https://contropiano.org/

9 Maggio 2020

 

“C’è solo il Mes”, sentenzia l’Eurogruppo

di Claudio Conti

 

L’Eurogruppo ha partorito l’atteso “compromesso” sulle condizioni con cui ogni Paese europeo può accedere ai prestiti del fondo Mes (Meccanismo europeo di Stabilità, assurdamente chiamato anche “salva-Stati”). Ma nessuno – leaderini politici o giornalisti servili – ci spiega nei dettagli cosa contenga davvero.

 

Gli “europeisti a prescindere” (dal Commissario agli affari economici, Paolo Gentiloni, al Pd e fino ai giornali della Fiat – Stampa e Repubblica – e alcuni tg) ci garantiscono che “non ci sono condizionalità” tipo quelle che hanno reso la Grecia un deserto economico e sociale.

I “sovranisti de noantri” dicono il contrario, in modo altrettanto vago ma apodittico, facilitando il compito dei presunti avversari. Si coprono infatti di ridicolo con la proposta di «emissione straordinaria di buoni del Tesoro orgoglio italiano, garantiti dalla Bce». Come dire “faccio da me, se mi garantisci tu”.

I poveri Cinque Stelle, per distinguersi e tentare l’ultima resistenza su questo punto, scelgono una via intermedia: “Non possiamo esultare per i risultati dell’eurogruppo di oggi sul Mes: sebbene debolmente migliorato, resta uno strumento inadeguato per rispondere all’emergenza che stiamo attraversando, sia per la quantità di risorse che può mettere in campo, sia perché continua a essere insidioso nelle potenziali condizionalità future, sulle quali non sono stati ancora fugati tutti i dubbi”.

Appaiono paradossalmente più ragionevoli, ma resta ignoto il contenuto del “compromesso”.

Persino un quotidiano economico specializzato come Milano Finanza è costretto a ricordare che Bruxelles indora la pillola Mes, e qualche dubbio sarebbe insomma necessario averlo.

Dunque, per saperne qualcosa, bisogna andare a leggersi il testo dell’accordo per sbugiardarli tutti, fornendo al tempo stesso qualche informazione in più.

Intanto, si conferma che fin qui il Mes è l’unica forma di finanziamento già attivabile, mentre i fondi Bei (per le imprese) e quello Sure (per gli ammortizzatori sociali) sono ancora oggetto di discussioni che non riguardano l’Eurogruppo. Il mitico Recovery Fund è ovviamente guardato con “favore”, ma non se ne saprà molto per parecchio tempo (entità, condizioni, composizione, garanzie, e soprattutto sotto forma di prestiti o a fondo perduto?), perché servirà un trattato apposito tra i Paesi della Ue. Se va bene, se ne parlerà nel 2021…

Ogni Stato potrà chiedere al Mes cifre fino al 2% del Pil (37 miliardi nel caso dell’Italia), con impegno a restituirli in comode rate annuali per i prossimi dieci anni, al tasso agevolato dello 0,1% annuo. Del resto, il Mes ha fondi solo perché sono gli Stati ad averceli messi; in pratica ognuno si riprende parte di quel che ha versato o “garantito”.

La “condizionalità” esplicita riguarda il come utilizzare quei soldi: solo per le spese sanitarie relative alla pandemia, sia “dirette” che “indirette”. Il che lascia un margine di interpretazione ai singoli Stati e, sul fronte opposto, un margine di sorveglianza da parte della Commissione europea.

Intanto come misura preventiva: “Questo impegno sarà dettagliato in un Piano di Risposta Pandemica individuale da preparare sulla base di un modello, per qualsiasi servizio concesso nell’ambito del sostegno alla crisi pandemica”. Come dicevamo due giorni fa, si dovrà firmare un Memorandum, ma con un nome diverso.

Ma questo è solo la parte emersa dell’iceberg, perché il diavolo si nasconde sempre nei dettagli.

Il Mes è infatti regolato da un apposito trattato, firmato nel 2012, quindi le procedure lì previste restano tutte operanti, a partire da quelle di “monitoraggio e sorveglianza” sui conti pubblici dei singoli Paesi (regolate più in dettaglio da due trattati successivi, il Six Pack e il Two Pack; ovvero il “normale” sentiero su cui marcia ogni anni il “semestre europeo” per definire le varie “leggi di stabilità” nazionali).

Al punto 5 si specifica proprio questo, ma in forma attenuata rispetto al trattato originale, perché monitoraggio e sorveglianza “dovrebbero essere commisurati alla natura dello shock simmetrico causato da COVID-19 e proporzionati alle caratteristiche e all’utilizzo del Piano di Risposta Pandemica, in linea con il quadro dell’UE [1] e le pertinenti linee guida del Mes”.

