Redazione ANSA

21 gennaio 2020

 

L'Ue prepara una missione di pace in Libia sotto l'egida dell'Onu

Ok da Sarraj alla tregua, ma rifiuta altri incontri con Haftar

 

L'Alto rappresentante dell'Ue Josep Borrell dovrebbe presentare una proposta per una missione europea di salvaguardia del cessate il fuoco in Libia, sotto l'egida delle Nazioni Unite, in occasione del prossimo Consiglio Affari esteri di febbraio. In quella sede dovrebbe presentare anche una proposta per rilanciare il mandato dell'operazione Sophia, per il monitoraggio dell'embargo sulle armi. Si apprende da fonti diplomatiche europee, a margine del Consiglio Esteri Ue, ancora in corso. Tuttavia le stesse fonti sottolineano che ancora non si può parlare di un vero e proprio cessate il fuoco in Libia, ma solo di una tregua, perché le due parti in conflitto, il tripolino Fayez Serraj e l'uomo forte della Cirenaica Khalifa Haftar, non hanno sottoscritto la dichiarazione della Conferenza di Berlino.

Ma stamani si registra anche una netta presa di posizione del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, che, commentando l'esito della conferenza di Berlino, ha detto: "Visto che è coinvolta l'Onu, non è corretto che l'Ue intervenga come coordinatore del processo" di pace in Libia. Lo ha detto. 

Se il cessate il fuoco che abbiamo chiesto con Putin verrà rispettato, si aprirà anche un processo politico" in Libia, ha aggiunto Erdogan. "La presenza della Turchia in Libia ha aumentato le speranze di pace. I passi che abbiamo compiuto hanno portato un equilibrio al processo. Continueremo a supportare un processo politico sia sul terreno sia al tavolo delle trattative. La Turchia è la chiave per la pace", ha aggiunto il leader di Ankara. 

Il ministro degli Esteri tedescoi, Heiko Maas, ha fatto sapere che "l'Unione europea e è al lavoro per integrare l'accordo sul cessate il fuoco" raggiunto domenica a Berlino con il rispetto "dell'embargo sulle armi", per questo "a inizio febbraio si terrà a Berlino una nuova conferenza di aggiornamento" sulla situazione in Libia "a livello dei ministri degli Esteri". "Il nostro obiettivo - ha aggiunto Maas, arrivando al Consiglio degli Esteri Ue - è stato raggiunto ma era solo il punto di partenza. Ora il grande problema è un armistizio completo e un processo politico che apra la strada a una pace duratura".

 

UNA NUOVA MISSIONE SOPHIA PER LA LIBIA: "Penso che" la missione europea Sophia "dovrebbe essere fatta rivivere". Queste le parole dell'Alto rappresentante dell'Ue Josep Borrell, arrivando al consiglio Esteri dell'Ue. "E' troppo presto" per parlare della partecipazione della Svezia ad una missione in Libia ma se ci sarà una proposta in questo senso, la valuteremo e la discuteremo in Parlamento" ha commentato la ministra degli Esteri svedese Ann Linde. Dello stesso tono il commento del ministro degli Esteri austriaco Alexander Schallenberg: "Non siamo ancora arrivati al momento" per una missione di pace Ue in Libia, "ora è il momento di garantire il cessate il fuoco e il quadro politico adeguato". L'accordo raggiunto ieri a Berlino "è da accogliere come una svolta e una prima notizia positiva, ora bisogna garantire un processo politico sostenibile" al Paese nordafricano con l'aiuto di "Ue e Nazioni Unite insieme", ha aggiunto.

 

I RISULTATI DELLA CONFERENZA DI BERLINO. E' arrivato il via libera alle conclusioni finali del summit, secondo la bozza circolata nelle ultime ore. 

Al tavolo riuniti tutti i Paesi Ue ed extra Ue che hanno dato il loro ok alla dichiarazione finale mancano, tuttavia, i due leader libici Fayez Sarraj e Khalifa Haftar non hanno firmato il documento

"Tutti gli Stati sono d'accordo che abbiamo bisogno di una soluzione politica e che non ci sia alcuna chance per una soluzione militare", ha detto Angela Merkel al termine della conferenza. "Abbiamo messo a punto un piano molto ampio, tutti hanno collaborato in modo molto costruttivo, tutti sono d'accordo sul fatto che vogliamo rispettare l'embargo delle armi con maggiori controlli rispetto al passato". A Berlino "non abbiamo risolto tutti i problemi" sulla Libia ma "abbiamo creato lo spirito, la base per poter procedere sul percorso Onu designato da Salamé". 

