Iran, dallo studente modello un colpo al prestigio del leader
di Renzo Guolo
Fonte: Repubblica.it

L'Università di Teheran resta un luogo difficile per la diarchia Khamenei-Ahmadinejad. Nel dicembre 2006 gli studenti del Politecnico Amir Kabir accolgono il presidente bruciandone le foto e gridando "Morte al dittatore!". Ora la contestazione tocca la Guida Suprema.
Khamenei è stato biasimato da un brillante studente di matematica, Mahmoud Vahidnia, che durante l'incontro con le élites intellettuali del paese si rivolge alla Guida Suprema chiedendogli conto dei suoi errori, del fatto che non possa essere criticato, oltre che dell'invasivo ruolo esercitato nell'ordinamento dello Stato dai consigli religiosi, in particolare quello dei Guardiani.

Una sfida di enorme portata. Perché nella Repubblica Islamica, la Guida esercita il suo potere in campo religioso e politico in quanto Nayeb e-Imam, delegato dell'Imam occulto, una delle principali figure della teologia sciita e criticarla significherebbe mettere in discussione lo stesso volere del Dodicesimo Imam. Perché i Guardiani giudicano la conformità delle leggi ai principi dell'islam, oltre a essere severi giudici dei requisiti di sistema di quanti si candidano nei diversi organi elettivi.
Sottolineare poi, come ha fatto il giovane Mahomud, la separatezza della Guida dalla comunità, provocata più che dallo straordinario e irraggiungibile carisma del leader dalla sua istituzionalizzazione nella carica, significa esporsi a seri rischi. Non a caso la costituzione materiale della Repubblica Islamica si è retta per lungo tempo sul tabù politico, interiorizzato dalle diverse fazioni, dell'indiscutibile legittimità della figura della Guida e del principio del velayat e-faqih, il governo del giureconsulto. Un tabù che fa dire all'ayatollah Mesbah-Yazdi, il mentore religioso di Ahmadinejad che non solo la Guida non deve rispondere al popolo ma che , in quanto infallibile, detiene il monopolio dell'interpretazione della religione. Affermazione, quest'ultima, che continua a sollevare il malcontento degli ayatollah tradizionalisti che considerano quella khomeinista una rivoluzione contro la tradizione.

Mettendo in discussione "l'irresponsabilità politica e religiosa" della Guida, Vahidnia tocca un nervo scoperto. Anche perché "svela" pubblicamente ciò che in Iran tutti sanno: Khamenei ha interpretato, più dello stesso Khomeini, in termini politici il ruolo del Rahbar. Anche per supplire alla sua scarsa legittimazione religiosa, emersa clamorosamente al momento della successione, quando gli alti ranghi del clero gli hanno negato la qualifica di marja-e taqlid, fonte di imitazione, per i credenti iraniani. Ora il giovane matematico infrange clamorosamente quel tabù. Prima di lui lo avevano fatto, durante l'era riformista, "intellettuali religiosi" come Sorush, Shabestari, Kadivar, costretti poi dagli eventi al volontario esilio o al silenzio. Per i meno noti l'avventurarsi su quel terreno minato ha spalancato le porte del carcere. Per questo vi è preoccupazione per la sorte di Mahmoud, sicuramente consapevole che il suo non poteva essere un gioco a somma zero e forse già arrestato.

Un grande rischio quello preso dal giovane prodigio dell'Università Sharif, nonostante il buon viso a cattiva sorte fatto nella circostanza da Khamenei che, poco prima, aveva invitato tutti a accettare l'esito del 12 giugno e cercato di incanalare il dissenso verso sedi in cui fosse possibile il contraddittorio tra sostenitori di tesi diverse. Parole, e intenti, assai differenti, quelle dei protagonisti dell'inatteso scambio verbale, che mostrano, comunque, come la società iraniana sia percorsa da fermenti che il regime non riesce del tutto a soffocare.


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