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09/12/2011

E se cascasse l'euro
di Bruno Giorgini

Mentre è in corso l'ennesimo vertice europeo, i bookmakers inglesi registrano molte scommesse che danno la caduta dell'euro prossima e inevitabile, e moltissime che la danno come fortemente probabile nel medio periodo. Intanto qualche giorno fa il New York Times on line faceva un elenco degli atti e dichiarazioni della signora Merkel che avevano contribuito all'attuale situazione di debolezza della moneta europea, ormai preda quasi imbelle dei feroci mercanti, che si nascondono dietro la dizione apparentemente neutra di "mercati".

Errori? A vederli in fila l'uno dopo l'altro fanno impressione, per cui ci si chiede se Merkel lo è, o lo fa. Secondo me lo fa, mentre invece lo è Sarkozy, che appiccicato come una cozza alla Germania, nella speranza di salvarsi le penne (il nostro appare in patria piuttosto spiumato), riceve uno schiaffo dopo l'altro. Ormai anche se Merkel accedesse alla ragionevole idea di lasciare la BCE libera di comportarsi come una banca, battendo moneta e agendo sul mercato come compratore e garante dei titoli europei tenendo bassi i tassi, sono in molti a pensare che i buoi siano già scappati dalla stalla, o peggio, che le faine siano già entrate nel pollaio. In ogni caso le porte sono state aperte dai guardiani, e Merkel già comunista della DDR, e oggi democratico cristiana della Germania, una combinazione micidiale, persegue con tutta evidenza un disegno di egemonia tedesca, l'Europa parla tedesco ha detto pochi giorni fa uno dei suoi.

Qualcuno ricorda che la grande crisi del '29, si concluse soltanto con la seconda guerra mondiale, che ebbe il suo cuore in Europa. Si può anche sottolineare che, ai tempi della dissoluzione della Jugoslavia, il riconoscimento unilaterale tedesco della Slovenia, non fu certo un atto dissuasore e di pacificazione, o mediazione, ma anzi sollecitò tensioni nazionaliste e belligeranti. Perché di pari passo ai deliri egemonici della signora cresce la germanofobia, non c'è che da restare in Francia o in Olanda qualche giorno per rendersene conto, e in Grecia già l'odio antitedesco si respira per strada.

Se la deflagrazione dell'euro avvenisse in modo incontrollato avremmo il caos diffuso, o forse un insieme di terremoti, devastazioni e catastrofi. Per evitare questo si leggono qua e là tra le righe ipotesi di soluzioni concordate. Una per esempio. La Germania si ritira dall'euro, rimette in circolo il marco rivolgendosi all'area dell'Est europeo fino alla Russia e ai paesi del Nord, Svezia, Danimarca, Olanda. E la Francia? Sta in una situazione difficile, sotto elezioni. Potrebbe decidere di giocare la partita in sinergia con l'Inghilterra, tornando al franco legato alla sterlina in un'ottica atlantica. Oppure di assumere la leadership dei paesi mediterranei, Portogallo, Spagna, Grecia, Italia, e forse la "nordica" Irlanda, i quali resterebbero depositari dell'euro, un euro fortemente svalutato, ordine 30-40%, il che ridurrebbe il debito reale in modo assi consistente, ridando fiato alle esportazioni. Il tutto nel quadro comunque di una Europa che rimarrebbe unita o quasi, ma a geometria variabile, e con un ruolo della BCE di regolatore e garante dell'accordo, ovvero dell'intervallo di fluttuazione delle singole monete. Chissà. Può darsi che siano pure e semplici ipotesi di scuola, oppure di qualcosa di più, un processo reale in atto. Certamente i vertici che si susseguono senza assumere mai decisioni reali, sono non solo inutili ma sempre più dannosi. Né tantomeno gli irrigidimenti di marca tedesca possono avere una reale efficacia, piuttosto, se non sono veleno, sembrano aspirine somministrate a un elefante ammalato di cancro.

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