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Domenica 03 Ottobre 2010 03:08

Lucida Follia
Don Nandino Capovilla Intervista Yonatan Shapira

 “Uscendo dall’interrogatorio, Yonatan sembrava come qualcuno appena uscito da un campo di prigionia: un lungo volto pallido e distorto. Erano gli stessi, mostruosi soldati che hanno attaccato la Mavi Marmara. Erano tutti dietro di lui. Lo hanno picchiato, preso a calci, provocato. Gli altri passeggeri hanno detto che urlava e palpitava come un animale ferito, ma il mostro non ha voluto fermarsi.Yonatan e Itamar, due fratelli ebrei israeliani tra i membri dell’equipaggio della Irene, sono stati ammanettati e trascinati a lungo nella nave per poi esser gettati violentemente a bordo di un’altra barca. Ma la storia si ripete: vengono accusati di aver aggredito i soldati e di aver opposto resistenza all’arresto. C’erano dozzine di militari dei corpi speciali armati fino ai denti che li hanno assaltati a bordo della nave, aggredendoli da quattro navi da guerra.Un ufficiale di Stato superiore, Amidror, capo dell’Unità di ricerca dell’Israeli Defence Force (IDF) ha detto alla radio due giorni fa che Yonatan Shapira, un ex pilota dell’Air force, è psicopatico e deve essere rinchiuso”.

Chissà cosa potrebbe pensare una persona che legge queste frasi. Chissà cosa potrebbe provare. Orrore, certo. Stupore forse. Perplessità…
Perchè in fondo in fondo uno poi dice… mah i soliti esaltati che se la vanno a cercare. Pacifisti delle cause perse. E poi pare che magari uno di loro era anche un po’ instabile…

Ecco cari amici! Questo editoriale è dedicato a quel ‘matto’ che Luisa Morgantini definisce ’sole e luna’ di tutti noi. A questo ragazzo che noi di BoccheScucite abbiamo conosciuto qualche anno fa, quando aveva deciso da poco tempo di dire basta alla violenza, all’occupazione militare, all’oppressione di un popolo intero.
Vogliamo abbracciare stretto Yonatan, insieme a tutti gli imbarcati sulla “Jews for Justice for Palestinians”.
E vogliamo ripercorrere con lui i passi di questa sua ‘follia’ che è cresciuta piano piano. Una lucida follia. Una follia benedetta. Vi presentiamo una chiacchierata che Nandino Capovilla ha avuto con lui lungo la spiaggia di Tel Aviv mentre, seduto al caffè, Yonatan guardava il mare, ma anche attorno a sé, e poi ha chiesto di continuare la conversazione in auto… perchè è dura fare il refusnik in Israele. Ti guardano e ti ascoltano tutti… Era dura e oggi lo sarà ancora di più per lui e suo fratello.
Chissà se si nasce pacifisti … di certo lo si diventa quando si comincia a sentirsi responsabili delle proprie azioni, anche quando sono ordinate dall’alto e ci sarebbe l’alibi del ‘me l’hanno ordinato’.. Lo si diventa con fatica, pagando purtroppo.
Vorremmo tutti avere la capacità di diventare folli come te, Yonatan. Di immergerci con te nella ‘pazzia del pacifista’. Ci uniamo a Nurit Peled El Hanan, israeliana, madre di una ragazzina uccisa in un attentato, il cui marito era sulla barca insieme a te: “ Il mondo intero dovrebbe sostenere Yonatan e Itamar Shapira in questo momento, perché le forze di sicurezza sono certamente dietro di loro, e non ci sono limiti a quello che questi soldati potrebbero ordinare”. E scorrendo le righe del tuo diario (A VOCE ALTA) concordiamo con te che “alla fine ogni cosa può sembrarti normale”: basta chiudere gli occhi e il cuore. E obbedire. E combattere. Grazie Yonatan, skipper della giusta causa!

Tel Aviv, agosto 2004
Intervista a Yonatan Shapira

Don Nandino Capovilla: Chi è Yonatan Shapira?
Yonatan: E’ una persona normale. Io amo la vita, amo volare, amo la gente e non amo l’occupazione.
Fino a non molto tempo fa ero parte a mio modo dell’occupazione. Ero un pilota di elicotteri e facevo salvataggi, attacchi e missioni. Quasi un anno fa ho iniziato con i miei amici a scrivere una lettera, in cui annunciavamo il nostro rifiuto di partecipare ad attacchi e missioni nei territori palestinesi. Ho dato le mie dimissioni dall’aviazione e da allora sto cercando di dedicare tutto il tempo possibile per dire e cercare di spiegare alla gente in Israele e in altre parti del mondo che noi dobbiamo rifiutarci di prendere parte ad un’occupazione che è illegale e immorale.

Don Nandino: Quando hai deciso di diventare un refusnik?

Yonatan: E’ un lungo percorso, un lungo processo di consapevolezza.
Comincia quando sei in una situazione in cui sei totalmente convinto che il tuo governo e tutto il sistema stiano lavorando bene. Si va avanti a sbagliare e alla fine si decide che quel sistema è corrotto e che non se ne devono più eseguire gli ordini.
Per me il momento è stato nel giugno del 2002, quando un F16 dell’aviazione ha bombardato uno dei sobborghi di Gaza. Ha ucciso anche 9 bambini e ciò è contro qualsiasi regola a cui sono stato istruito. E’ sbagliato esattamente com’è sbagliato che un kamikaze c si faccia esplodere in un bus uccidendo gente innocente del mio popolo.
Per un bambino morire in questo modo non fa differenza: a lui non importa se ad ucciderlo è stata l’esplosione provocata da un kamikaze o una bomba dell’F16 guidato da un pilota buono e morale. Per lui non c’è nessuna differenza.

