Firenze 30/3/2011

A Gino Strada ed alla redazione della nuova rivista E mensile

Caro Gino

  scusa se ti do del tu  ma nell'ascoltarti, l'altra sera, al Teatro Verdi di Firenze, mi è sembrato  di trovare un fratello, uno che  la pensa come te e che per le sue idee è disposto a lotte ed a sacrifici, come abbiamo fatto sia voi che  io e mia moglie, in campi diversi. Noi  contro le centrali nucleari civili in Toscana, contro la base di Comiso in Sicilia, e contro la guerra del Kossovo, andando, come ambasciatori di pace,  in quella zona per cercare soluzioni alternative alla guerra. Queste c'erano, sia trovate da una Agenzia per la Pace svedese sia da noi (come Campagna Kossovo),  ma  non sono state applicate per  poi  fare la guerra, ma più tardi,  per farla finire, sono state  utilizzate  le stesse proposte che, se messe in pratica prima, quando si erano fatte conoscere a tutti i possibili responsabili, avrebbero potuto evitarla. Gli amici svedesi, che avevano fatto le prime proposte,  hanno scritto di Rambouillet, l'incontro degli stati per risolvere il conflitto del Kossovo, che questo  non è stato fatto per “prevenire la guerra” ma per “prevenire la pace”!. Per questo, sia noi che l'Associazione  che presiedo, lottiamo da anni per prevenire le guerre e per creare una alternativa agli eserciti attraverso quei corpi civili di pace preparati alla nonviolenza attiva  ed alla risoluzione nonviolenta dei conflitti, che Alex Langer aveva proposto al Parlamento Europeo, e che questo ha riconosciuto in varie occasioni come strumenti utili di prevenire le guerre. Ma gli stati nazionali europei, e non solo loro, invece di fare i  corpi di pace, costruiscono e vendono armi e fanno le guerre. 

    Per queste ragioni, condividendo in pieno il vostro appello, almeno quello firmato da te, da altri ed anche da Don Ciotti e da Luisa Morgantini, (con Don Ciotti, ed il Gruppo Abele, e  con la Morgantini, collaboriamo da tempo) io e la mia Associazione  vi abbiamo subito aderito.

Ma noi, eredi del pensiero e dell'operato di Aldo Capitini,  uno dei pochi  professori universitari  che si sono rifiutati di prendere la tessera del fascio, oltre ad essere contro la guerra, contro tutte le guerre, siamo  convinti che anche l'uso delle armi e della violenza da parte dei movimenti di liberazione sia sbagliato, perché la violenza, anche se giustificata, porta ad altra violenza. Per questo abbiamo molto gioito per le lotte di liberazione nonviolenta che hanno portato alla caduta dei dittatori della Tunisia e dell'Egitto, e siamo convinti che, nel caso della Libia, il fatto di aver tanto appoggiato Gheddafi, noi ed altri paesi occidentali, per i nostri interessi energetici ed economici, sia stata una della cause non secondarie del suo rifiuto  di accettare queste lotte e della sua risposta violenta contro di queste. Ma come giustamente hai detto te ad Anno Zero dell'altra settimana facciamo ora la guerra contro di lui, ma non abbiamo fatto nulla, prima, per contrastare le sue violenze contro i suoi cittadini, anzi le abbiamo tacitamente accettate, dandogli anche le nostre armi per combatterli. Lo stesso era  successo, da parte del mondo occidentale, in passato, con Bin Laden e con Saddam. Per questo concordiamo con te sulla necessità di un cambiamento totale di politica  che metta la pace, e la prevenzione dei conflitti armati, al primo posto.  

