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18 agosto 2020

 

Crisi economica COVID, l’ondata di insolvenza potrebbe eliminare 800.000 piccole e medie imprese tedesche

 

L’agenzia tedesca Creditreform stima che il numero di insolvenze aziendali aumenterà fino a 800.000 nel 2021, molte delle quali entro marzo.

 

Si tratterà per lo più di piccole e medie imprese (PMI) – in Germania chiamate «Mittelstand» – le quali stanno arrancando con o senza il sostegno del governo o prestiti ponte, scrive EIRNS.

 

Si tratterebbe del il 20-25% di tutte le PMI tedesche.

 

Le insolvenze totali potrebbero aumentare ancora, secondo i piani del Partito della Democrazia Cristiana Tedesca (CDU) di porre fine, entro il 31 dicembre, alla sospensione temporanea per le procedure fallimentari obbligatorie per legge per le aziende in difficoltà.

 

Al momento, Creditreform stima che vi siano 500.000 insolvenze nascoste.

 

Si prevede che la questione aumenterà nuovamente gli attriti del governo tra i partner della coalizione cristiano-democratica e socialdemocratica: mentre l’SPD vuole estendere la sospensione a marzo, la CDU vuole, ha detto un portavoce, una «pulizia del mercato», cioè di imprese considerate simpaticamente «zombi».

 

Abbiamo visto come, anche per il COVID, Berlino sia stata eccezionale nel fornire i numeri giusti, così da risultare un modello virtuoso del contenimento del virus. Per alcuni, le statistiche tedesche hanno il valore di quelle offerte dai cinesi: pura propaganda, anche goffissima, si direbbe.

 

Qualche settimana fa, Renovatio 21 ha riportato l’allarme sui licenziamenti massivi dell’indotto automotive che la Germania sta cercando di mettere in sordina.

 

Una domanda facile-facile andrebbe fatta anche agli italiani, in ispecie quelli filogovernativi. Credete che la Germania, pardon l’Europa, abbia mercanteggiato i fantastiliardi di Conte senza tenere presente della segreta Pandemia che distruggerà le sue PMI e disintegrerà la sua classe media?

 

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