Il Manifesto

http://nena-news.it/

29 mar 2019

 

Marcia del Ritorno, Netanyahu tiene pronti carri armati e tiratori scelti

di Michele Giorgio

 

Ieri il premier israeliano ha ribadito che non esiterà ad usare la forza domani “Giorno della terra” per i palestinesi e primo anniversario delle proteste popolari contro il blocco di Gaza. Intanto si fanno insistenti le voci di un accordo di cessate il fuoco tra Israele e Hamas 

 

AGGIORNAMENTO

Si fanno insistenti le voci di un accordo preliminare di cessate il  fuoco a Gaza raggiunto da Hamas e Israele con la mediazione della delegazione egiziana. Secondo queste voci tra i punti del presunto accordo oltre all’aumento del numero di camion e merci che da Israele entrano a Gaza e all’estensione della zona di pesca a 12 miglia, ci sarebbero anche l’aumento delle forniture elettriche a Gaza, l’allentamento delle restrizioni israeliane all’importazione ed esportazione delle merci palestinesi e la ripresa dei trasferimenti di fondi (del Qatar) verso la Striscia. In cambio Hamas dovrebbe fermare il lancio di razzi e tenere lontano dalla barriera di demarcazione con Israele le manifestazioni della Grande Marcia del Ritorno. L’accordo non è stato ancora finalizzato. Il movimento islamico chiede di continuare i raduni di protesta in corso da un anno garantendone il contenimento e la distanza ad almeno 300 metri dalle postazioni israeliane. Il governo Netanyahu insiste per fermare totalmente le manifestazioni.

 

Gaza, 29 marzo 2019, Nena News –

 

«Anche questa mediazione egiziana non porterà a nulla. Gli israeliani offrono sempre le stesse cose di poco conto che non cambiano nulla a Gaza. Siamo allo stesso punto dalla fine dell’attacco israeliano del 2014 (l’offensiva “Margine Protettivo”,ndr)». Non occorre essere un analista per conoscere la palude nella quale resta paralizzata la Striscia di Gaza. Ashraf Hijazi è solo uno studente, ha 22 anni, e sa che la delegazione inviata dal Cairo prima a Gaza, dove ha incontrato i leader di Hamas e i rappresentanti di altre forze palestinesi, poi  in Israele e di nuovo ieri sera a Gaza, potrà soltanto facilitare il raggiungimento di accordo limitato di cessate il fuoco destinato a crollare alla prima occasione.

A Gaza danno anticipazioni della possibile intesa: aumento del numero degli autocarri, quindi delle merci, in entrata nella Striscia attraverso il valico di Kerem Shalom; il ritorno a 12 miglia nautiche della zona di pesca di Gaza; miglioramento della fornitura di energia elettrica e misure simili. L’Egitto da parte sua terrà aperto il valico di Rafah con Gaza.Hamas in cambio è chiamato a mettere fine per un almeno un anno alla “guerra di attrito” che conduce lungo le linee di demarcazione con Israele, da qualche settimana anche con “unità notturne”. A cominciare dalle proteste, contro la morsa in cui è stretta Gaza da quasi 13 anni, che vanno avanti, ogni venerdì, nel quadro della Grande Marcia del Ritorno.

Proprio domani, in occasione delle manifestazioni e raduni che si terranno in Galilea e nei Territori palestinesi occupati per il “Giorno della Terra”, la Grande Marcia del Ritorno compie un anno. Quella che comincerà nelle prossime ore sarà la “Marcia del milione”. Non vi prenderanno parte così tante persone ma sicuramente decine di migliaia di palestinesi, 100mila prevede qualcuno, affolleranno gli accampamenti di tende eretti un anno fa lungo la fascia orientale della Striscia per invocare la fine totale del blocco israeliano. I preparativi vanno avanti da giorni, la popolazione è pronta ad una giornata che potrebbe avere sviluppi drammatici come quella del 14 maggio dell’anno scorso quando circa 70 palestinesi furono uccisi in poche ore dai colpi sparati dai tiratori scelti israeliani. Altre centinaia furono feriti. Hamas pur con un accordo di tregua permanente con Israele a portata di mano non è nella posizione, e nemmeno lo vuole, di revocare le manifestazioni di domani. Potrebbe però contenerle, come chiedono i negoziatori egiziani. «Nessun può fermare (domani) la Marcia del Ritorno» ci spiega un giornalista di Gaza che ha chiesto l’anonimato, «Hamas, dopo le contestazioni popolari (per la situazione economica di Gaza, ndr) che ha represso con mano pesante nei giorni scorsi deve assecondare la popolazione che vuole essere libera dal blocco israeliano».  

Proseguono perciò i preparativi di quella che potrebbe essere ricordata la più ampia manifestazione popolare mai avvenuta a Gaza.  Più di tutti si preparano medici e paramedici per affrontare l’afflusso negli ospedali di centinaia di feriti nel giro di poche ore. Dall’altra parte delle linee di demarcazione proseguono altri preparativi. «Ho ordinato l’invio di rinforzi per le nostre truppe al fine di preparare un’ampia operazione» ha annunciato ieri il premier israeliano Netanyahu in visita nei centri abitati adiacenti a Gaza, «i cittadini d’Israele devono sapere che, se la campagna prenderà il via, colpiremo Hamas in maniera molto pesante». Mezzi corazzati, pezzi di artiglieria e rinforzi di fanteria si ammassano in queste ore nelle campagne tra Yad Mordechai e il valico di Erez. Domani saranno schierati ancora una volta i cecchini che in un anno hanno ucciso oltre 250 palestinesi (49 erano ragazzini) e ferito altre migliaia (fra questi centinaia ora sono invalidi permanenti). Netanyahu non rinuncia al pugno di ferro. Tra Gaza e il sud di Israele prova a recitare il ruolo ancora una volta di “Mr. Sicurezza” per vincere le elezioni del 9 aprile. Ed è in difficoltà. Metà della popolazione israeliana giudica insufficiente la risposta (contro Hamas) che ha dato al lancio da Gaza, il 25 marzo, di un razzo che ha distrutto una casa a nord di Tel Aviv.

 

top