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06 January 2020

 

Iraq, Iran, Siria, Turchia, Libia... e Wall Street. Sostanze esplosive dappertutto. Vicini al punto critico di rottura?

 

Questa breve nota scritta prima degli odierni avvenimenti, cioè prima dell'uccisione del capo militare iraniano per mano americana, non ha bisogno di alcuna rettifica. Come in essa vogliamo sottolineare, l'imperialismo democratico non è affatto invincibile. Tutt'altro.

 

La copertina di Der Spiegel (ottobre 2019), che riproduciamo, è altamente indicativa dello stato reale delle cose.L'alternativa secca è la seguente:

1. Escalation che prelude ad un attacco massiccio all'Iran. Allora gli Usa e l'Occidente tutto si preparino a pagare un prezzo salatissimo all'azzardo criminale.

2. L'America (mascherando la sua impotenza) si fermerà prima del passo fatale e, con la coda tra le gambe, chiederà aiuto alla potenza russa e a quella cinese, che non gli verrà negato, data la solidarietà di classe che accomuna la borghesia mondiale in difesa del supremo ordine capitalistico dentro il quale esse si contendono i profitti estorti al proletariato internazionale.

Ma, da buoni uomini di businnes e di real politik quali sono i borghesi russi e cinesi, il loro "aiuto" al partner concorrente americato per tirarlo fuori dai guai e salvargli la faccia, ha un prezzo: la cessione di fette di potere a scala mondiale, la sanzione della fine dell'egemonia nordamericana.

Potranno allora gli indici di Wall Street non registrare, con paurosi ribassi rispetto ai massimi attuali, i mutati reali rapporti di forza fra potenze capitalistiche?

Questo è il tracciato, indipendentemente da come la pensiate, peste o corna. Così sarà. Quello che ci compete, e a cui siamo tenuti, è auspicare e fare tutto il possibile per realizzare la disfatta dell'imperialismo democratico occidentale. Fare tutto il possibile perchè il nostro proletariato non si accodi alla crociata "per la libertà e la democrazia", nella rigorosa difesa dei nostri principi e della nostra indipendenza di classe.

Che la sollevazione antimperialista delle masse irachene, iraniane e di tutto il Medio Oriente travolga Trump e tutto il marcio fradicio occidente imperialista.

 

* * * *

 

Il 2019 si è chiuso passando al nuovo anno un formidabile arco di crisi e di tensioni. Partendo dalla nuova escalation con epicentro l’Iraq svolgiamo qualche considerazione in proposito. Senza altra pretesa che trasmettere il senso del movimento tellurico in atto che verrà definitivamente a sconquassare le nostre abitudini, la nostra routine, le nostre vite e di cui in realtà ancora solo vagamente, molto vagamente, possiamo intuirne la portata devastante e rivoluzionaria.

L’assalto di massa attuato il 31 dicembre dalle milizie sciite-irachene Katib Hezbollah e dai loro sostenitori contro l’ambasciata americana di Baghdad è uno di quei colpi che l’imperialismo Usa non può subire senza risposta. Per quanto di impatto nullo dal punto di vista strettamente militare, simili colpi comunque infrangono anche solo simbolicamente l’immagine di potenza intoccabile e invincibile che Trump e i suoi si sforzano di dare dell’America, mascherando la perdita di potere che essa deve incassare sul terreno.

Come per il cosiddetto “ritiro dalla Siria” che ha consentito l’operazione turca (della borghesia turca) contro il Rojava curdo-siriano. Le sassate e le uova marce tirate dalle popolazioni curde-siriane “tradite da Trump” contro i blindati americani che abbandonavano le postazioni di confine, sono state azioni simboliche senza alcuna valenza strettamente militare, rappresentando solo il disprezzo e l’odio di quelle popolazioni verso una potenza che avrebbe dovuto “proteggerle” e che invece le ha lasciate in balia “del turco” (della borghesia turca) ma hanno avuto un impatto notevolissimo (insieme alle immagini dei blindati russi che prendevano il posto di quelle postazioni) in America e in tutto l’Occidente.

Vi hanno proiettato un sentire misto di sgomento, di preoccupazione e di semi isteria nel dover constatare la modifica in negativo di un rapporto di forza reale.

“Die Kapitulation des Westens” ha titolato Der Spiegel: copertina-“stato d’animo” molto eloquente! Per tamponare il dilagare negli Stati Uniti di questo sentimento di sgomento e di sfiducia, e in particolare nel sancta sanctorum di Wall Street ove è letale la perdita di fiducia nella potenza portante del capitalismo mondiale, il comandante in capo Trump ha dovuto montare l’efferato spettacolo hollywoodiano dell’eliminazione del capo Isis Al Bagdadi. Per dire e dimostrare “al mondo” che l’America scova e colpisce i suoi nemici come, quando e dove vuole. E soprattutto ha trasformato quello che avrebbe dovuto essere “il ritiro delle truppe dalla Siria” in un riposizionamento attorno a Deir-ez-Zor (un luogo dove sembrano concentrarsi le maledizioni di questa guerra maledetta, e dove i russi apparentemente senza fare una piega e nel silenzio generale dei media hanno lasciato sul terreno parecchie decine di loro uomini “uccisi per sbaglio” dal “partner” americano). Qui l’imperialismo americano vi fortifica le sue postazioni, deciso a continuare sfacciatamente a rubare il petrolio dai pozzi siriani. Come un gangster che non si preoccupa nemmeno di nascondere la sua razzia ma addirittura la rivendica.

