo argomento e' stato usato a piu' non posso. E ha morso e inciso in profondita'. Del resto l'ideologia securitaria e' oggi una delle ultime maschere attraverso cui la violenza si propaga e si fa regime, e adduce all'onnicidio.
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5. Una visione d'insieme
Si potrebbe forse continuare, ma fermiamoci qui. Ci sembra, onestamente, di aver ormai elencato tutti gli argomenti principali della campagna propagandistica del partito degli assassini. Tutti questi argomenti sono confutabili, ma non cosi' agevolmente come si vorrebbe. Richiedono ragionamenti precisi e talora complessi. Purtroppo in questo mondo fa piu' rumore l'albero che cade della foresta che cresce, e nella comunicazione di massa vince il messaggio piu' veloce e piu' semplificato, anche se e' ingannatore. Del resto lo sapeva gia' quel grande oratore greco (l'aneddoto e' attribuito a Lisia, se la memoria non mi inganna): quando un interlocutore gli disse che un certo suo discorso letto la prima volta gli era parso eccellente, ma alla terza, alla quarta lettura non gli era parso piu' cosi' persuasivo, quel nostro grande maestro gli rispose in un sorriso che i giudici lo dovevano ascoltare una volta sola. E purtroppo non bastava saperli confutare adeguatamente i sofismi del partito degli assassini: occorreva anche avere gli strumenti e i canali di comunicazione per farsi ascoltare, per riuscire a incontrare e ad avere l'attenzione degli interlocutori. E questo e' il nocciolo della questione; di questo parleremo piu' approfonditamente tra poco.
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6. L'uso sistematico della menzogna
Il partito degli assassini nella sua greve e stordente campagna di mistificazione non ha esitato dinanzi a nessuna menzogna, a nessuna infamia. A mero titolo d'esempio vorremmo qui citare un fatterello su cui l'opinione pubblica internazionale poco o nulla ha saputo: il partito degli assassini ha brandito nella sua campagna per il no l'immagine di Nelson Mandela cercando di far credere l'enormita' che Mandela fosse in qualche modo dalla loro parte: finche' Mandela ha dato mandato ai suoi legali di portare in tribunale i mascalzoni del partito degli assassini. E' solo un episodio fra tanti, ma la dice lunga sullo squallore morale e sulla criminalita' spicciola del partito degli assassini.
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7. Le situazioni eccezionali
Va aggiunto, ancora, che il fronte del si' non negava l'esistenza di situazioni specifiche, in relazione a cui ovviamente erano previste peculiari deroghe e particolari guarentigie: ad esempio per i popoli nativi e per quanti vivendo nella selva integrano la loro alimentazione con la caccia, ad esempio per chi pratica gli sport del tiro a segno, ad esempio - e ovviamente - per le forze di polizia, ed altri casi ancora (chi e' esposto al rischio di essere aggredito da bestie feroci, et similia). Ovviamente non era sui casi-limite che si votava il 23 ottobre, si votava suilla scelta della proibizione del disarmo come regola generale, coscienti dell'opportunita' di limitate specifiche eccezioni.
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8. L'ingenuita'
Ci sembra che sarebbe non solo ingeneroso, ma anche ingiusto e fin insensato star oggi qui a discettare su cosa ci sia sembrato inadeguato o sbagliato nel'limpostazione della campagna da parte degli amici del "Fronte per un Brasile senza armi", la rete che ha in qualche modo coordinato la campagna per il si' al referendum. Ma questo almeno va detto: che non basta la buona volonta' e il fervido sperare affinche' il bene prevalga: occorre sempre lo studio, l'impegno; ed occorrono le risorse. C'e' stata un po' di faciloneria, un po' di fatalismo, un po' di subalternita'. E qualche vero e proprio errore. Ma soprattutto c'e' stata una colossale sproporzione nella disponibilita' di risorse. Il partito degli assassini ha avuto a disposizione enormi ricchezze, sporche di sangue ma enormi; il fronte impegnato per il disarmo e la vita ha avuto assai scarse risorse finanziarie, anche perche' nella quasi totalita' le persone e le strutture impegnate per il si' erano gia' impegnate in mille altre iniziative di solidarieta' concreta, in cui certo non si accumulano capitali. Poi certo qualche defezione c'e' stata, e qualche errore e' stato pur commesso: ad esempio un errore sesquipedale e' stato commesso anche da quei nostri amici che pur votando si' per due mesi hanno continuato a ripetere