In particolare, viene espressamente citata la lettera inviata all’Eurogruppo, due giorni fa, da Gentiloni e Dombrovskis (Letterpeg070520201738). Che prevedeva appunto il congelamento degli “articoli 3(3) e 3(4)” del trattato, così come dell’”articolo 3(7)”, che si riferiscono a “problemi strutturali” dei bilanci statali, e dunque a “colpe” individuali.

In questo caso, invece, si riconosce che lo shock è “simmetrico”, ossia esterno ed uguale per tutti i Paesi membri. E ci mancherebbe pure…

Queste sono le “condizionalità attenuate” rispetto quanto messo in opera contro la Grecia nel 2015.

Ma è vero allora che non ce ne sono?

E’ falso. La “sorveglianza rafforzata” è sospesa per la durata della crisi, ma (punto 7) riprenderà “da allora in poi, secondo l’art. 14”, anche se depotenziando i commi 2 e 4 (quelli che prevedono report addizionali e immediate “misure correttive”). Il controllo è in mano alla Commissione Europea.

Quindi qualsiasi intoppo nella procedura di restituzione del prestito, da qualsiasi problema causato (ed è facilmente immaginabile che, nella situazione economicamente catastrofica in corso, gli imprevisti saranno innumerevoli), comporterà la “normale funzionalità” del trattato Mes.

Ovvero: “Il Mes implementerà inoltre il suo sistema di allarme rapido per garantire il rimborso tempestivo del Piano di Risposta Pandemica ”.

Tradotto: poi, se si sgarra, faremo i conti alla vecchia maniera…

Del resto, dicevamo, il Mes è un volgare contratto, non un ente benefico che salva Stati in difficoltà. Se ne possono sospendere temporaneamente alcuni effetti, di comune accordo tra i contraenti, ma resta in vigore.

.
Usciamo dai tecnicismi, altrimenti si perde di vista il punto politico. E’ chiaro, da quanto detto, che ricorrere ai fondi del Mes implica l’accettazione di un cappio legato intorno al collo. Con l’unica “assicurazione” fornita da chi lo impugna che non stringerà. Per ora. Ma potrà farlo se lo giudica necessario, più in là.

Dunque, potrebbe dire qualcuno, hanno ragione Lega e Meloni?

No, naturalmente.

Non solo perché la “soluzione” da loro proposta è ridicola e prevede comunque il supporto europeo (e non si capisce davvero perché dovrebbe essere concesso con un altro strumento ciò che non si vuole con questo), ma per la storia di queste due formazioni.

Che sono state al governo, hanno votato tutti i trattati, non hanno mai messo in discussione ai tavoli istituzionali la subordinazione delle scelte del Paese alle politiche europee. E chiunque capisce che una cosa è sparare cazzate nei talk show, altra è – da membri del governo, quando ci si sta – mettere veti e pretendere davvero quel che si dice.

L’elenco sarebbe lunghissimo. La modifica della Costituzione che ha introdotto l’obbligo al pareggio di bilancio nell’art. 81, nel 2012, era stata votata anche da loro in prima battuta (le riforme costituzionali richiedono almeno due passaggi nelle Camere). Solo alla seconda votazione Lega e Di Pietro votarono contro. Ma con la “maggioranza qualificata” dei due terzi ormai certa…

Stando al governo, nel 2018, la Lega era partita per ottenere da Bruxelles il 5% nel rapporto deficit/Pil, ma ha poi venduto come “vittoria” l’aver ottenuto il 2,04!

Del resto, la Lega era nata come espressone della piccola e media impresa del Nord Italia, ovvero dei contoterzisti che vivono producendo componenti per le industrie tedesche. Quindi era nata come cuore del “partito tedesco” in Italia. “Europeisti” senza se e senza ma…

Poi, con Salvini, ha provato il grande salto nazionale, ingoiando buona parte del bacino sociale di Forza Italia, e cercando di essere anche il motore del “partito americano”. Con qualche avventurosa puntata persino verso la Russia, su cui indagano i magistrati…

Gli è andata bene inizialmente, grazie al favore dell’intero sistema dei media. Ma quando le tensioni tra Usa e Germania (dunque con il baricentro della UE) hanno evidenziato interessi e ambizioni divergenti, anche la “tenuta” del suo blocco sociale reazionario ha cominciato a mostrare crepe vistose.

Se un Giorgetti, per dire, arriva a proporre – da mesi – Mario Draghi come premier di un governo di “salvezza nazionale”, la credibilità di una Lega “antieuropea” dovrebbe essere meno di zero.

