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30 settembre 2011

Cile, gli studenti vogliono cambiare il mondo
di Giampiero Calapà

Da più di cinque mesi il Cile, per la prima volta dal ritorno della democrazia, è attraversato e sconquassato da un movimento che chiede di cambiare, di voltare pagina, di costruire un sistema scolastico e universitario accessibile a tutte le fasce della popolazione, non solo ai più fortunati, unici beneficiari dell’eredità lasciata – ancora intatta – dal regime fascista di Augusto Pinochet (1973-1990).

Il governo di destra del presidente Sebastián Piñera ha deciso di rispondere anche con la violenza e reprimere il movimento, sceso in piazza per la trentaseiesima volta. Centomila studenti hanno attraversato Santiago del Cile e hanno dovuto fronteggiare lacrimogeni, idranti e la forza bruta della polizia cilena che ha anche arrestato diciassette studenti.

Camila Vallejo, Giorgio Jackson e gli altri leader degli studenti cileni non si arrendono e, intanto, incassano la promessa di Piñera di aumentare i finanziamenti per scuola e università del 7,6% nel 2012: “L’istruzione di qualità sarà garantita a tutti”, ha annunciato il presidente dopo l’incontro con i due ragazzi del movimento. Ma non è finita qui, perché per Camila e compagni non basta: “Le riforme annunciate da Piñera non sono la risposta a un sistema creato dalla dittatura militare del generale Augusto Pinochet”.

Chissà a cosa pensa l’ex segretario di Stato americano Henry Kissinger quando sfogliando i giornali s’imbatte nella faccia pulita di Camila Vallejo. Quello che pensano lui e il presidente Richard Nixon di Allende e del golpe militare che ha costretto il Cile a una dittatura ventennale lo ha rivelato in un’intervista che sarà trasmessa da National Geographic Channel il 1°ottobre alle 20,55. “Immagino che lei e il presidente Nixon abbiate accolto con piacere la notizia del golpe”, chiede lo storico Naill Ferguson per Ngp. “Ovviamente”, risponde Kissinger. “Non le sarà dispiaciuto quando…”, insiste Ferguson. “No”, replica Kissinger. “Neppure al presidente Nixon?”, incalza ancora Feruguson. “Nessuno di noi ne fu dispiaciuto”, conferma Kissinger.

“In nome dei più sacri interessi del popolo, in nome della patria, mi appello a voi per dirvi di avere fede. La storia non si ferma né con la repressione né con il crimine. Questa è una tappa che sarà superata. Questo è un momento duro e difficile: è possibile che ci annientino. Ma il domani sarà del popolo, sarà dei lavoratori. L’umanità avanza verso la conquista di una vita migliore. (…) Mi rivolgo alla gioventù, a quelli che hanno cantato offrendo la loro allegria e il loro spirito di lotta. Mi rivolgo agli uomini del Cile, agli operai, ai contadini, agli intellettuali, a quelli che saranno perseguitati, perché nel nostro Paese il fascismo ha fatto la sua comparsa già da tempo (…) nel silenzio di coloro che avevano l’obbligo di intervenire. Erano complici. La storia li giudicherà. (…) Il popolo deve difendersi, ma non sacrificarsi. Il popolo non deve farsi schiacciare né sparare addosso, ma non può nemmeno umiliarsi. Lavoratori della mia patria, ho fede nel Cile e nel suo destino. Altri uomini supereranno questo momento grigio e amaro in cui il tradimento pretende di imporsi. Continuate a sentire dentro di voi che presto si apriranno di nuovo i grandi viali lungo i quali passeranno uomini liberi per costruire una società migliore. Viva il Cile! Viva il popolo! Viva i lavoratori! Queste sono le mie ultime parole e sono convinto che il mio sacrificio non sarà vano. Ho la certezza che, almeno, sarà una lezione morale che punirà la fellonia, la viltà e il tradimento”.

Salvador Allende, Santiago del Cile, 11 settebre 1973

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