incessantemente che il referendum serviva a poco o nulla perche' non andava alle radici della violenza, che occorreva essere piu' radicali, strutturali, eccetera. Ed e' a questi amici molto cari che vorremmo ricordare quel raccontino di Gianni Rodari che narrando di una brava persona che cercava il paese perfetto infine poneva la domanda se non era meglio che quella brava persona invece di eternamente girovagare si fosse fermata da qualche parte e avesse iniziato a lottare per migliorare il mondo che c'era. Certo che il disarmo da solo non basta a eliminare la violenza; certo che la violenza ha radici strutturali: le ingiustizie sociali, la poverta', il modo di produzione dominante e il modello di sviluppo e il sistema di potere ad esso connessi. Ma da qualche parte bisogna pur cominciare. E cominciare col salvare la vita delle persone e' sempre un buon inizio. E il disarmo e' il modo piu' sicuro, diretto e immediato per salvare la vita delle persone. E tuttavia io non credo che siano stati decisivi gli eventuali errori delle nostre sorelle e dei nostri fratelli brasiliani. Leggo da lunedi' dichiarazioni autocritiche accorate di persone amiche brasiliane, talora fin
eccessive nel loro odierno asserire che in tanti in Brasile hanno fatto poco o nulla oltre a dettar qualche dichiarazione (e purtroppo non di rado piu' dannosa che utile): capisco le loro ragioni, ne intendo il senso, ma credo che il nocciolo della sconfitta non sia proprio del tutto li'. Altra e' la mia opinione: credo che decisiva ai fini della sconfitta sia stata la latitanza della solidarieta' internazionale, sia stato il silenzio indifferente e cinico del resto del mondo, sia stata la nostra neghittosa distrazione, lo stolto nostro disimpegno e vile.
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9. Del resto
Del resto, siamo onesti: oltre trenta milioni di brasiliani su 90 milioni di elettori partecipanti alla consultazione di domenica hanno votato in favore del divieto di commercio delle armi. Se si votasse in Italia, anzi in tutta Europa, siamo sicuri che raggiungeremmo la stessa cifra? Siamo sicuri che l'idea del disarmo sia gia' maggioritaria nelle urne senza un'adeguata capillare azione di coscientizzazione? Non occorre forse che quanti sono gia' persuasi della necessita' del disarmo si impegnino, e strenuamente, per persuadere altri, tanti altri, con un'informazione puntuale e una sensibilizzazione che sappia parlare alle menti ed ai cuori? Io penso che se ci fossimo impegnati tutti noi che in tutto il mondo ci diciamo se non amici della nonviolenza, almeno a favore della pace e del diritto a vivere di ogni essere umano, avremmo potuti modificare sensibilmente i rapporti di forza cola'. Ma non ci siamo impegnati granche', ed abbiamo lasciato soli i fratelli e le sorelle brasiliane. Contribuendo cosi' a condannarli a una sconfitta annunciata.
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10. Chi controlla i mass-media, e a che serve l'ideologia
L'ideologia, nel senso della falsa coscienza, sono gli occhiali che ti vengono imposti affinche' tu veda solo quello che chi domina vuol farti vedere. I mass-media sono un formidabile strumento di controllo ideologico. George Orwell docet. In Brasile una grandissima parte dei maggiori mezzi di comunicazione di massa sia radiotelevisivi che a stampa era schierati col partito degli assassini. Non e' stato granche' difficile imporre le loro mistificazioni e manipolare tanta parte dell'opinione pubblica brasiliana. Noi italiani purtroppo ne sappiamo qualcosa, di quanto conti il controllo
dei media nella costruzione del consenso, nell'ottundimento delle coscienze, nello spacciare per vero cio' che e' falso, e viceversa. Ne sappiamo qualcosa.