Don Nandino: Dicevi che è stato un processo lungo…

Yonatan: E’ incredibile per me pensare che c’è voluto tanto tempo per rendermi conto che io ero parte di questa occupazione, che il mio lavoro e la mia esistenza erano parte dell’occupazione. E’ duro pensarlo.
Per me era difficile: mi piaceva tanto guidare l’elicottero e mi piaceva andare a salvare le persone, perché è qualcosa che ti da grande soddisfazione e ti riempie.
Sai che stai portando persone all’ospedale, che le salvi, che rischi la tua vita per salvare la loro vita. E in questo non vedi niente di male.
Certo, io non ho mai ucciso.
Ero una parte essenziale dell’intera macchina dell’esercito di occupazione e per me era difficile capire la relazione tra il lavoro che mi piaceva così tanto e l’occupazione che odio così tanto.
Non ho partecipato direttamente alle azioni perché volavo con l’elicottero, facevo salvataggi e attacchi; facevo atterrare le forze di comando e salvare i feriti. Ma tra i firmatari della nostra Lettera ci sono molti piloti che combattono, portano gli F16, gli elicotteri Apache e gli elicotteri Cobra. Piloti che già avevano sparato sui territori e in Libano.

Don Nandino: Ora tu continui a vivere qui, a combattere ben altre battaglie…

Yonatan: Se tu non ami una cosa, la lasci presto. Se non ami qualcuno o qualche posto, te ne vai. Il fatto che io sia ancora qui e cerchi di cambiare le cose dipende dal fatto che io amo questo posto, sono attaccato alla terra, alle colline, alle valli, al mare e anche alla gente.
Proprio come quell’altro popolo che vive non lontano da qui: ama la sua terra, è attaccato a questo posto e abita qui da generazioni e generazioni. Questa è la prima cosa da dire in questo conflitto.

Don Nandino: Raccontami del movimento dei refusers. E’ importante che in Italia se ne conosca la consistenza.

Yonatan: A tutt’oggi ci sono circa 1300-1400 refusers che rifiutano di collaborare all’occupazione in molti modi. Ci sono piloti, comandanti, soldati semplici e giovani che si rifiutano di servire nell’esercito. Ci sono molti tipi di reazione, ma la più importante è quella di coloro che ci sostengono da dentro il sistema. Si tratta di piloti, soldati, comandanti che ci sostengono in silenzio, perché hanno paura di parlare, ma che sono contrari al governo. Ci danno un sostegno molto forte ma in silenzio e io li chiamo “il più grande movimento del futuro” oggi, in Israele. Penso a quei sostenitori silenziosi, quei coraggiosi refusers che sono, per esempio, i piloti che hanno accordi segreti con i loro comandanti e non prendono parte agli attacchi nei Territori, pur restando in volo con la squadra. Non vengono mandati in quelle aree e il comandante non ha problemi con loro perché non firmano petizioni.
Il numero dei refusers è molto più grande del numero reale. Per me questa è proprio la punta di un iceberg, di un enorme iceberg che sta sotto la superficie e noi siamo solo la punta dell’iceberg. Ecco perché il sistema, l’esercito, il governo agiscono così duramente con noi: hanno veramente paura del nostro reale potere. E’ il potere della mente umana che è libera e che rappresenta una minaccia per il governo. Questa è una cosa molto importante, non solo in Israele ma in tutti gli altri posti che hanno una situazione simile.

Don Nandino: Forse è questa la difficoltà maggiore: rimanere una mente libera quando sei ‘dentro’.

Yonatan: Ti assicuro che quando sei dentro all’ingranaggio della missione, sei del tutto convinto che quello che fai è per il bene del tuo paese e per difendere la tua gente. E non pensi che questo.
Ma oggi sono anche certo che noi siamo diventati ‘domande’ per la nostra gente: quando partecipiamo a dibattiti nei media e all’interno delle nostre squadre militari, quando i militari cominciano ad avere problemi per le scelte che fanno e ciò che sentono dal nostro movimento, sorgono molte domande da parte delle loro famiglie e degli amici: “Cosa fate là?” “E perché?” “E’ giusto o sbagliato?”.
Nella Bibbia ebraica c’è un detto molto importante e i Rabbini ripetono che essa è la base del giudaismo. Tu puoi tradurla ancora meglio: “non fare al tuo vicino o al tuo amico ciò che non vorresti fosse fatto a te”. Veramente ci hanno insegnato che questa è la cosa più importante, molto più importante che venerare Dio e di tutti i dieci comandamenti.
Se veramente vedi e senti che il tuo vicino è un essere umano proprio come te, ti renderai conto un giorno che noi stiamo facendo molto male alla gente che abita a qualche metro da noi. Questo è ciò che mi sento di dire alla gente che si dice ebrea. Questo è il fondamento di tutto.

Don Nandino: E il resto del mondo cosa può fare, secondo te?

Yonatan: Prima di tutto penso che la gente deve capire che per aiutare Israele, per sostenere gli israeliani e i palestinesi e far qualcosa per Israele, bisogna condannare ciò che il governo d’Israele sta facendo.

Don Nandino: Come iniziare percorsi di pace?

Yonatan: Israele ha la possibilità di prendere decisioni di pace. Qui siamo noi la parte più forte. Noi abbiamo l’esercito più forte della regione e abbiamo tutta la possibilità e il potere di cambiare la situazione. La responsabilità è solo nostra. Dobbiamo cominciare a cambiare. Non dobbiamo aspettare nessun altro. Non dobbiamo aspettare una leadership migliore, non dobbiamo aspettare un movimento di refusers in Hamas. Non è tempo di aspettare. E’ ora di agire. E subito.

 

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