Ma le sue sparate innocue sono utilissime proprio per rafforzare l’establishment…

 

 

 

 

dall’Huffington Post

https://contropiano.org/

10 Maggio 2020

 

La trappola nel Mes. M5S, resistete

di Stefano Fassina

 

Questo titolo non lo abbiamo fatto noi, è quello che appare nel blog di Stafano Fassina sull’Huffington Post. Esortazione ai grillini a parte, analizza con fredda scientificità cos’è davvero il Mes (Meccanismo Europeo di Stabilità), unico strumento fin qui messo sul tavolo dall’Unione Europea per affrontare la pandemia.

 

Tutti gli altri – fondi Bei, fondo Sure, e soprattutto il Recovery Fund – sono ancora che definire, contrattate, condizionare, ecc.

In questi giorni tutta la stampa e i partiti “europeisti” stanno sgolandosi nel garantire questo Mes rivisitato dall’Eurogruppo e accettato dal ministro dell’economia Gualtieri (professore di Storia, peraltro, con una carriera da funzionario UE a Bruxelles… insomma, a forte rischio di conflitto di interessi) è “senza condizionalità”.

Quindi da prendere e intascare senza farsi altre domande. Perché rifiutare soldi cash restituibili in comode rate, quasi senza interessi? Stefano Fassina – economista, al contrario di Gualtieri – europeista, ex viceministro dell’economia (nel governo Monti, mica al soviet di San Pietroburgo!), smonta la bufala del “senza condizioni” in pochi semplici passaggi.

Non sono dettagli che ci erano  sconosciuti, ne abbiamo parlato anche noi nei giorni scorsi. Ma sono illustrati da un ex parlamentare del Pd, un “tecnico” che conosce la materia (non un giornalista che sbobina le dichiarazioni di un politico ignorante, diffondendo così “fake news di Stato”).

Quindi dovrebbero aiutare ad aprire gli occhi anche a quei tanti – “a sinistra” – che reagiscono alla parola “Unione Europea” come i cani di Pavlov all’accendersi della lucetta…

Ci illudiamo, lo sappiamo. Ma i fatti, ossia la realtà e la verità, hanno la testa dura. E noi non conosciamo altri padroni che questi. Perché la verità è sempre rivoluzionaria, nascondere la testa sotto la sabbia è da reazionari. O da schiavi dei reazionari.

 

*****

Il comunicato dell’Eurogruppo di ieri conferma la trappola nel Mes, già contenuta nel Rapporto dei 19 Ministri delle Finanze del 9 Aprile, approvato dal Consiglio europeo del 23 scorso.

La trappola scatta non all’accesso, incondizionato come promesso, al prestito di 36 miliardi concesso dal Mes attraverso il ‘Pandemic  Crisis  Support’, la linea creata ad hoc per il Covid-19. Si attiva dopo l’accesso, dentro al Meccanismo.

Per riconoscere la trappola e provare, inutilmente, ad evitare le accuse di sovranismo, anti-europeismo, posizionamento politico e ideologico, irresponsabilità verso l’Italia sofferente, dobbiamo entrare nel merito e chiedere alla lettrice e al lettore un po’ di pazienza. 

Dispieghiamo il percorso di lettura dalle ultime parole dei punti 3, 5 e 10 del testo condiviso ieri sera. Punto 3: “Le norme del Mes continuano ad applicarsi”. Punto 5: “Il Mes applicherà anche il suo ‘Early  Warning  System’ (sistema di allarme preventivo sulla solvibilità del debitore) per assicurare il puntuale ripagamento del credito”.

Infine, per dissipare ogni dubbio, il punto 10: per ciascuno Stato membro richiedente assistenza finanziaria attraverso la linea di credito legata al Covid-19 l’approvazione del ‘Pandemic Response Plan’ (il piano di utilizzo delle risorse ricevute in prestito) da parte del Mes “segue quanto previsto dall’art 13 del Trattato” [istitutivo del Mes].

Cosa è scritto nell’Art 13 in questione? Al comma 1: “… Una volta ricevuta la domanda [di assistenza finanziaria da uno Stato membro], il presidente del consiglio dei governatori assegna alla Commissione europea, di concerto con la BCE, i seguenti  compiti: … b) valutare la sostenibilità del debito pubblico. Se opportuno e possibile, tale valutazione dovrà essere effettuata insieme al FMI”.

Al comma 3: “il  consiglio dei governatori affida alla Commissione europea  –di concerto con la BCE e, laddove possibile, insieme all’FMI–  (la Troika per intenderci) il compito di negoziare con il membro del MES interessato, un protocollo d’intesa (meglio noto come Memorandum of Understanding) che precisi le condizioni contenute nel dispositivo di assistenza finanziaria. Il contenuto del protocollo d’intesa riflette la gravità delle carenze da affrontare e lo strumento di assistenza finanziaria scelto.”

