Osservatori internazionali per fermare le falsità della Cina sul Tibet
di Urgen Tenzin

Urgen Tenzin è il direttore del Centro tibetano per i diritti umani e la democrazia (Tibetan Centre for Human Rights and Democracy: Thrd)


Il premier Wen Jiabao ha detto che il Tibet è in pace. Come mai allora vi sono così tanti soldati e forze di sicurezza dispiegati nel Paese e intorno ai nostri monasteri? Le strade di Lhasa in questo periodo sembrano un campo militare. La Cina ha anche inviato nuove truppe per fermare ogni protesta. La zona è chiusa perfino ai turisti. Di che pace si parla? Questa è solo propaganda cinese! Se è vero che c’è pace perché Lobsang Wangchuk, 32 anni, è stato picchiato senza pietà e arrestato il 10 marzo scorso a Lithang? Perché i monasteri vengono chiusi e i monaci sottoposti a “educazione patriottica”?

Wen Jiabao dice che la Cina è desiderosa di continuare i dialoghi con il Dalai Lama, ma essi non sono sinceri. Mettono di continuo precondizioni inaccettabili ai tibetani, distorcendo la storia. Nei dialoghi la Cina non è né sincera, né positiva.

Da parte nostra noi siamo aperti al dialogo, ma esso non deve essere ristretto ai rappresentanti cinesi e agli inviati del Dalai Lama. Devono affrontare i problemi dei diritti umani e le aspirazioni di tutti i tibetani. Se i cinesi sono sinceri, come dicono, dovrebbero invitare a parteciparvi un osservatore internazionale e magari tenere questi dialoghi anche fuori dal territorio cinese. La Cina potrebbe scegliere qualunque posto nel mondo, dove si dà libertà alla stampa di coprire l’evento e questo metterà alla prova la sincerità dei loro intenti.

Ma tutto ciò mi pare quasi impossibile: il governo cinese si oppone a qualunque contatto fra leader mondiali e il Dalai Lama; esso minaccia qualunque nazione dicendo che ogni incontro con il nostro leader può danneggiare i rapporti commerciali; ogni menzione sui diritti umani in Tibet da parte di qualche governo nel mondo riceve minacce e sanzioni da parte della Cina…

Infine, la Cina continua a disprezzare il Dalai Lama e ferisce i tibetani in ciò che hanno di più sacro. Questa è la causa principale del nostro dissenso e delle nostre proteste. Tale situazione è insopportabile. Pechino continua a produrre false accuse contro Sua Santità il Dalai e questo provoca il nostro popolo a reagire, anche se in maniera non violenta.



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