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11. Quel che si poteva fare e quel che occorreva ancora
Le sorelle e i fratelli brasiliani non potevano contrastare da soli il volume di fuoco dei media alle dipendenze o fiancheggiatori del partito degli assassini. Intelligentemente hanno cercato modalita' di comunicazione alternative: le manifestazioni popolari (colorate, appassionate, di riconoscimento di umanita', di preghiera, di festa...); l'andare per le strade, l'incontrarsi nelle piazze, il parlare casa per casa; l'uso di internet; alcune pubblicazioni di grande valore; le dichiarazioni di figure prestigiose, le testimonianze fin commoventi. Ma tutto cio' restava ovviamente insufficiente. Occorreva che entrasse in gioco un altro soggetto ancora: il resto dell'umanita'. Ma perche' questo si desse occorreva che il resto dell'umanita' sapesse. E le sorelle e i fratelli brasiliani hanno saputo cogleire e hanno cercato di valorizzare anche questa risorsa: forse con non sufficiente convinzione e determinazione e consapevolezza ed energia, ma l'hanno pur fatto. E qui eravamo decisivi noi, non solo le persone amiche della nonviolenza, ma il piu' vasto cosiddetto movimento per la pace, quella porzione dell'umanita' che ha a cuore la sorte dell'umanita' intera, le tante persone che al cieco onnivoro egoismo preferiscono la convivenza e la dignita'; ma proprio noi abbiamo fallito. Perche' noi potevamo essere l'efficace adeguato contrappeso allo strapotere dei media del partito degli assassini, e invece non lo siamo stato: perche' non abbiamo fatto quanto avremmo potuto e dovuto. E qui forse cade a fagiuolo piccina una digressione.
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12. Una digressione, ma necessaria
Da questo foglio abbiamo reiteratamente proposto alle persone amiche il seguente ragionamento: questo referendum riguarda l'umanita' intera, puo' spostare equilibri mondiali, puo' aprire un nuovo corso della storia. Se vincessero i si' il Brasile sarebbe il primo paese del mondo in cui una diretta volonta' popolare legifererebbe ed istituzionalizzerebbe la scelta del disarmo, aprendo ipso facto la via per fare lo stesso in tutti gli altri paesi del mondo. La vittoria del si' nel referendum brasiliano non solo salverebbe le vite di tanti brasiliani, ma consentirebbe di salvare le vite di tanti altri esseri umani nel mondo: passo dopo passo, paese dopo paese, riproponendolo ovunque. Se fossimo riusciti nel nostro paese e poi in altri paesi ancora in questa settimane appena trascorse a persuadere all'attenzione e all'impegno un movimento sufficientemente ampio cosi' da costituire una massa critica sufficiente, avremmo potuto mettere in campo una campagna di attenzione, informazione, sensibilizzazione e pressione tale per cui la popolazione brasiliana chiamata al voto non avrebbe sentito prevalentemente le subdole mezze verita' e le spudorate integrali menzogne del partito degli assassini, ma avrebbe potuto sufficientemente ascoltare anche le eccellenti ragioni ed inoppugnabili gli argomenti delle sorelle e dei fratelli del si', sostenuti da un movimento mondiale di persone di volonta' buona; gli stessi media brasiliani avrebbero dovuto dar conto di quanto i media internazionali avrebbero dovuto pur riferire. Noi stessi avremmo potuto ottenere un ampio ascolto diretto in Brasile, paese in cui molti di noi (che dovremmo non dimenticarci giammai che siamo stati a lungo un popolo di emigranti spinti dalla poverta' in tutto il mondo) abbiamo parenti, amici, colleghi, interlocutori. Se anche una piccola parte di quelle centinaia di migliaia di italiani che piu' volte nel corso del tempo hanno espresso sincera una volonta' di pace e di giustizia (quelli che hanno pianto per le stragi di Capaci e di via d'Amelio, quelli delle bandiere della pace, quelli delle grandi manifestazioni contro la guerra e contro il terrorismo, quelli che hanno trepidato per i rapiti e le rapite in Iraq) avessimo espresso attenzione e solidarieta', avremmo in tal modo potuto avviare un circolo virtuoso che se avesse avuto sufficiente sviluppo a livello internazionale avrebbe garantito alle sorelle e ai fratelli brasiliani quell'aiuto necessario a far vincere la verita', la vita, l'umanita'. Lo so, non e' cosa che posso dimostrare algebricamente, la propongo come persuasione morale: la sua verita' non e' quella delle scienze esatte, ma della saggezza che viene dal saldo ristare, fedeli nel buono e nel giusto: e salvare vite umane e' cosa buona e giusta, e non vi e' dubbio che se all'umanita' intera - in un ideale congresso del mondo come talora fu immaginato nel corso della storia da donne e uomini che diciamo poeti con cio' intendendo che quel loro operare e' il fare piu' alto e piu' autentico e proprio della nostra specie - questa domanda venisse posta: se e' bene salvare le vite umane o sopprimerle, e nessuna menzogna o pusillanimita' interferisse nella scelta, non altra sarebbe la risposta che quella che affiora in questo momento anche alle labbra di te che mi leggi. Potevamo, non siamo riusciti. Ne provo un'amarezza che non trova requie.
