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2 aprile 2020

 

Virus, i numeri che spiegano le strategie dei governi

di Federico Giuliani

  

Il tasso di letalità del nuovo coronavirus varia a seconda del Paese che prendiamo in esame. L’Italia deve fare i conti con il valore più alto al mondo, lo stesso che al 24 marzo 2020 si attestava al 9,9%. Un’enormità se paragonato allo 0,5% della Germania, al 4% della Cina, al 4,9% della Francia e al 7,2% dell’Olanda.

Giusto per fare altri paragoni, al momento delle rilevazioni citate, la letalità del Covid-19 in Spagna raggiungeva la soglia del 7,2%; il 5,6% in Olanda, il 5,3% nel Regno Unito, l’1,4% in Svizzera e Corea del Sud e lo 0,5% per l’Austria. Questi sono i freddi numeri.

 

Prima di fare un paio di precisazioni, è tuttavia necessario spiegare cos’è il tasso di letalità. Questo concetto indica la proporzione percentuale di decessi per una certa malattia sul totale dei soggetti ammalati nell’arco di un determinato spazio di tempo. Ovviamente tale valore è variabile in relazione alla durata dell’osservazione, e cambia da luogo a luogo.

 

Letalità apparente in vari Paesi

 

Il tasso di letalità e gli anziani

Arriviamo adesso alle precisazioni. Intanto la letalità è una bussola ambigua, nel senso che per avere valori certi bisognerebbe prendere in considerazione l’intera platea delle persone infette. Il problema, in attesa di un ipotetico screening di massa, è che nel conteggio finale restano fuori gli asintomatici e quelli non ancora registrati dalle autorità sanitarie (molti dei quali soffrono di sintomi talmente lievi da non accorgersi nemmeno di essere infetti dal Covid-19).

L’altro aspetto da considerare è che ciascun Paese ha una popolazione differente dal punto di vista anagrafico. Basta collegare i punti: più le persone sono anziane e più, in caso di contagio, rischiano di morire. Di conseguenza, negli Stati in cui è presente una popolazione più vecchia, dovremmo ottenere un tasso di letalità maggiore; l’opposto dovrebbe invece accadere in quei Paesi dotati di una popolazione più giovane. È sempre così? No, e il motivo lo abbiamo appena spiegato. È possibile che un governo sia stato più efficiente nello scovare più casi rispetto a un altro. In altre parole, i confronti tra tassi di letalità lasciano il tempo che trovano.

 

Tasso di letalità per classi di età

 

Età anagrafica e misure stringenti

Abbiamo parlato dell’età anagrafica. È interessante notare la risposta dei governi al nuovo coronavirus in relazione alla composizione della propria popolazione. In generale più uno Stato deve pensare a difendere cittadini anziani e più sceglie di applicare misure ferree, nel tentativo di limitare la diffusione del Covid-19 e diminuire il numero di decessi.

Facciamo subito un paragone: Italia e Spagna si sono dimostrati molto più preoccupati che non Regno Unito e Stati Uniti. In effetti l’età media del popolo italiano è una delle più alte al mondo: 46,5 anni. Ovvio che l’esecutivo abbia imposto un rigido controllo sociale. Un discorso simile può essere fatto per la Spagna (43,9 anni), mentre la Francia respira leggermente fermandosi a quota 41,3. Non a caso Macron, a differenza di Conte, ha proceduto per gradi e con meno timori.

Nel Regno Unito, dove Boris Johnson proponeva di attuare la strategia dell’immunità di gregge, l’età media si attesta a 40,6 anni mentre negli Stati Uniti addirittura a 38,5. Questo potrebbe spiegare perché le misure di Londra e Washington sono state, almeno in un primo momento, più morbide di quelle prese da tanti altri Paesi. Il ragionamento dei governanti potrebbe essere stato il seguente: dal momento che la popolazione è relativamente giovane, tanto vale non attuare fin da subito drastiche misure protettive.

In Brasile Jair Bolsonaro ha chiesto a gran voce di riprendere al più presto la normale vita quotidiana, perché il virus, secondo il presidente brasiliano, sarebbe una specie di influenza. Utilizzando il solito ragionamento da noi ipotizzato, dal momento che il Covid-19 è letale soprattutto per le persone più anziane, la gravità percepita dal governo locale potrebbe essere stata ammorbidita dall’età media della popolazione brasiliana: 33,2 anni.

 

Eccezioni alla regola: Cina, Germania e Giappone

Non mancano alcune eccezioni che meritano analisi a parte. La Germania è apparsa poco preoccupata di fronte all’emergenza sanitaria. Eppure, riportano i dati, l’età media dei tedeschi arriva a 47,8 anni, un valore più alto di quello registrato in Italia. A regola Berlino avrebbe dovuto blindare le sue città. Così non è stato semplicemente perché la macchina sanitaria teutonica può contare su 28mila posti letto in terapia intensiva. Calcolatrice alla mano, fanno 6 posti ogni 1000 abitanti contro i 2,6 del nostro Paese.

Un’altra eccezione alla regola è il Giappone, alle prese con la popolazione più anziana del mondo (età media 48,6). Tokyo ha applicato una serie di chiusure chirurgiche, su tutte quelle alle scuole di ogni ordine e grado, ma per il resto le persone continuano a uscire, lavorare e affollare parchi. Come si giustifica un comportamento del genere? I casi sono due: o il Covid-19 è stato isolato diversi mesi fa, non appena si sono registrati i primi casi all’interno del Paese, oppure il contagio vero e proprio deve ancora abbattersi sul Giappone. In quel caso Abe Shinzo potrebbe imitare l’Italia e la Spagna, chiudendo ogni attività non necessaria.

La Cina è stato il primo Paese ad affrontare la piaga del nuovo coronavirus. Dopo un avvio titubante, Pechino ha imposto il lockdown totale per l’intera provincia dello Hubei, epicentro del contagio, e attuato leggi draconiane nel resto della nazione. Oltre la muraglia l’età media è di 38,4 anni, dunque non elevatissima. Da questo punto di vista la drastica strategia di Xi Jinping è servita sì a limitare i morti e la diffusione del contagio, ma anche (e soprattutto) a mantenere l’armonia sociale. Tutto congelato per evitare la rottura dello status quo.

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