http://nena-news.it/

22 mag 2020

 

Crisi alimentare, non ci sono soldi per il pane

 

L’allarme lo lancia il premier Diab: i libanesi rischiano la fame. Il Covid-19 ha solo aggravato la crisi strutturale del paese, colpito da svalutazione della lira, inflazione alle stelle e disoccupazione rampante. Le proteste contro l’intera classe politica non si fermano

 

Roma, 21 maggio 2020, Nena News –

 

Alla crisi economica strutturale libanese si è aggiunta quella sanitaria, il Covid-19 e il conseguente lockdown. E il Paese dei Cedri scivola velocemente verso una situazione drammatica.

Ad avvertire del pericolo è lo stesso primo ministro libanese, da poco nominato dalla classe politica contestata da mesi dalle piazze: Hassan Diab in un intervento sul Washington Postha scritto di “una sfida drammatica inimmaginabile un decennio fa” per il paese “una volta granaio del Mediterraneo orientale”.

“Molti libanesi – scrive Diab – hanno già smesso di acquistare carne, frutta e verdura e preso potrebbero avere difficoltà a comprare il pane”. Il premier è poi apparso, ieri, in televisione per annunciare il prossimo intervento della Banca centrale libanese per proteggere la lira libanese, in caduta libera. Una svalutazione costante iniziata a ottobre a causa della carenza di moneta corrente che ha provocato un’impennata dei prezzi impossibile da sopportare per una popolazione sempre più povera e disoccupata. Soprattutto alla luce dei dati sulle importazioni: il Libano importa oltre la metà del cibo che consuma.

“Ho ricevuto una promessa dal governatore, che la banca interverrà sul mercato, da oggi, per proteggere la lira libanese e per tenere sotto controllo la crescita del cambio con il dollaro”. Il valore del cambio è esploso, da un dollaro per 1.500 lire alle attuali 4.200. Continua a salire, il dollaro si trova solo al mercato nero.

A ciò si aggiunge un debito pubblico pari al 170% del Pil e quello estero che arriva a 83 miliardi di dollari. Una situazione insostenibile che ha costretto Beirut, lo scorso 9 marzo,  a dichiarare default e a rivolgersi al Fondo Monetario Internazionale, noto affamatore di popoli con ricette neo liberiste e di tagli alle spese che ricadono sulle classi basse.

Il 45% della popolazione vive sotto la soglia di povertà, la disoccupazione ufficiale ha toccato il 35%, ma in un’economia per lo più informale le stime sono giudicate ampiamente al ribasso.

E’ in tale crisi che si inserito l’arrivo del Covid-19. Le misure di contenimento hanno provocato ulteriori perdite di posti di lavoro e la chiusura di hotel, ristoranti, bar e piccole imprese. Che oggi si traducono nell’allarme fame. Da cui la richiesta di Diab agli Stati Uniti e all’Europa perché intervengano con un fondo di emergenza a favore del Medio Oriente.

Contro simili modelli sociali ed economici continuano a scendere in piazza i libanesi: le proteste, cominciate il 17 ottobre scorso, rallentate durante l’epidemia, sono riprese da giorni in tutto il paese contro il nuovo governo figlio del settarismo politico su cui si regge il sistema Libano, contro la corruzione e la malagestione della cosa pubblica e contro le diseguaglianze sociali che oggi stanno esplodendo in tutta la loro drammaticità.

Ieri decine di manifestanti hanno tentato di entrare negli uffici del Ministero dell’Energia a Beirut, per protestare contro i blackout di energia, continui nel paese. Le forze di sicurezza li hanno respinti e i manifestanti hanno proseguito la protesta con un sit-in fuori dagli uffici. Nena News

 

top