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lunedì 13 settembre 2010

L’Assemblea Generale dell’Onu ha adottato la risoluzione europea sul Kossovo
di Sergio Bagnoli

 “Kossovo, Adelante con Juicio”: così, parafrasando il cancelliere del governatore della Milano spagnola ritratta nei Promessi Sposi, l’indimenticato Ferrer, si potrebbe oggi dire dopo che l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha adottato, l’altra notte, per acclamazione la proposta europea di risoluzione sul Kossovo che i ventisette Stati confederati avevano contrattato con la Serbia decisa, sino a qualche giorno fa, ad impedire, tramite il veto russo, l’approvazione di qualsiasi risoluzione che non riconoscesse l’appartenenza a Belgrado della regione secessionista.

A lavorare sulla nuova risoluzione, poi approvata, è stata soprattutto la Spagna e la circostanza riveste una certa importanza in quanto Madrid è una delle cinque capitali dell’Unione europea a non riconoscere l’autoproclamata indipendenza del minuscolo stato balcanico. L’Onu ha, dunque, affidato all’Unione europea il compito di garantire l’effettivo svolgimento dei negoziati tra Pristina e Belgrado, e cioè tra Serbi ed Albanesi, in modo da arrivare una volta per tutte ad una soluzione definitiva che da un lato preveda il riconoscimento del Kossovo indipendente da parte di Belgrado e dall’altro impegni la nuova dirigenza albanese a garantire i diritti della minoranza serba.

“Un significativo passo in avanti è stato compiuto e l’Onu ha riconosciuto il fondamentale ruolo nell’area dell’Unione europea” è stato il soddisfatto commento del Ministro degli esteri Franco Frattini. Dopo la sentenza dell’Aja che ha ritenuto non illegittima, rispetto alla famosa risoluzione 1244 del 1999 dell’Onu, l’indipendenza di Pristina anche la risoluzione di ieri comunque rimane un atto interlocutorio che nulla statuisce circa l’effettivo status giuridico del neonato stato. L’Assemblea generale delle Nazioni Unite, in pratica, come Ponzio Pilato se ne è lavata le mani, approvando una risoluzione neutrale ed interlocutoria, tanto che sabato sia il Ministro degli Esteri serbo Vuk Yeremic, sia il premier kossovaro Thaci, ex guerrigliero dell’Uck, hanno potuto cantare vittoria. D’altronde il veto di cui sia la Russia, nazione mentrice della Serbia, che Usa e Gran Bretagna, che invece parteggiano per Pristina, dispongono non permetteva altre soluzioni. Nonostante una forte tensione iniziale, avutasi quando la Serbia ha contestato la presenza in aula di una delegazione kossovara, paese che non ha un seggio all’Onu, ospite di Gran Bretagna, Germania ed Usa, alla fine dunque si è giunti a votare la famosa risoluzione che ai più è sembrata essere una scatola vuota, ma alle volte in diplomazia si compiono passi avanti proprio con le scatole vuote.

A Belgrado, invece, la notizia della risoluzione Onu sul Kossovo è stata accolta con un sentimento misto di rabbia e rassegnazione. Ormai buona parte della popolazione delle maggiori città serbe considera irrimediabilmente perduta la provincia meridionale e, stante il suo attuale stato di miseria, considera ogni compromesso da accettare pur di entrare a breve nell’Unione europea anche se Bruxelles, forse, non è in grado di rispettare la promessa. Nelle campagne invece la perdita del Kossovo viene vissuta molto più drammaticamente ed è considerata come una resa del Cristianesimo, i luoghi sacri dell’Ortodossia serba stanno proprio dalle parti di Pristina, all’Islam. In questo senso di frustrazione pesca a mani basse l’opposizione parlamentare serba rappresentata dai nazionalisti di Seselij e dai democratici di Kostunica che accusa il Presidente Tadic, il Premier Cvetkovic ed il Ministro degli esteri Jeremic di “..aver prostituito all’Unione europea la Serbia”.  

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