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13. Perche' abbiamo fallito
Perche' noi abbiamo fallito, noi della solidarieta' internazionale che il referendum brasiliano convocava. E non vale qui segnalare le ingenuita' e le inadeguatezze altrui, o le tante incombenze da cui ognuno di noi e' assediato, o infinite le cose e i fantasmi di cose che tutti ci distraggono, ci impacciano, ci ipnotizzano, ci logorano infine; o i guai cui nessun vivente senziente puo' sottrarsi. Non siamo stati noi all'altezza dell'impegno, e' venuto ineludibile un kairos, un'ora della verita' e della lotta. E noi abbiamo fallito la prova. Anche persone da molti anni sinceramente, valorosamente ed energicamente impegnate per la pace e per il disarmo non hanno colto la decisivita' di questo evento. La gran parte del cosiddetto movimento per la pace del nostro paese non se ne e' neppure accorta. I giornali che pretendono di essere pacifisti hanno taciuto praticamente tanto quanto quelli guerrafondai. E del resto come potevano adeguatamente accorgersene i mass-media, le istituzioni, le rappresentanze associative, se perfino la quasi totalita' dei sedicenti militanti pacifisti preferivano pensare ad altro? E per dirsela tutta purtroppo anche tra chi attenzione ha dedicato, quanta superficialita', quanti fraintendimenti, quanta frettolosita'. Come si trattasse di un obolo a un postulante importuno: ed invece era in gioco il futuro del mondo. Che tristezza. E tuttavia - se mi e' lecito dirlo - di tutto cuore grazie, grazie a tutte e tutti quelli che qualcosa hanno voluto e potuto e saputo fare. E che lungo questi due mesi hanno promosso e animato in Italia quel poco di solidarieta' che con le sorelle e i fratelli brasiliani tutti insieme siamo riusciti ad esprimere. E' stato poco, non e' stato nulla. Non e' stato nulla, ma certo e' stato poco. Ma anche questo seme dara' frutto.
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14. Dall'astratto al concreto
Detto questo, concludere sara' una volata. Mi sono chiesto piu' volte in queste settimane quale fosse la tabe che ha consunto la nostra capacita' di iniziativa: perche' mentre i soliti cialtroni in carriera continuano a vantare l'ampiezza e il radicamento del movimento pacifista italiano, in verita' non siamo stati capaci ne' di impedire l'illegale e criminale partecipazione italiana alle guerre che da quindici anni ci vedono essere tra gli stati aggressori e stragisti; ne' di impedire che dal 1998 in Italia tornasse l'infamia dei campi di concentramento in cui gia' troppi poveri cristi innocenti hanno trovato la morte ed innumerevoli hanno subito umiliazioni, violenze e torture indicibili; e adesso non siamo neppure riusciti ad esprimere una incisiva
solidarieta' con questo referendum inteso a salvare anche le nostre vite, le vite di tutti gli esseri umani. Non solo: non siamo neppure stati capaci di allontanare dal movimento per la pace ne' i signori squadristi di piazza, ne' certi politicanti che a seconda dell'occasione inneggiano indifferentemente alla pace o al terrorismo, alla nonviolenza o alla guerriglia; ne' quegli altri politicanti che sono pacifisti quando sono all'opposizione e quando sono al governo fanno le guerre e le stragi. Sarebbe davvero ora di fare un po' di chiarezza, di prendere le distanze, di illimpidire le posizioni. La modesta personale opinione di chi scrive queste righe e' che occorre passare dall'astratto al concreto. Perche' se si passa al concreto, certe ambiguita' si liquefanno come neve al sole, e basta togliersi le bende dagli occhi per vedere che il re e' nudo. E tutto cio' si potrebbe anche dire nel modo seguente: se non si fa la scelta della nonviolenza, nulla di utile si fa per la pace, per il disarmo, per il diritto alla vita e alla dignita' di tutti gli esseri umani. Dall'astratto al concreto, scilicet: dal simbolico all'effettuale, dal generico all'esatto, dal vagheggiato al reale, dalle chiacchiere alla lotta, dal mondo dei simulacri al mondo delle creature in carne ed ossa, dalla predicazione logorroica ed evanescente alla nonviolenza giuriscostituente. Dalla societa' dello spettacolo al salvare le vite. Certo, in questi ultimi anni la nonviolenza e' cresciuta, anche perche' nuovi inenarrabili orrori ogni giorno si aggiungono a quelli precedenti, e molti storditi sono usciti dal sonno, e non perche' persuasi dal savio argomentare o dallo studio severo o dalle magnanime testimonianze, ma perche' terrorizzati - e ben a ragione - dal cumulo crescente dei crimini contro l'umanita' che l'umanita' riesce a commettere. La nonviolenza e' cresciuta, sempre piu' persone percepiscono che essa e' l'alternativa necessaria e urgente. Ma ancora troppi non si decidono ad assumerla come scelta personale: una scelta che certo e' impegnativa, ma davvero non e' piu' rinviabile, ne' sul piano delle relazioni internazionali, ne' su quello delle relazioni interpersonali.
