Ricevendo la nuova ambasciatrice degli Stati Uniti presso la Santa Sede, così il Papa: “negoziati pazienti e trasparenti” per eliminare le armi nucleari.


CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 29 febbraio 2008 (ZENIT.org).- “Negoziati pazienti e trasparenti” sono il mezzo che Benedetto XVI auspica per eliminare le armi nucleari.
Il Pontefice lo ha espresso questo venerdì ricevendo in udienza l'ambasciatrice degli Stati Uniti d’America presso la Santa Sede, Mary Ann Glendon, in occasione della presentazione delle sue lettere credenziali.
Il progresso della famiglia umana, ha sottolineato il Papa, “è minacciato non solo dalla piaga del terrorismo internazionale, ma anche da minacce alla pace come il ritmo accelerato della corsa agli armamenti e la prosecuzione delle tensioni in Medio Oriente”.
A questo proposito, ha espresso la speranza che “negoziati pazienti e trasparenti portino alla riduzione e all'eliminazione delle armi nucleari
e che la recente Conferenza di Annapolis sia il primo di una serie di passi verso una pace duratura nella regione”.
La risoluzione di questi e altri problemi simili, sostiene, “richiede fiducia e impegno nell'opera di corpi internazionali come l'Organizzazione delle Nazioni Unite, per loro natura capaci di promuovere il dialogo e la comprensione, di riconciliare i punti di vista divergenti e di sviluppare politiche e strategie multilaterali capaci di far fronte alle molteplici sfide del nostro mondo complesso e in rapido cambiamento”.
In questo contesto, è fondamentale il compito “di riconciliare unità e diversità, di forgiare una visione comune e di raccogliere l'energia morale per realizzarlo”.
Si tratta, ha osservato il Pontefice, di “un'urgente priorità per l'intera famiglia umana, che è sempre più consapevole della sua interdipendenza e del bisogno di un'efficace solidarietà nel far fronte alle sfide globali e nel costruire un futuro di pace per le generazioni future”.
Il secolo scorso, caratterizzato da “guerre e violenze culminate nello sterminio pianificato di intere popolazioni”, ha dimostrato chiaramente che “il futuro dell'umanità non può dipendere solo dall'impegno politico”.
Piuttosto, ha commentato, deve essere “il frutto di un consenso più profondo basato sul riconoscimento delle verità universali basate su una riflessione ragionata sui postulati della nostra umanità comune”.
Il Papa ha quindi ricordato che quest'anno ricorre il 60° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, “prodotto di un riconoscimento mondiale del fatto che un ordine globale giusto può basarsi solo sul riconoscimento e sulla difesa della dignità e dei valori inviolabili di ogni uomo e di ogni donna”.
Tale riconoscimento, ha osservato, “deve motivare ogni decisione sul futuro della famiglia umana e di tutti i suoi membri”.
“La costruzione di una cultura giuridica globale ispirata dai più alti ideali di giustizia, solidarietà e pace chiede un deciso impegno, speranza e generosità da parte di ogni nuova generazione”, ha dichiarato.
“Gratitudine” è stata poi espressa ricordando l'importanza che gli Stati Uniti “hanno attribuito al dialogo interreligioso e interculturale come forza positiva di peacemaking”.
La Santa Sede, osserva Benedetto XVI, “è convinta del grande potenziale spirituale rappresentato da questo dialogo, soprattutto per quanto riguarda la promozione della nonviolenza e il rifiuto di ideologie che manipolano e sfigurano la religione per scopi politici, e giustificano la violenza in nome di Dio”. ....

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