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7 gennaio 2020

 

Iran, Iraq, impero USA

di Ben Norton

Traduzione di Giuseppe Volpe

 

I leader iraniani e di Hezbollah si oppongono agli attacchi contro civili, mentre Trump minaccia di bombardare siti culturali

 

I due spauracchi di Washington, l’ayatollah iraniano Khamenei e il leader di Hezbollah, Nasrallah, hanno sollecitato a proteggere civili e a colpire solo obiettivi militari. Contemporaneamente Trump promette di attaccare “siti culturali” iraniani.

Se avete ascoltato solo la retorica del governo degli Stati Uniti, potreste pensare che i combattenti del governo iraniano e del gruppo armato libanese Hezbollah siano terroristi sanguinari assolutamente decisi ad attaccare statunitensi dovunque, da centri commerciali di Minneapolis ad aeroporti di New York.

 

Ma in realtà i loro leader hanno ripetutamente sollecitato a proteggere i civili e a vendicarsi esclusivamente contro obiettivi militari. Contemporaneamente il comandante in capo statunitense, Donald Trump, ha apertamente minacciato di attuare crimini di guerra contro siti culturali iraniani.

 

L’attacco del 3 gennaio di Donald Trump con droni che ha ucciso il massimo generale iraniano Qassem Soleimani e il maggior comandante iracheno Abu Mahdi al-Muhandis ha scatenato un tempesta globale di indignazione. Questo chiaro atto di guerra ha eliminato alti capi militari che erano amati nei loro rispettivi paesi, dove erano considerati degli eroi di guerra per il loro ruolo nella sconfitta dell’ISIS.

 

L’attacco di Trump è stato immediatamente denunciato dalla maggiore esperta dell’ONU sulle esecuzioni extragiudiziali, la relatrice speciale Agnes Callamard, che ha detto che gli assassini “sono con tutta probabilità illegali e violano la legge internazionale sui diritti umani”.

 

Soleimani  era infatti  a Baghdad per un’iniziativa di pace con l’Arabia Saudita patrocinata dal governo iracheno, quando è stato assassinato, in un flagrante atto statunitense di sabotaggio dell’iniziale processo di pace regionale.

 

Il leader supremo dell’Iran, Ali Khamenei, ha giurato una forte rappresaglia per l’atto di guerra statunitense, promettendo di contrattaccare con una “dura vendetta”. Ma Teheran e i suoi alleati hanno chiarito in passato e dopo l’assassinio di Soleimani che rifiutano di prendere di mira civili nei loro attacchi.

 

Il leader di Hezbollah: “Qualsiasi danno a civili dovunque farà soltanto il gioco di Trump”

Il leader del libanese Hezbollah, Hassan Nasrallah, è un forte alleato dell’Iran, il cui movimento politico è anche nel parlamento eletto del paese. In un discorso di risposta all’uccisione di Soleimani e Muhandis, Nasrallah si è spinto molto in là nel sottolineare che i civili non devono mai essere attaccati intenzionalmente.

 

“Il nostro obiettivo nell’asse di resistenza deve essere il seguente: … l’espulsione dell’esercito statunitense dall’intera regione”, ha detto.

 

Nasrallah ha anche chiarito che non c’è alcuna figura nel governo statunitense che sia all’altezza del massimo generale iraniano. “La scarpa di Qassem Soleimani vale più della testa di Trump e dell’intera dirigenza statunitense!”, ha dichiarato.

 

Ma il leader di Hezbollah è stato molto attento a chiarire. “Quando parliamo di questo, ovviamente non intendiamo per nulla il popolo statunitense. E io spero che questo sia estremamente chiaro: non intendiamo il popolo statunitense. Non intendiamo i cittadini statunitensi”.

 

Nasrallah ha proseguito: “In tutta le regione ci sono cittadini statunitensi: commercianti, gente dei media, giornalisti, società, ingegneri e medici. Non possono essere toccati. Di fatto io sto dicendo che qualsiasi danno a cittadini statunitensi dovunque farà soltanto il gioco di Trump. Farebbe il gioco di Trump”.

 

Il leader supremo dell’Iran: “Non abbiamo problemi con il popolo statunitense”

Nasrallah è lungi dall’essere il solo leader allineato con l’Iran nella regione a fare questa distinzione cruciale tra bersagli militari e civili.

 

Già a febbraio Ali Khamenei aveva spiegato il significato inteso dello slogano “Morte agli Stati Uniti”, che è popolare in Iran. Aveva chiarito che tale slogan è diretto alla classe politica di Washington, non al pubblico statunitense.

 

I dirigenti statunitensi “denunciano e chiedono perché gli iraniani dicono ‘Morte agli Stati Uniti’, ha detto il leader supremo iraniano. “Fatemi chiarire una cosa ai dirigenti statunitensi. ‘Morte agli Stati Uniti’ significa morte a Trump, John Bolton e Mike Pompeo. Significa morte ai governanti statunitensi”.

 

“Non abbiamo problemi con il popolo statunitense”, ha proseguito Khamenei. “’Morte gli Stati Uniti’ riguardo i governanti degli Stati Uniti. Riguarda il gruppo di persone che è attualmente al potere”.

