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marzo 11, 2013

 

Costantino Brumidi: l’apoteosi di George Washington

di Roberta Montanaro

 

Il cuore del Campidoglio è la “Rotonda”, una sala di oltre 30 metri di diametro, circolare, sormontata dalla cupola interna del campidoglio. Una volta era la sala della camera dei rappresentanti ma nel 1864 la sua funzione è cambiata, ed oggi è una sala di rappresentanza. Incastonato nella parte superiore della cupola giace un affresco chiamato “L’apoteosi di George Washington”, questo affresco racchiude una serie di simbologie particolari, è stato dipinto da un artista chiamato il Michelangelo americano, forse con troppa enfasi, la verità è che questo artista conosceva molti segreti che ha cercato di rappresentare con delle simbologie all’interno di questo dipinto, delle cose che si vedono e delle cose che apparentemente sono celate, era un italiano: Costantino Brumidi.

Costantino Brumidi era un artista nato a Roma nel 1805 da padre greco e madre italiana, il suo lavoro era stato apprezzato anche in Italia tanto che ebbe degli incarichi anche da Papa Gregorio XVI. Nel 1849, quando Roma fu occupata dai francesi, Brumidi emigrò e raggiunse gli Stati Uniti. Nel 1852 ricevette la cittadinanza americana e nel 1855 fu assunto per realizzare la sua opera maggiore: l’apoteosi di George Washington. Ci lavorò per venticinque anni dedicandosi a realizzare le scene che rappresentavano la nascita della nuova potenza mondiale.

Il dipinto si trova in alto, nella parte centrale della cupola, 55 metri sopra il pavimento, copre un’area di oltre 420 mq. Brumidi iniziò il suo capolavoro undici mesi dopo il termine della guerra civile, subito dopo la fine dei lavori di costruzione della cupola, la particolarità dell’opera è che è perfettamente visibile sia da una distanza di 15 metri che dal pavimento della sala “Rotonda”.

All’interno del dipinto, l’artista alterna personaggi reali a personaggi che derivano dal mito, vediamo George Washington, ricordiamo che apparteneva alla massoneria, come del resto la maggior parte degli uomini del tempo.

Lo vediamo raffigurato in mezzo a due ragazze.

La prima rappresenta la libertà e l’autorità, la seconda la vittoria e la fama. Altre tredici ragazze sono intorno a lui con delle stelle sopra, e rappresentano le tredici stelle della prima bandiera americana, che si riferiscono alle prime tredici colonie.

Ci sono vari simboli che Costantino Brumidi ha reso visibile all’interno del dipinto, come il martello e l’incudine, il compasso, la spada, l’aquila.

Nell’opera è facile rintracciare alcuni elementi caratteristici della tradizione massonica: la spada è George Washington stesso ad impugnarla. Arma nobile che contraddistingue il cavaliere e l’eroe, separa il bene dal male, e, in perfetto stile massonico, punta verso il basso.

Il compasso, presente nel gruppo della scienza, dove si trova Minerva, dea della saggezza, delle arti e della civiltà, sempre invocata dai massoni nei lavoro di aperture e chiusura nel tempio. Il compasso è alla sua destra, nella mani di un insegnante, aperto a 45°, ad indicare che gli apprendisti non dominano ancora la materia.

L’aquila, si trova nella raffigurazione della guerra, ha le ali spiegate, è metà bianca e metà nera, tiene tra gli artigli le frecce. Il simbolismo dell’aquila, molto complesso, in sostanza ricorda la figura di Melkizedek, doppiamente sovrano in quanto re di pace e di giustizia.

Il martello, tenuto in mano da Vulcano nel gruppo della meccanica, indica la forza ma anche l’autorità del maestro.

Questi simboli sono ancora più evidenti nei fregi che percorrono tutta la volta dove si racconta la storia dell’America.

Nell’immagine che raffigura la colonizzazione del New England appaiono martello e scalpello, uniti insieme simboleggiano l’intelligenza, che agisce e persevera, e il discernimento. Nel riquadro rappresentante Montezuma che riceve Cortes si trova un tamburo con la forma della Croce di Malta dei cavalieri, quindi dei massoni. Nella tavola della guerra civile il soldato confederato e quello dell’unione si stringono la mano ma la loro stretta è sul polso non tra le mani, come tipico tra i massoni.

Chissà quante persone hanno attraversato il corridoio che porta alla sala “Rotonda”, che si trova proprio sotto la cupola, ignari dei simboli che li circondavano.

Abbiamo analizzato i simboli evidenti nell’affresco del Brumidi, adesso cercheremo di scoprire se c’è qualcos’altro, qualcosa che non si vede a prima vista, ma che vale la pena di essere scoperto.

Vedendo l’affresco del Brumidi ci rendiamo conto che, ponendo Washington alla base, circondato dalle donne di cui si è parlato in precedenza, si forma un triangolo con al centro quello che per alcuni è un sole appena abbozzato o solo un effetto ottico, può diventare proprio la pupilla dell’occhio.

È realmente questo il significato?

L’immagine dell’occhio, in virtù della sua importanza come organo di senso, simboleggia per la maggior parte dei popoli l’occhio divino che vede tutto. Nell’antichità l’occhio compariva come raffigurazione del dio sole, per i massoni l’occhio racchiuso nel triangolo possiede una duplice simbologia, sul piano fisico il sole, sul piano spirituale il grande architetto dell’universo. Il triangolo, invece, rappresenta alla base la durata, e ai lati tenebre e luce.

Dunque l’edificio del Campidoglio, la cui costruzione è iniziata in una data esatta, in un punto specifico, seguendo un allineamento stellare ben preciso, ha al suo interno un affresco con molte figure, molte delle quali risalenti alla cultura e alla tradizione massonica.

Molti credono che l’edificio faccia parte di un disegno molto più ampio, che comprende l’intera città di Washington costruita per rappresentare la potenza più importante al mondo. [1]

 

Note

[1] Luca Molinari, Andrea Canepari, The Italian Legacy in Washington D.C.: Architecture, Design, Art, and Culture, Skira editore, Milano 2007