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1 dicembre 2010

Science: oceani senza ossigeno, li stiamo soffocando

Il mondo rischia un'estinzione di massa della vita marina a causa di un numero crescente di “zone morte”, con livelli talmente bassi di ossigeno che i pesci e altre forme di vita non possono sopravvivere. A rinnovare l'allarme sono gli oceanografi australiani del Centro di eccellenza per lo studio delle barriere coralline dell'Università James Cook di Townsville, in Australia, che hanno passato al vaglio una serie di studi, dai quali emerge che il numero di tali zone si è raddoppiato ogni decennio a partire dagli anni 1960. Cause principali, scrivono gli autori Ove Hoegh-Guldberg e Mark McCormick sulla rivista Science, il cambiamento climatico, la pesca eccessiva e gli scarichi di sostanze nutrienti che creano fioriture di alghe e di batteri, che a loro volta sottraggono ossigeno all'acqua. 
Le zone carenti di ossigeno sono presenti in tutti gli oceani, con punti particolarmente caldi in aree come il Pacifico al largo della costa orientale dell'Australia e della Cina, il golfo del Messico e l'Atlantico meridionale al largo della Namibia. Oltre 400 zone morte sono state individuate durante il periodo 2000-2008, contro 300 negli anni 1990 e 120 negli anni 1980. La loro estensione varia da uno a 70 mila chilometri quadrati. “Le zone morte presso le coste sono strettamente legate alla densa popolazione umana, agli scarichi in mare e alla pesca eccessiva, mentre in oceano aperto i principali fattori possono essere cambiamenti nei venti e nelle correnti'', scrivono gli studiosi. ''Stiamo modificando il modo in cui gli oceani funzionano, spingendoli verso condizioni del tutto nuove, mai conosciute prima”.

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