L’assalto all’ambasciata Usa di Baghdad è stata una prima razione della “dura risposta” annunciata e promessa dal movimento sciita-iracheno dopo che, un paio di giorni prima, cinque sue basi in Siria ed in Iraq erano state attaccate con droni e caccia F16 americani causando la morte di decine di miliziani. Occhio per occhio. A loro volta le incursioni aeree volevano essere la risposta all’eliminazione di un contractor americano, azione non rivendicata ma messa in conto dai comandi Usa alle milizie sciite filo-iraniane.

Fiutata l’aria, Trump aveva preteso una protezione adeguata alla sua rappresentanza diplomatica da parte del governo iracheno. Un governo che se non ha scrupolo alcuno ad aprire il fuoco e a fare strage sulla sua gente che da mesi protesta per le intollerabili condizioni di vita cui è costretta e per spezzare le altrettanto intollerabili reti di controllo imposte dalle frazioni della borghesia irachena al potere per immobilizzare la società, nella circostanza del 31 dicembre invece, non se l’è sentita di passare agli occhi delle masse come difensore armato della presenza imperialista. Pensando di cavarsela con un impegno a “punire legalmente” gli autori dell’assalto e al tempo stesso proclamando alcuni giorni di lutto nazionale “per i martiri” caduti a seguito dei raid aerei americani. Un colpo al cerchio e uno alla botte. Non esattamente il massimo per i desiderata di Trump. Ma c’è di più e di peggio per l’imperialismo americano e occidentale.

Nel paese sta montando una forte pressione popolare per imporre al governo di fare effettivamente sgomberare le truppe Usa, e di farlo anche in fretta. Sta montando qualcosa di molto diverso alle aspettative e ai disegni degli imperialisti occidentali i quali auspicano e si adoperano per sfruttare la sacrosanta rabbia popolare antigovernativa al fine di installare un potere “autenticamente democratico” che trasformi l’Iraq (come anche l’Iran, nelle teste bacate occidentali) in un sicuro e fedele stato vassallo. Essi imperialisti democratici, possono certo fomentare zizzanie e divisioni fra i popoli, possono certo comprare e contare su un esile strato di borghesia stracciona locale e su una massa di piccola-borghesia che “pensa e sogna all’occidentale”, ma le masse popolari profonde restano assolutamente fuori portata di ogni loro vuota “lusinga democratica” e non può essere altrimenti dato il carico immenso di sofferenze che a quei popoli è stato ed è inflitto. I perfetti democratici e “antifascisti” occidentali in stile Madeleine Albright possono essere solo odiati e combattuti armi alla mano da quelle popolazioni che pretendono di “liberare” ed “illuminare” con i pretesi “valori universali” della borghesia e del capitale. Per la cronaca, la signora Albright oltre essere autrice di successo (presso il pubblico occidentale “progressista” e acculturato) di opere come “Fascismo. Un avvertimento” in cui mette in guardia contro “i totalitarismi” in giro per il mondo e soprattutto contro il montare dei Salvini nel nostro “mondo libero”, è stata la prima donna ad assurgere alla carica di segretario di stato Usa sotto l’amministrazione Clinton (1997-2001). Una perfetta democratica e “antifascista” secondo la quale la morte di 500 mila bambini iracheni causa le sanzioni imposte al paese “è un prezzo che valeva la pena di pagare” per sbarazzarsi dalla tirannia di un Saddam Hussein. Chiunque combatta armi alla mano simili mostri “democratici” fa autentica opera progressista, semmai questa parola abbia un senso!

Punta in un nervo sensibile l’America deve dunque reagire. Se la risposta invece di essere limitata e possibilmente contrattata con gli altri pesi massimi capitalistici russi e cinesi (come è stato sinora nella strategia di Trump) punti a preparare la strada ad un attacco massiccio contro l’Iran, allora i signori di Wall Street ed il loro curatore (fallimentare) Trump devono aspettarsi un contro-attacco di una intensità e di una estensione di massa che farà loro pagare caro, ben oltre il prezzo preventivato, il criminale azzardo volto a demolire l’Iran, dopo aver devastato l’Iraq e la Siria. Ma Trump e le frazioni della borghesia americana che lo sostengono intuiscono il pericolo rappresentato da una guerra di vasta portata, conoscendo bene lo stato di reale impotenza in cui versa attualmente un’America (ben diverso dal racconto America Great Again) nemmeno in grado di affrontare direttamente e di abbattere il governo di un paese debilitato e allo stremo come il Venezuela bolivariano. Dovranno allora, noi riteniamo, contrattare le condizioni per una “pace” imperialista con gli altri colossi capitalistici che contano a scala mondiale. E rassegnarsi a cedere fette di potere a quella scala. E il barometro di Wall Street dovrà altrettanto rassegnarsi a registrare l’impotenza americana. Non basteranno più le manipolazioni per truccare i corsi dei listini con tutto quel che ne consegue in solido, in un collasso di cui nessuno può nemmeno valutare le gigantesche conseguenze.