"Ci possiamo ritenere soddisfatti perché comunque abbiamo ottenuto passi avanti", ha detto il premier Giuseppe Conteparlando con Luigi Di Maio al punto stampa dopo la Conferenza di Berlino sulla Libia. "Ne abbiamo parlato e l'Italia è disponibile ad essere in prima fila per un impegno di responsabilità anche sul monitoraggio della pace. Ovviamente dovremo passare dal Consiglio di sicurezza dell'Onu". Alla base del documento "c'è un impegno di tutti gli stakeholders, comunità internazionale compresa, ad evitare ingerenze" in Libia. Lo dice il premier Giuseppe Conte parlando al punto stampa dopo la Conferenza di Berlino.

"Tutti si sono impegnati a ritirarsi dalle interferenze negli interessi libici. E' un principio che deve essere rispettato", ha sottolineato il segretario generale Onu, Antonio Guterres al termine della Conferenza di Berlino. Guterres ha espresso "profonda gratitudine per Merkel e l'iniziativa di questa conferenza, il suo impegno contribuirà alla stabilità della Libia", ha aggiunto ribadendo che "non c'é soluzione militare, lo hanno detto tutti i partecipanti. Tutti vogliamo negoziati sotto l'egida dell'Onu che portino ad una soluzione pacifica della crisi".

"Oggi è un giorno meraviglioso", ha detto l'inviato speciale dell'Onu per la Libia Ghassem Salamè auspicando che da domani si possa implementare tutto quello che è stato deciso oggi.

"La conferenza di Berlino ha raggiunto i risultati che si era data. Non sono stati risolti tutti i problemi, ma è stato compiuto il passo in avanti che aspettavamo. Tutti gli attori al tavolo, coinvolti nel conflitto in Libia, hanno infatti firmato una dichiarazione finale che contiene quanto richiesto dall'Italia in queste settimane": è quanto scrive su Facebook il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, secondo il quale "bisogna comunque essere cauti e continuare a lavorare ogni giorno".

 

LA GIORNATA

Angela Merkel ha ricevuto tutti i leader internazionali invitati: soltanto la Tunisia ha rifiutato perché coinvolta tardivamente. Il premier Fayez Al Sarraj e il generale Khalifa Haftar hanno avuto colloqui separati con la cancelliera prima degli inizi dei lavori. In serata la cancelliera ha sentito separatamente i protagonisti libici riferendo poi le posizioni di entrambi in un nuovo tavolo dei lavori.

"L'Europa deve fare autocritica. Gli europei sono arrivati troppo tardi", dice il premier libico Fayez al Sarraj al Welt am Sonntag. Il primo ministro Sarraj si mostra deluso anche per le divergenze delle posizioni in Europa sulla questione libica, con la Francia più favorevole al rivale Haftar. "Ci saremmo aspettati che la Ue si schierasse in modo chiaro contro l'offensiva di Khalifa Haftar, e che aiutasse a risolvere la crisi attuale". "L'Europa purtroppo ha avuto finora un ruolo molto modesto. Anche se alcuni Paesi hanno un rapporto speciale con la Libia e sono nostri vicini con molti interessi in comune", ha aggiunto Sarraj.

Di Maio: 'Ue parli con una sola voce'. Conte: 'Lavoriamo per un efficace cessate il fuoco e per alimentare un processo politico in modo da rilanciare le funzioni del Consiglio presidenziale libico - ha scritto su Twitter il premier - e del Governo libico per una stagione di riforme che riguardino il piano politico-istituzionale, economico, di sicurezza'. E nel Palazzo della Cancelleria a Berlino, Conte e Di Maio incontrano il segretario di Stato americano Mike Pompeo.

"Stop alla vendita di armi, l'unica via è il dialogo, l'Ue deve parlare con una sola voce", dice intanto il ministro degli Esteri Luigi Di Maio illustrando la linea italiana.

La conferenza di Berlino "è una tappa importante" per cementare il cessate il fuoco in Libia, dice il presidente turco Recep Tayyip Erdogan.

"Esortare le parti libiche a fermare tutte le ostilità contro le strutture petrolifere" del Paese. E' uno dei punti contenuti nella bozza della dichiarazione finale della Conferenza di Berlino, secondo le ultime anticipazioni riportate da Al Arabiya in un tweet. Ieri la National Oil Corporation libica è stata costretta su pressione del generale Khalifa Haftar a chiudere i terminal petroliferi della Cirenaica.

"Oggi si svolge a Berlino una conferenza volta a discutere della crisi in Libia. Auspico vivamente che questo vertice, così importante, sia l'avvio di un cammino verso la cessazione delle violenze e una soluzione negoziata che conduca alla pace e alla tanto desiderata stabilità del Paese", ha detto papa Francesco in Piazza San Pietro dopo la recita dell'Angelus.

Fonte: Alberto Negri

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21 Gennaio 2020

 

Berlino, una perfetta operazione di propaganda

di Alberto Negri

 

A Berlino è mancato ai leader soltanto il selfie con Sarraj e Haftar, altrimenti sarebbe stata una perfetta operazione di propaganda. Ma nessun leader libico ha firmato nulla.

