La Nonviolenza In Cammino Numero 810 del 4 maggio 2009
5. NON UCCIDERE.
Francesca Caferri Intervista Marina Nemat

[Dal quotidiano "La Repubblica" del 3 maggio 2009 col titolo "Continuare a
lottare" e il sommario "Parla Marina Nemat, condannata a morte in Iran,
riusci' a evitare l'esecuzione sposando il suo carceriere. Cosi' sono
sfuggita a quella forca ma altre mille donne rischiano la vita. A 17 anni
aveva confessato ma, disse dopo, sotto l'effetto della tortura. In Iran
tantissimi ragazzi e ragazze sono arrestati e uccisi come se niente fosse.
Dobbiamo continuare a fare pressione in nome della democrazia"]


Aveva 16 anni Marina Nemat quando fu arrestata per "attivita'
rivoluzionaria" in Iran: uno meno di Delara Darabi. Come lei, fu torturata,
costretta a confessare crimini che non aveva commesso e condannata a morte.
In carcere ha passato piu' di due anni. Poi una guardia carceraria
ossessionata da lei convinse le autorita' prima a commutare la sua pena in
ergastolo e poi a liberarla. Marina fu costretta a sposare il carceriere:
solo alla sua morte riusci' a fuggire dall'Iran. Sulla sua vicenda ha
scritto un libro - Prigioniera a Teheran - diventato un best seller
internazionale.
*
- Francesca Caferri: Signora Nemat, quale e' stata la sua reazione quando ha
saputo di Delara Darabi?
- Marina Nemat: Sono rimasta paralizzata. Non riuscivo a respirare. Non
riuscivo a parlare. Anche ora non posso crederci: la sua storia e' cosi'
simile alla mia che mi e' sembrato di rivivere l'incubo. Io sono fuori dalle
carceri iraniane da anni, ma non posso dire di stare bene: ho ancora incubi
e visioni. E tutto e' tornato fuori appena ho saputo della morte di quella
povera ragazza.
*
- Francesca Caferri: Le autorita' iraniane dicono che aveva confessato di
essere colpevole...
- Marina Nemat: Anche io avevo "confessato". Non so cosa, ma ho confessato
qualunque cosa volevano sentirsi dire. Anche la giornalista americana Roxana
Saberi ha "confessato". Tutti "confessano", nella speranza che l'incubo
finisca, le torture terminino. Quando passi una settimana legata a una sedia
con una benda sugli occhi. O quando hai fame e ti lanciano la zuppa addosso.
Quando ti minacciano. Chi non confesserebbe?
*
- Francesca Caferri: Lei ha parlato di Roxana Saberi: poche ore dopo la
morte di Delara le autorita' iraniane hanno annunciato che la sua condanna
sara' rivista. Crede che i due casi siano legati?
- Marina Nemat: Non lo so. Puo' darsi che qualcuno abbia scelto di uccidere
Delara per dare un segnale, per dire "questo e' quello che siamo capaci di
fare". E trattandosi di una iraniana e' stato facile. La Saberi e'
americana, per lei sara' diverso: ma ci sono migliaia di Delara rinchiuse
nelle carceri. Ragazze e ragazzi arrestati per motivi pretestuosi e uccisi
come se niente fosse. A centinaia sono morti mentre ero in carcere io:
sparivano e le famiglie non ricevevano neanche i corpi. Pensavo sempre che
presto sarebbe successo a me.
*
- Francesca Caferri: Cosa puo' fare la comunita' internazionale?
- Marina Nemat: Continuare a fare pressione. Usare i mezzi di comunicazione
per arrivare in Iran e far entrare nella testa dei milioni di giovani
cresciuti solo con la rivoluzione un messaggio di democrazia. Non spetta a
noi decidere per gli iraniani, non dobbiamo dirgli noi che e' tempo di
eliminare la sharia. E non possiamo pensare a un intervento armato. Ma
possiamo continuare a spingere per un cambiamento.