Non ci siamo invece trovati  completamente  in accordo  con l'appello del Coordinamento 2 Aprile (anche se alcune delle organizzazioni che fanno parte della nostra Associazione sono tra le firmatarie), ed alle manifestazioni da questo promosse  in varie parti d'Italia (compresa Firenze)  perché in queste si parla  solo di  sostegno alle rivoluzioni e le lotte per la libertà e la democrazia dei popoli arabi (senza alcuna distinzione se sono nonviolente o armate), e tra le attività da portare avanti dopo il 2 aprile, si parla solo di solidarietà con i movimenti, ma non si parla invece di lavorare seriamente e congiuntamente per una politica di prevenzione dei conflitti armati. In un convegno internazionale organizzato da noi in collaborazione con il Master per Operatori di Pace della Provincia di Bolzano e dell'Università di Bologna, uno dei massimi esperti di questi temi ha calcolato che per la prevenzione dei conflitti armati si spende solo 1€ contro almeno 10.000€ per fare le guerre. Se non si riesce a cambiare questa situazione il nostro futuro sarà pieno di guerre. Ma nella lettera di adesione al tuo appello abbiamo fatto anche un'altra proposta, e cioè di dar vita ad una “Costituente per la Pace” che accetti e dichiari apertamente di riconoscersi nella nonviolenza attiva,  che non neghi la violenza cosiddetta buona* (come quella per la liberazione dei popoli dalle dittature)  ma la superi attraverso forme di lotta più umane e più efficaci delle altre, e queste sono, se fatte bene e ben preparate ed organizzate, le lotte nonviolente di popolo (che danno vita agli esempi storici che sono stati chiamati “lotte del potere popolare”) come, tra le ultime, quelle della Tunisia e dell'Egitto e di altri paesi del Maghreb.

Solo se si riesce a dar vita ad uno strumento di questo genere “senza se e senza ma”, per usare il tuo linguaggio, verso la violenza da qualsiasi parte venga e da qualsiasi parte sia portata avanti, credo sia possibile fare dei passi avanti verso una politica veramente di pace.

Al Teatro Verdi di Firenze ho consegnato ai tuoi collaboratori, perché te la facciano avere, una copia del mio ultimo lavoro su “Gramsci e la Nonviolenza” dalla lettura del  quale te ed i tuoi collaboratori potrete comprendere meglio le mie idee e le mie tesi, che ho insegnato per anni ai miei allievi universitari del corso per operatori di pace che ho contribuito a fondare a Firenze, ed ho promesso al redattore della vostra nuova rivista, alla quale auguro un grande successo, di fare avere copia di questo mio libro  “Per un futuro senza guerre” nel quale troverai, se avrai occasione  e tempo di leggerlo, molte conferme alle tesi che hai illustrato in modo così chiaro al Teatro Verdi.

Con la speranza che questo sia solo un inizio di una collaborazione reciproca per lottare, insieme, contro la cultura della guerra e della violenza, ti mando i miei più sinceri  auguri di buon lavoro.  Cordialmente 

Alberto L'Abate

*la violenza cosiddetta “buona” mi ricorda tanto, mutate mutandis, la tesi teologica cattolica della “guerra giusta” che poco ha contribuito all'avanzamento della Pace ed ancor meno della Nonviolenza.

Organizzazioni  aderenti all’Associazione I.P.R.I.- Rete CCP

 ITALIAN  PEACE RESEARCH  INSTITUTE – RETE CORPI CIVILI DI  PACE

Ass. “Aiutiamoli a vivere” (Pescara);  ALON – GAN (Forlì-Cesena); Associazione Operatori di Pace della Campania (Napoli);   Associazione per la Pace  (Roma);  Berretti Bianchi Onlus, (Lucca);  Centro Studi Sereno Regis  (Torino); Fondazione A. Langer (Bolzano);  G.A.V.C.I. (Bologna); Lega Obiettori di Coscienza (Milano);Lega Disarmo Unilaterale (Milano); Movimento Internazionale della Riconciliazione (Torino) ;  Movimento Nonviolento (Verona); Servizio Civile Internazionale (Roma); Comitato Pace Convivenza e Solidarietà “Danilo Dolci” (Trieste).

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