A Berlino è mancato ai leader soltanto il selfie con Sarraj e Haftar, altrimenti sarebbe stata una perfetta operazione di propaganda. Peccato che il generale della Cirenaica Khalifa Hatfar abbia partecipato solo indirettamente ai negoziati senza nulla sottoscrivere, come del resto era già accaduto nella tregua di Mosca mediata da Russia e Turchia.

 

Da lì non è uscito un accordo ma una dichiarazione di intenti sulla Libia che appare più che altro un fragile appello alla tregua. Il punto fondamentale è la creazione di una commissione militare intralibica «5+5», composta cioè da cinque membri nominati da Al Sarraj e cinque da Khalifa Haftar, che secondo il piano Onu avrà il compito di monitorare il cessate il fuoco e stabilire la linea degli schieramenti. E chi ci crede è bravo.

 

La pace, bene supremo, vista anche la posizione dell’Italia nel Mediterraneo, sembra ancora tutta da farsi quindi sono da accogliere positivamente le prossime iniziative della Cgil il 25 e il 28 gennaio per manifestare a livello nazionale e internazionale con iniziative a favore della pace, messa fortemente a rischio dalle operazioni americane in Medio Oriente come l’assassinio sulla pista dell’aereoporto di Baghdad del generale Qassem Soleimani.

Del Medio Oriente oggi si fa strame e propaganda come dimostrano le dichiarazioni di Salvini sul riconoscimento di Gerusalemme capitale di Israele nel caso lui diventasse premier: il sionismo estremo e radicale, contrario a ogni risoluzione Onu, ha trovato un nuovo «sovranista».

Così il leghismo potrà finalmente seppellire in una tomba in terra santa e palestinese l’indipendentismo padano. Amen.

 

Il nostro governo dice che si vuole impegnare per la pace in Libia insieme agli altri Paesi ma da Berlino non è venuta nessuna iniziativa europea concreta e un’eventuale missione internazionale si avrà, se mai ci sarà, sotto l’egida delle Nazioni Unite. «Un cessate il fuoco richiede che qualcuno se ne occupi e l’embargo sulle armi richiede un alto livello di controllo», ha detto ieri l’Alto Rappresentante per la politica Estera Ue, Josep Borrell al Consiglio dei ministri degli esteri Ue aggiunto.

 

Un maestro dell’ovvietà Borrell. Sull’embargo delle armi, punto su cui ha molto insistito la cancelliera Merkel, non sono previste iniziative concrete: chi lo farà rispettare?

La stessa Germania per altro nel gennaio scorso si era sfilata dalla missione Sophia che avrebbe dovuto avere tra i suoi compiti quello di monitorare l’embargo e frenare il traffico dei migranti, argomento che a Berlino è stato toccato solo di striscio, come se si trattasse di un tema secondario.

 

La speranza è che adesso questa tregua – tutta ancora da verificare – non serva a contrabbandare la Libia come «porto sicuro»: si parla vagamente di un governo libico che rispetti le regole internazionali ma la verità è che nessun cacicco locale ha la minima intenzione di riconoscere la convenzione di Ginevra sui rifugiati: quindi ogni profugo continuerà a essere considerato un «clandestino», gettato in campi miserabili e trattato come una bestia.

 

Mentre si sfilava a Berlino, in Libia le fazioni continuavano a sparacchiarsi addosso e soprattutto bloccavano l’export e la produzione di petrolio: il movimento di protesta «Rabbia del Fezzan» del sud rivendicava la chiusura dei giacimenti petroliferi di Sharara ed El Feel dove opera anche l’Eni.

 

Berlino insomma è stata un’operazione di immagine per raddrizzare la barca europea che fa acqua da tutte le parti. L’Unione europea prima è stata incapace di frenare il massacro dei curdi siriani di Erdogan e il suo espansionismo neo-ottomano nel Mediterraneo – vagheggiando sanzioni anti-Ankara mai avvenute – poi ha subito le iniziative belliche americane contro l’Iran e, soprattutto, non è in grado di frenare le influenze estere in Libia – turche, arabe, russe – perché la stessa Unione è divisa al suo interno.

 

A Berlino si volevano sanare queste lacerazioni. Ma i dubbi restano.

All’origine di questa situazione c’è il bombardamento di Gheddafi nel 2011, un’iniziativa di ingerenza proditoria mascherata come umanitaria per difendere i ribelli di Bengasi e in realtà proiettata ad abbattere un regime scomodo alla Francia di Sarkozy.

Usa e Gran Bretagna si erano unite ai raid voluti da Parigi lasciando alla Nato il compito di finire il lavoro sporco.

 

L’idea demenziale dell’Italia di unirsi ai bombardamenti ha fatto il resto: abbiamo perso ogni credibilità nel Mediterraneo simboleggiata anche da un goffo primo ministro italiano che a Berlino domenica cercava invano la sua passerella senza trovare un posto in prima fila che credeva gli riservassero nella foto finale del vertice. Ah povero «Giuseppi»…

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