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Biografia di Turi Vaccaro

Turi Vaccaro, nato in Sicilia nel 1953 da mamma michelina e papa' vincenzo, proveniente da una famiglia numerosa e povera, era emigrato a Torino e, mentre studiava filosofia all’università coltivando la sua vena poetica, lavorava alla Fiat come operaio specializzato in motoristica. Turi è stato anche uno dei primi obiettori alla produzione bellica: accortosi che il suo lavoro doveva servire ad assemblare componenti di un sistema di trasporto militare, ha preferito il licenziamento alla complicità nella predisposizione di strumenti di morte.
Nel 1981, si reca a Comiso incontrando l’amicizia dei tanti pacifisti arrivati nella cittadina siciliana per opporsi alla costruzione della base dei missili nucleari.

Amicizie probabilmente in gran parte svanite col tempo. Egli accompagnava all’epoca il monaco buddhista Morishita nei suoi giri di preghiera e lo ha aiutato ad edificare la “pagoda della Pace”, un edificio di culto di tutto rispetto, che ancora svetta su una collina ai cui piedi sorge Comiso.

Come organizzatore del “Cruisewatching”, cioè la vigilanza e l’inseguimento dei convogli dei missili americani che usavano la Sicilia come il “pagliaio” in cui nascondere le proprie basi di lancio, era riuscito ad individuare il punto di disseminazione di Vizzini-Scalo (si fece allora per questo 4 mesi di carcere).

Questa forma di “difesa popolare nonviolenta” contro la minaccia nucleare era praticata in tutta Europa dai campi per la pace di Greenham Common (Gran Bretagna), Florennes (Belgio), Mutlangen (Germania), e, per l’appunto, Wonsdrecht (Olanda).

Nel 1986 Turi girò tutti i campi per osservarne le modalità di azione e riportarle agli attivisti di Comiso. In quella occasione conobbe la sua compagna, Emmie Epker, da cui ha avuto una figlia, oggi 15enne. Anche per questo, dopo l’accordo del dicembre 1987 tra Usa e Urss che decise lo smantellamento degli euromissili e della base di Comiso, se ne andò a vivere in Olanda.

Per capire Turi Vaccaro bisogna pensare a due suoi grandi modelli: David Henry Thoreau e Francesco d’Assisi.

Come Thoreau, il poeta “suprematista” che praticò un’esperienza robinsoniana sul lago di Walden (Canada), Turi è un “Uomo dei boschi”: rifiuta la civilizzazione della crescita materiale, il vero progresso è quello dell’anima, nell’arte e nelle relazioni umane, non quello della tecnologia per la potenza materiale ed il consumismo.

Turi fa pienamente suo il motto dell’autore del “Saggio sulla disobbedienza civile”, che nel 1867 non pagò le tasse al governo Usa impegnato nella guerra contro il Messico (e si fece per questo 3 anni di detenzione): in un sistema ingiusto il posto giusto per l’uomo giusto, per l’uomo che cerca la giustizia, è il carcere!

Come Francesco d’Assisi, autore del cantico delle creature, Turi crede che noi siamo i custodi, non i padroni della Natura, per conto di Dio: il vero peccato mortale sarebbe distruggere in un pomeriggio quell’equilibrio ecologico che il Creatore ha messo insieme in quattro miliardi e mezzo di anni.

Lo stile di vita è sobrio, essenziale, più che spartano: basti pensare che nella casa della sua compagna Emmie, a Rotterdam, lui ad es. non dorme in camera da letto, ma fuori, in giardino, su un’amaca, anche quando la temperatura segna i 20 gradi sottozero!

Non a caso il martello con cui ha fracassato i PC degli F16 di Wonsdrecht Turi lo ha comprato simbolicamente proprio ad Assisi: fa parte del movimento dei “Plougshares”, animato da molte suore americane sabotatrici di missili.

Ma di fronte a queste informazioni forniteci da Alfonso Navarra della Lega per il disarmo unilaterale, c’è qualcosa di più inquietante da dire: il silenzio creato intorno alla vicenda dai media. In primis proprio dal mondo cattolico al quale Turi fa riferimento. Non ci colpisce tanto le affermazioni dell’umanista di turno - Davide Bertok - che su Peacelink lancia paralleli con gli sfasciavetrine delle Agenzie interinali ma quanto il silenzio quasi assoluto dei media proprio di area cattolica. Per motivi redazionali seguo con attenzione la stampa e i forum: neanche una parola. Turi è una presenza ingombrante. Non si sa cosa dire e perfino si stenta a capire cosa significhi l’espressione “gesto profetico” (ma questo non stupisce visto la scarsa dimestichezza col canone ebraico). C’è un comunicato stampa di Zanotelli, che credo quasi nessuno abbia letto, ammesso che sia stato diffuso in modo capillare. Per il resto “meno di zero”, per dirla con un linguaggio caro a minimalisti di ogni tempo.

I carnefici possono di certo continuare a dormire sonni tranquilli. Le armi di distruzioni di massa sono qui in Occidente, prima che altrove.

E bene dire subito che noi non parteciperemo all’iniziativa di fronte all’ambasciata olandese l’8 dicembre perché temiamo fortemente che le condizioni di prigionia di Turi possano peggiorare anziché migliorare, visto il clima di indifferenza; preferiamo semmai chiedere udienza al Console di Milano per avere rassicurazioni sulle condizioni del carcerato. Il ricorso in appello è ormai vicino e non si preannunciano buone nuove in caso di conferma del giudizio, come ha fatto capire l'avvocato Meindert Sterling.

Se proprio ai cattolici di questo paese non interessa un pacifista radicale, si interessino almeno alle condizioni di un prigioniero…

Non ci sembra proprio di chiedere troppo.

Per chi fa invece teologia politica deve aver ben chiaro che il concetto di peccato significa in primis collaborazione (diretta e indiretta) e apatia, che sembra innocente alla coscienza naturale, con l’ingiustizia strutturalmente fondata, per lo più anonima… Quella che scatena la guerre, genera i massacri e rende bestiale l’umanità tutta.

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