Il Fatto Quotidiano
21 maggio 2011

In Spagna sono 58mila 
a suonare la sinfonia dell’indignazione
di Cristina Artoni

Piazze piene. Anzi pienissime. Da Madrid a Barcellona, la protesta, pacifica, prosegue anche oggi che è vigilia di elezioni. Domani infatti nelle penisola iberica si vota per le amministrative. Ma i leader del movimento annunciano: saremo in piazza anche lunedì

“La nostra giornata di riflessione la passiamo qui, perché solo collettivamente sappiamo riflettere”, dice Oscar, accampato da quattro giorni in Plaza Catalunya. Il cuore di Barcellona nella giornata della vigilia elettorale per le amministrative, è attraversato da migliaia di persone. Il sole è cocente ma nessuno dei partecipanti al movimento “Democracia Real Ya” si risparmia. “Siamo uniti e decisi a continuare la protesta – continua Oscar – e non stiamo sfidando i divieti dei giudici. Rispettiamo la giornata di riflessione proprio perché il nostro modo di parlare di politica è lontana anni luce da quella dei politici al potere”.

La Giunta elettorale centrale si era pronunciata ieri contro tutte le iniziative nel giorno prima della consultazione. Ma le principali piazze di tutte le città spagnole sono ormai patrimonio nelle mani dei cittadini: “Non abbiamo paura – dice Angel, pensionato catalano – non ci possono sgomberare. Sarebbe un autogol per i politici che aspettano i nostri voti”. Il movimento 15-M, con la forza dei numeri ha conquistato un’aura intoccabile. La Puerta del Sol di Madrid è organizzata come una repubblica autonoma. Sevilla, Palma, Santiago de Compostela, Valencia e in tutte le altre città del paese si contano migliaia di partecipanti alle occupazioni.

A Barcellona, le attività si susseguono senza sosta anche di notte. Alcuni appuntamenti sono fissi, come il “cacerolazo” sul modello argentino. Ogni sera alle 21, migliaia di persone con pentole, coperchi, latte, chiavi, tamburi compongono per mezz’ora la sinfonia dell’ indignazione contro un sistema “che umilia il cittadino” dice Sofia, quarantenne disoccupata. L’altro appuntamento è alle 22.30 per l’assemblea collettiva, dove vengono messe ai voti le proposte del movimento, risultato di ore di dibattito nelle commissioni. Un tappeto umano di persone, copre l’intera Plaza Catalunya per ore, come ieri fino all’una di notte. Sedute, ascoltano in silenzio religioso le proposte, votando per alzata di mano e scuotendo le mani a farfalla per aderire. “Chiediamo la riforma del sistema elettorale, l’attuale favorisce i grandi partiti. Seguono quattro punti”,  spiega al megafono una ragazza, impossibile vederla nella piazza gremita, ma l’eco della sua voce è chiaro. Proseguono le proposte su riforma del sistema sanitario, contro i tagli all’istruzione, contro lo strapotere delle banche. Ma il boato della piazza arriva con la proposta finale: “Chiediamo l’abolizione della monarchia, sistema anacronistico della nostra società”. In un’atmosfera di partecipazione elettrizzante non manca cibo e sostegno. “Non vogliamo soldi, entra nel movimento!”, riporta un cartello alla commissione rifornimenti. “Moltissimi cittadini vogliono contribuire finanziandoci – spiega Carlos, studente di medicina – ma preferiamo che contribuiscano con idee e con la partecipazione. Per ora il cibo non manca, anzi avanza”.

Sono infatti i numeri a decretare il futuro del 15-M. Domenica sera, ad ad elezioni concluse aumenterà il rischio di sgomberi forzati delle piazze occupate da giorni. In ogni città, la decisione su come continuare la protesta viene assunta dall’assemblea generale. Madrid ha già scelto senza mezzi termini la linea del movimento: “Qui alla Puerta del Sol restiamo accampati anche lunedì – conferma Julio, universitario – non ci arrendiamo al vuoto di speranze che ci propinano da anni”. Ora, come cita uno striscione in Plaza Catalunya, tocca alle altre città, tra cui Barcellona: “Cairo, Reykjavik, Madrid! Ahora es nuestro turno”.

top