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15. E adesso, pover'uomo?
E adesso, ancora una volta, tutto e' di una tale chiarezza che per essa solo un aggettivo ci viene in mente, e ne chiediamo venia: una chiarezza disarmante. Proviamo a dirlo ancora una volta in un numero minimo di tesi, e siano pur provvisorie e parziali.
I. O si sceglie la nonviolenza, o si resta complici della guerra di tutti contro tutti. Oggi la nonviolenza e' il nuovo nome della civilta', del diritto, del riconoscimento di umanita' a tutti gli esseri umani, all'umanita' intera. O la nonviolenza, o la complicita' con gli assassini. Ci spiace, ma una terza possibilita' non e' piu' data.
II. Non ci sono piu' confini, c'e' una sola umanita'. Ci salveremo tutti, o non si salvera' nessuno. La responsabilita' di ciascuno e' ormai nei confronti di tutti, non si ferma piu' al clan, alla citta', alla nazione, allo stato: dell'intera umanita' tu devi farti carico. E poiche' l'umanita' esiste solo in quanto incarnata in singole persone, singoli esseri umani, in ogni essere umano devi saper riconoscere il volto dell'umanita' intera, di ogni singolo essere umano tu devi prenderti cura.
III. La nonviolenza e' la lotta la piu' nitida e la piu' intransigente contro la violenza e la menzogna. Una nonviolenza che non sia lotta non si da'. Anche quando sei solo la nonviolenza e' lotta: e' la lotta contro la parte oscura e vile e neghittosa di te stesso, che devi riconoscere, contrastare e sconfiggere. E quindi la nonviolenza esiste soltanto nel conflitto, nel riconoscimento del conflitto, nell'accettazione del conflitto, nell'elaborazione del conflitto, nella gestione comunicativa, costruttiva e solidale del conflitto, nel superamento del conflitto verso una piu' elevata armonia, convivenza, civilta', ove altri conflitti ancora saranno. La nonviolenza, in quanto lotta contro la violenza e la menzogna e' il contrario della vilta' o della fuga, dell'indifferenza o della rassegnazione. E quindi la nonviolenza e' sempre e solo concreta: lotta concreta, innocenza attiva: una nonviolenza astratta e meramente teoretica non e' nonviolenza, ma ennesima maschera della violenza che opprime.
IV. E' giunta l'ora che la nonviolenza si faccia ovunque nel mondo principio organizzatore dell'agire politico. Che le persone amiche della nonviolenza si assumano la responsabilita' di inverarla non solo nella testimonianza individuale, nella condotta amicale, nella morale ristretta alle relazioni interpersonali o sociali, ma anche finalmente pienamente nell'agire politico. Facendola finita con gli equivoci dei cialtroni che pensano di potersene riempire la bocca mentre restano complici di poteri e condotte che opprimono e negano l'umana dignita'.
V. Non puo' esistere una nonviolenza dimidiata. Non puo' esistere una nonviolenza solo pensata o detta. La nonviolenza e' azione, e' prassi. La nonviolenza e' in cammino. Un'altra nonviolenza che non sia in cammino non si da'. La nonviolenza e' in cammino, ed e' cammino che apre cammino. E solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita'.
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16. Minimo un congedo
Nel referendum brasiliano del 23 ottobre per il disarmo e il diritto alla vita, sorelle e fratelli brasiliani che questo dono grande ci avete fatto, noi abbiamo riconosciuto la nonviolenza in cammino, l'umanita' in cammino. Abbiamo perso il referendum, ma non la strada. Il cammino dunque prosegue. E grazie, grazie ancora del vostro impegno, del vostro coraggio, della vostra generosita', della vostra amicizia.

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