6. NON UCCIDERE. UMBERTO DE GIOVANNANGELI INTERVISTA HASSIBA HADJ SAHROUI
[Dal quotidiano "L'Unita'" del 3 maggio 2009 col titolo "Intervista a
Hassiba Hadj Sahroui: Sui diritti umani gli ayatollah sfidano l'Occidente" e
il sommario "La vicepresidente di Amnesty Asia: sul caso Darabi hanno
accelerato i tempi per timore delle pressioni internazionali"]

"Quello condotto contro Delara Darabi e' stato un processo iniquo; iniquo
rispetto agli stessi standard della giustizia iraniani. La Corte che l'ha
giudicata si e' rifiutata di prendere in considerazione prove a favore di
Delara; il suo avvocato non e' stato informato (dell'impiccagione, ndr)
nonostante l'obbligo di legge di avere comunicazione 48 ore prima
dell'esecuzione".
A denunciarlo e' Hassiba Hadj Sahroui, vicedirettrice di Amnesty
International per il Medio Oriente e l'Asia. "I diritti umani - sottolinea
Sahroui - devono diventare una priorita' nell'azione della comunita'
internazionale". La dirigente di Amnesty sta seguendo direttamente anche un
altro caso scottante che investe l'Iran: quello della giornalista Roxana
Saberi, condannata a otto anni di reclusione per spionaggio a favore degli
Usa. Amnesty International ha chiesto il rilascio immediato e senza
condizioni della giornalista. Roxana Saberi, denuncia Hassiba Hadj Sahroui,
"e' solo una pedina degli sviluppi politici in corso tra Iran e Usa". La
pedina di un gioco sporco. "Il fatto che le accuse siano di volta in volta
cambiate, dal momento del suo arresto fino al processo, indica chiaramente
che le autorita' iraniane cercano qualsiasi scusa per tenerla in prigione".
*
- Umberto De Giovannangeli: Nonostante i ripetuti appelli delle
organizzazioni umanitarie, Delara Darabi e' stata giustiziata.
- Hassiba Hadj Sahroui: Un atto gravissimo che viene a conclusione di un
processo iniquo; iniquo rispetto agli stessi standard, del tutto opinabili,
di giustizia iraniani...
*
- Umberto De Giovannangeli: L'esecuzione e' avvenuta nonostante fosse stata
accordata all'imputata, il 19 aprile scorso, una sospensione di due mesi
della pena.
- Hassiba Hadj Sahroui: Quando parlo di processo iniquo e di una condotta
cinica da parte delle autorita' iraniane, mi riferisco anche a questo. Hanno
voluto far presto. E' come se avessero voluto evitare le proteste interne e
internazionali che avrebbero potuto salvare la vita a Delara. C'e' da
aggiungere che questa triste, drammatica vicenda testimonia che persino le
decisioni presa dal potere giudiziario centrale (la sospensione di due mesi
della pena) non hanno nessuna incidenza e vengono disattese nei distretti
provinciali. L'esecuzione di Delara e' un oltraggio al diritto umanitario,
ad un senso minimo di giustizia. La comunita' internazionale non puo', non
deve tacere di fronte a questo scempio. Cosi' come deve fare i conti con un
dato inquietante...
*
- Umberto De Giovannangeli: Quale?
- Hassiba Hadj Sahroui: Dall'inizio dell'anno almeno 84 persone sono state
impiccate in Iran. Oggi sono oltre 150 i giovani, come Delara, condannati
all'impiccagione per omicidi commessi quando erano minorenni. Non
abbandoniamoli nelle mani del boia di Stato.
*
- Umberto De Giovannangeli: Un altro caso scottante e' quello della
giornalista irano-statunitense Roxana Saberi.
- Hassiba Hadj Sahroui: Roxana e' ostaggio delle relazioni non certo
amichevoli tra Teheran e Washington. Se, come appare, e' detenuta solo per
ragioni politiche legate ai rapporti dell'Iran con gli Usa o per aver
esercitato in modo pacifico il diritto alla liberta' d'espressione, Saberi
e' una prigioniera di coscienza e deve essere rilasciata immediatamente e
senza condizioni. L'annuncio da parte iraniana della revisione della sua
condanna e' un primo passo ma non basta. La vicenda di Roxana come quella,
ancor piu' tragica, di Delara, confermano quanto Amnesty documenta da tempo: e' difficile avere giustizia in Iran.



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