Iran: Sabina Amidi: Prima dell'Esecuzione

Tratto da La Nonviolenza è in Cammino Numero 898 del 31 luglio 2009
[Ringraziamo Maria G. Di Rienzo (per contatti: sheela59@libero.it) per
averci messo a disposizione nella sua traduzione il seguente articolo dal
titolo "Le 'sposavo' prima dell'esecuzione" di Sabina Amidi apparso sul
"Jerusalem Post" del 19 luglio 2009]


Nota dell'autrice: Durante questa intervista, un membro in servizio del
corpo paramilitare iraniano Basiji ha narrato del suo ruolo nel sopprimere
le manifestazioni di protesta delle scorse settimane. L'uomo ha anche
raccontato nel dettaglio gli aspetti dei suoi compiti precedenti nella
milizia, compresa la sua partecipazione agli stupri di minorenni iraniane
prima dell'esecuzione della loro condanna a morte. L'intervista si e' data
in condizioni di anonimato. Per le stesse ragioni di sicurezza, il nome
della terza persona che l'ha favorita non può essere rivelato.
*
Fondata dall'ayatollah Ruhollah Khomeini nel 1979 come "milizia del popolo",
il gruppo di volontari chiamato Basiji e' subordinato alle Guardie della
rivoluzione e fortemente leale al successore di Khomeini, Khamenei.
L'intervistato, che e' sposato con figli, ha parlato subito dopo il suo
rilascio dalla prigione. Era detenuto per aver commesso il "crimine" di aver
lasciato andare due ragazzini, un maschio di tredici anni ed una femmina di
15, che erano stati arrestati durante una delle dimostrazioni di protesta
seguite alle elezioni presidenziali dello scorso giugno.
"Ci sono stati molti altri, poliziotti o membri di forze di sicurezza,
arrestati perche' avevano mostrato clemenza verso i manifestanti in strada,
o perche' li avevano lasciati andare senza il consenso dei loro superiori",
dice il volontario. Il suo biasimo per la tremenda violenza impiegata dagli
apparati di sicurezza iraniani contro i dimostranti va a quelle che chiama
"forze di sicurezza importate": "Hanno reclutato nei piccoli villaggi anche
ragazzi di quattordici o quindici anni, ed hanno dato loro talmente tanto
potere che questi ragazzini, mi dispiace dirlo, ne hanno davvero abusato.
Fanno quel che gli pare. Forzano le persone a svuotare i portafogli,
prendono quel che vogliono dai negozi senza pagare, molestano le ragazze,
che sono cosi' terrorizzate da non riuscire neanche a muoversi". Questi
giovani ed altri vigilantes volontari, ha aggiunto, hanno commesso la
maggior parte dei loro crimini in nome del regime.
Quando gli ho chiesto del suo ruolo nella brutale repressione dei
manifestanti, e se rimpiangeva qualcosa che aveva fatto, ha risposto
evasivamente: "Non ho aggredito nessuno di loro, ma anche se l'avessi fatto
e' mio dovere eseguire gli ordini. Non ho rimpianti, eccetto che per il
periodo in cui ho lavorato come guardia carceraria, durante la mia
giovinezza".
Alla domanda sul perche' si fosse unito ai volontari del gruppo Basiji, ha
replicato: "Quando avevo 16 anni, mia madre mi porto' ad una stazione Basiji
e li supplico' di prendermi con loro, perche' nel mio futuro non c'era
niente. Mio padre era stato un martire della guerra in Iraq, e lei non
voleva che io mi dessi alle droghe o che diventassi un criminale di strada.
Non ho avuto scelta".
*
L'uomo si guadagnò presto la stima dei propri superiori, tanto che a 18 anni
gli fu conferito l'"onore" di sposare temporaneamente le ragazze detenute
prima della loro esecuzione. Nella Repubblica islamica, ha spiegato, e'
proibito eseguire una condanna a morte su una vergine. Percio', la notte
prima dell'esecuzione si tiene per lei una cerimonia "matrimoniale", dopo la
quale e' costretta ad avere rapporti sessuali con la guardia carceraria che
e' diventata il suo temporaneo "marito".
"Per questo provo rammarico", ha detto l'uomo, "anche se i matrimoni erano
legali".
Perche' il rammarico, se i matrimoni erano "legali"? "Perche'", ha
continuato, "potevo vedere che le ragazze erano piu' spaventate dalla loro
notte di nozze che dall'esecuzione che le aspettava al mattino. E
resistevano sempre, per cui si doveva metter loro un po' di sonnifero nel
cibo. Al mattino avevano tutte un'espressione vuota. Sembrava quasi che
fossero pronte a morire o che lo desiderassero. Ricordo come piangevano ed
urlavano quando (lo stupro - nda) era terminato. Non dimentichero' mai come una di loro, appena finito, prese ad incidersi il volto e il collo con le
unghie: si pratico' profonde ferite dappertutto".
*
Ritornando agli eventi delle ultime settimane, ed alla sua decisione di
lasciare liberi i due ragazzini, il volontario ha detto che "onestamente"
non sa perche' l'ha fatto, anche se la decisione ha condotto al suo arresto:
"Forse e' stato perche' erano cosi' giovani. Sembravano bambini, ed io
sapevo cosa sarebbe accaduto loro se non fossero stati rilasciati". Ha
aggiunto che un maschio e' ritenuto responsabile delle sue azioni dopo i 13
anni, ma che una femmina e' responsabile gia' a nove, per cui e' stato il
rilascio della fanciulla a metterlo veramente nei guai. "Pero' non sono
stato maltrattato. Non mi hanno neppure interrogato sul serio. Mi hanno
messo in una piccola stanza e mi hanno lasciato li'. Era duro essere
isolato, cosi' ho passato la maggior parte del tempo pregando e pensando a
mia moglie e ai miei figli".


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