 

“Fintanto che gli Stati Uniti continueranno nella loro malvagità, la nazione iraniana non abbandonerà ‘Morte agli Stati Uniti’”, ha aggiunto l’ayatollah, nel suo discorso agli ufficiali dell’aviazione nel quarantesimo anniversario della Rivoluzione Iraniana.

 

Khamenei ha a lungo criticato gli attacchi contro civili. Sia l’attuale leader supremo iraniano, sia il suo predecessore, ayatollah Ruhollah Khomenei, hanno promulgato fatwa, o sentenze religiose, contro le armi nucleari, considerandole non islamiche.

Il giornalista Gareth Porter ha segnalato che la forte opposizione dell’Iran alle armi nucleari e chimiche è radicata nella terribile sofferenza subita dalla sua popolazione civile durante la guerra Iran-Iraq. In tutti gli anni Ottanta, il leader iracheno Saddam Hussein condusse una guerra brutale contro il suo vicino in cui fu ucciso più di un milione di persone, la maggior parte iraniani.

 

Saddam aveva il fermo sostegno del governo statunitense e di altri alleati occidentali europei, che fornirono all’Iraq armi chimiche, informazioni di spionaggio e assistenza agli attacchi, che egli usò per gassare centinaia di migliaia di iraniani.

Gli iraniani non hanno mai dimenticato quegli orrori. Così Khamenei è stato esplicito nella sua condanna delle armi nucleari e chimiche, specialmente del bombardamento atomico statunitense del Giappone.

 

Trump minaccia di distruggere siti culturali civili iraniani

Donald Trump, d’altro canto, ha ripetutamente chiarito che considera bersagli legittimi i civili.

Il 4 gennaio il presidente statunitense ha twittato minacce di attuare espliciti crimini di guerra attaccando siti culturali iraniani. Le sue sadiche promesse hanno riportato alla mente i più famigerati crimini commessi da gruppi estremisti wahabiti quali l’ISIS e al-Qaeda.

 

“Se l’Iran attaccasse statunitensi, o beni statunitensi, abbiamo nel mirino 52 siti iraniani (rappresentanti i 52 ostaggi statunitensi sequestrati dall’Iran molti anni fa), alcuni di livello molto elevato & importanti per l’Iran & per la cultura iraniana, e tagli bersagli, e l’Iran stesso, SARANNO COLPITI RAPIDAMENTE E MOLTO DURAMENTE”, ha twittato Trump.

 

Parlando a giornalisti il giorno dopo, Trump ha ripetuto la sua minaccia: “Non ci è permesso di toccare i loro siti culturali? Non è così che funziona”, ha detto.

Canali mediatici hanno prontamente indicato che tali attacchi sono sfacciatamente illegali e chiari crimini di guerra in base alla legge internazionale.

L’AFP ha segnalato che la Convenzione dell’Aja del 1954 afferma che attaccare siti culturali è un crimine di guerra e il Consiglio di Sicurezza dell’ONU (di cui gli USA sono un membro permanente) ha approvato una risoluzione nel 2017, all’unanimità, che vieta attacchi a siti storici. Ironicamente, la risoluzione dell’ONU è stata scritta con riferimento alle distruzioni storiche attuare dall’ISIS in Siria e in Iraq.

 

Questa è lungi dall’essere la prima volta che Trump ha pronunciato tali minacce contro civili. Durante la sua campagna presidenziale del 2015, il leader Repubblicano ha promesso di uccidere i membri della famiglia di militanti. “L’altra cosa con i terroristi è che si devono far fuori le loro famiglie; quando si prendono questi terroristi di devono far fuori le loro famiglie”, ha ripetuto Trump.

 

Nel 2018 Trump avrebbe chiesto a funzionari dello spionaggio perché non avessero intenzionalmente attaccato con un drone la famiglia di un militante.

Non importa quanto l’Iran, la sua ala militare, le Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) e il suo alleato nel libanese Hezbollah enfatizzino il loro rifiuto di attaccare civili; il governo statunitense insiste sul classificare entrambi come organizzazioni terroristiche. (In gran parte come il leader sudafricano antiapartheid Nelson Mandela è stato nella lista dei ‘terroristi’ di Washington fino al 2008).

 

La maggior parte del mondo ha trattato con irrisione e disgusto la “guerra al terrore” lanciata dagli Stati Uniti dopo l’11 settembre. Oggi, mentre Trump ruggisce di distruggere siti culturali in cui si trovano moschee e antichità preziose, gli statunitensi troveranno più difficile che mai ignorare la farsa contorta dichiarata nel loro nome.

 


Ben Norton è un giornalista, scrittore e regista. E’ vicedirettore di The Grayzone e produttore del podcast Moderate Rebels, che conduce insieme al direttore Max Blumenthal. Il suo sito web è BenNorton.com e twitta a @BenjaminNorton

 


Da Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

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Originale: https://thegrayzone.com/2020/01/07/iran-hezbollah-civilians-trump-cultural-sites/#more-18776

 

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