Gli attuali indici dei listini sono ai massimi storici, sembrerebbe che a Wall Street e in America si scoppi di salute. E’ vero il contrario e sono gli stessi economisti borghesi (perlomeno quelli che possono mantenere un minimo di autonomia critica) a giudicare folle, da brividi e non sostenibile il presente “stato di salute” della principale Borsa del capitalismo mondiale. Dal settembre/ottobre 2019 è ufficialmente acclarato che senza gli interventi (le “iniezioni di liquidità” a botte di miliardi di dollari) della Federal Reserve il sistema collassa. Dal settembre/ottobre 2019 è ufficialmente acclarato che gli indici azionari di tutte le principali borse mondiali sono artificialmente sostenuti dalle operazioni delle Banche centrali di America di Europa del Giappone e della Cina che si muovono di conserva. La principale garanzia reale dietro queste folli manipolazioni che permettono a Wall Street di sfondare ogni record (alla data 2 gennaio 2020) è il potere dell’ufficiale giudiziario armato, imperialismo statunitense, in grado di sanzionare e punire chiunque in ogni angolo del mondo. Così almeno nella rappresentazione e nello sfoggio di potenza di Trump e dei suoi che, per esempio e difatti per quello rivendicano apertamente il fatto di rubare il petrolio dai pozzi siriani. Di avere il Diritto cioè di avere la Forza di rubare il petrolio dai pozzi siriani. Fino a quando? Briganti imperialisti alfieri del “mondo libero” e della crociata “antitotalitaria”, fino a quando?

Tagliamo corto. In ultimo un invito, una raccomandazione a chi ci segue con attenzione ed interesse (con dubbi e mantenendo le distanze: più che legittimo!). Non dimenticate, non dimentichiamo quanto accaduto nel 2003. La lezione e la sconfitta che abbiamo subito nel 2003. Il gigantesco movimento arcobaleno/pacifista sparì letteralmente dalla scena un minuto dopo che la guerra imperialista fu scatenata contro “il tiranno” Saddam Hussein. Letteralmente sparito dalle piazze. Fu espressa allora – certamente lo ricordate ma lo stesso lo ripetiamo;– una confessione aperta da parte dell’allora direttore de Il Manifesto (un tale Riccardo Barenghi se non ricordiamo male, ma il nome e la persona niente importano) la quale è stata importante (ed è, attualizzata, importante) perché rappresentava bene e sinceramente il pensiero e il sentimento della stragrande maggioranza del gigantesco movimento pacifista d’allora.

Che cosa sinceramente confessò quel tale? Disse più o meno letteralmente questo: “Noi pacifisti siamo stati contro questa guerra. Abbiamo fatto tutto il possibile per scongiurarla (“tutto il possibile” inteso come scesa in campo di massa come gregge di pecore; non solo ma “per scongiurarla” voleva dire per questi signori sinceramente pacifisti, cercare di togliere di mezzo “il tiranno” e abbattere il suo “sistema totalitario” con mezzi “pacifici”, con mezzi “legali” e “incruenti”. Ndr). Ma ora che la guerra è scoppiata non possiamo fare altro che sperare che essa duri il meno possibile e vi sia il minor spargimento di sangue possibile. Soprattutto dobbiamo augurarci che prevalga “il male minore” cioè il campo della democrazia e della libertà”.

Abbiamo constatato quanto il cosiddetto “male minore” abbia risparmiato in fatto di sangue versato e di sofferenze indicibili, certo tutte o quasi in carico a quei popoli.

Probabilmente oggi come allora il “sentimento pacifista” prevalente fra le masse è lo stesso così ben sintetizzato dal direttore de Il Manifesto d’allora. Anzi, certamente lo è.

Noi non mettiamo assolutamente in dubbio il sincero sentimento pacifista di questa stragrande maggioranza. Diciamo però che quando il “sincero sentimento pacifista” si traduce in una “equidistanza fra le parti”, in “equidistanza” fra potenza imperialista e paesi e popoli dominati si “sceglie” coscientemente o meno di stare in realtà dietro al carro del nostro imperialismo democratico, cosiddetto “male minore”.

Noi stiamo da un’altra parte.

Che la sollevazione anti-imperialista delle masse mediorientali faccia pagare un dazio il più possibile salato all’imperialismo!

Per la disfatta del NOSTRO imperialismo democratico!

Crolli Wall Street, crollino le Borse!

Venga il collasso dell’America! Esso non aprirà affatto la strada ad un mondo “multipolare” più “giusto e solidale” né tantomeno ad un nuova forma di predominio imperialista targata Russia o Cina. Aprirà materialmente la strada alla Rivoluzione della sterminata massa dei senza-riserve delle periferie quanto delle metropoli.

 

 

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