Infine, il comma 6: “Il MES istituisce un idoneo sistema di avviso per  garantire il tempestivo rimborso degli eventuali importi dovuti dal membro del MES nell’ambito del sostegno alla stabilità.”

E la lettera del Commissario europeo Gentiloni e del Vice-Presidente esecutivo Dombrovkis all’Eurogruppo? Viene richiamata al punto 5 del comunicato dell’Eurogruppo. Tuttavia, nonostante il giubilo politico e mediatico, la lettera si limita, non potrebbe essere altrimenti, ad indicare gli effetti regolamentari del Rapporto dell’Eurogruppo del 9 Aprile, confinati in un pericolosamente ambiguo torno temporale (“under the circumstances of the Covid-19”).

Nella lettera, viene specificato che, “nelle circostanze del Covid-19”, non si attiva il comma 7 dell’art 3, del Regolamento 472/2013, cosi come non si attiva l’art 7 del medesimo regolamento, entrambi relativi ad un “programma di aggiustamento macroeconomico”.

Non è una novità. E’ la conseguenza logica dell’assenza di condizionalità all’accesso alla speciale linea di credito definita in relazione al Covid-19. 

Ma la lettera di Gentiloni e Dombrovskis non disattiva, non può farlo in quanto è normativa corrispondente a quella del Mes, l’art 6 del Regolamento 472/2013 nel quale è prescritta la valutazione della sostenibilità  del debito pubblico: “Qualora uno Stato membro richieda l’assistenza  finanziaria … del MES …  la Commissione valuta, d’intesa con la BCE e, ove possibile, con l’FMI, la sostenibilità del debito pubblico di detto Stato membro e le sue necessità di finanziamento effettive  o potenziali.”

Conseguentemente, la lettera non disattiva neanche i commi 1, 5 e 6 dell’Art. 3 dello stesso Regolamento. Il primo comma di tale articolo è inequivocabile: “Uno Stato membro soggetto  a sorveglianza rafforzata (istituto confermato nella lettera dei due Commissari anche per il PCS) adotta, previa consultazione e in collaborazione con la Commissione e d’intesa con la BCE, …. ed eventualmente l’FMI, misure atte a eliminare le cause, o le cause potenziali, di difficoltà.” 

In sintesi, si accede, senza condizioni e senza Memorandum, alla linea di credito speciale del Mes. Una volta dentro, viene valutata la sostenibilità del debitore, in conseguenza dei punti richiamati del comunicato dell’Eurogruppo (punti 3, 5 e 10). Dato che siamo avviati a superare, nel 2020, il 160% nel rapporto tra debito pubblico e PIL, siamo oggettivamente a rischio di solvibilità.

Pertanto, dopo l’accesso, scatta, per statuto Mes, l’Art 13: programma di aggiustamento macroeconomico e Memorandum.

Qui è il nodo: il programma di aggiustamento macroeconomico e il connesso Memorandum con la Troika arrivano una volta dentro il Mes. Allora, le ragioni del No al Mes rimangono tutte, anzi si rafforzano dopo la sentenza della Corte Costituzionale tedesca sul Quantitative easing. 

Lo scenario davanti a noi è drammatico sul piano economico e sociale e difficilissimo sul piano politico europeo. Il Governo Conte è in una tenaglia micidiale. Serve senso della realtà e determinazione. Invece di celebrare la nostra inesistente vittoria sul Mes o insistere su ‘aiuti’ sostanzialmente irrilevanti e comunque a debito, come il Sure (il programma di prestiti per il sostegno al reddito dei disoccupati), le garanzie della Banca europea per gli investimenti o il lontano e gracile Recovery Fund, il Governo italiano, insieme agli alti governi firmatari della lettera del 25 Marzo scorso al Presidente del Consiglio europeo (Francia, Spagna e Portogallo in primis), dovrebbe combattere per difendere e rafforzare la funzione della Bce, l’unica istituzione federale della Ue, dotata della potenza di fuoco finanziario per salvare l’eurozona e l’Italia, non a caso attaccata, insieme alla Corte di Giustizia europea custode del diritto comunitario, a colpi di bazooka giuridico dall’avamposto di Karlsruhe.

Senza adeguati interventi della Bce, inclusa la sterilizzazione dello stock di debito pubblico acquistata dalle Banche Centrali nazionali, la strada da intraprendere è quella del “divorzio amichevole” invocato saggiamente da Joseph Stiglitz.

Infine, appello al M5S: resistete in nome delle periferie economiche e sociali affidatesi a voi nel voto del 2018.

top