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Scritto il 18/6/11

Istigazione a delinquere: anche la Procura contro i No-Tav

«Resistere, resistere, resistere»: così Alberto Perino, popolare portavoce della protesta No-Tav, ha esortato gli attivisti del movimento radunati al presidio di Chiomonte, il 17 giugno, poche dopo il blitz della Digos che all’alba gli ha recapitato un avviso di garanzia della Procura di Torino. Insieme ad altri 7 militanti, Perino è accusato di resistenza a pubblico ufficiale, lancio di pietre, puntamento laser e taglio di alberi. L’episodio contestato è quello della notte tra il 23 e il 24 maggio, quando il primo convoglio di mezzi per il futuro cantiere della Torino-Lione, scortato dai carabinieri lungo l’autostrada del Fréjus, fu fermato da una sassaiola in prossimità del “presidio” della Maddalena, che i No-Tav occupano per tentare di impedire l’avvio dei lavori. Per Perino anche l’accusa di “istigazione a delinquere”.

La scure giudiziaria minaccia quindi di abbattersi sui simboli della “resistenza” No-Tav della valle di Susa: il reato ideologico di cui è accusato Perino si riferisce alle dichiarazioni rilasciate il 21 maggio a Rivoli, nella cintura torinese (video) al termine del grande corteo Rivalta-Rivoli nel quale almeno 15.000 abitanti hanno manifestato la loro opposizione alla Torino-Lione anche a partire dall’hinterland del capoluogo piemontese. Dal palco, Perino aveva esortato la popolazione a tener duro contro l’apertura dei cantieri: resistenza passiva alla Maddalena di Chiomonte. «Mille poliziotti potranno anche occupare il sito, ma poi dovranno mantenerlo», aveva aggiunto Perino, alludendo alla possibilità di ostacolare i “cambi” dei contingenti di polizia. «Se sarà toccata la Maddalena, bloccheremo tutta la valle di Susa, fino a Torino».

Un discorso, quello di Perino, che evoca la quasi-insurrezione del 2005, quando in effetti la popolazione valsusina – decine di migliaia di persone – si riversò in strada bloccando statali, autostrada e ferrovia dopo il violento sgombero del “presidio” No-Tav di Venaus, che causò il ferimento di numerosi militanti, finiti all’ospedale. La protesta popolare fu così forte da suscitare un’ondata di indignazione nazionale, fino all’accantonamento del progetto. Le autorità hanno quindi presentato un secondo progetto cantieristico, con “prove di dialogo” che però, in cinque anni, non sono bastate a convincere la valle di Susa: 24 sindaci sono tuttora schierati contro la maxi-opera, ritenuta devastante, pericolosa per la salute, costosissima (20 miliardi di euro), rischiosa per le eventuali infiltrazioni mafiose, ma soprattutto vecchia e ormai inutile: il traffico merci europeo ha disertato la direttrice est-ovest e ora è concentrato sull’asse nord-sud che unisce Genova e Rotterdam.

Nel mirino delle principali istituzioni (e ora anche della magistratura) il movimento No-Tav e uno dei suoi più ascoltati “trascinatori”, Alberto Perino, che – sempre nel comizio di Rivoli il 21 maggio – arrivò a ventilare la possibilità di interrompere la tappa valsusina del Giro d’Italia e di portare la protesta No-Tav nel cuore del turismo culturale torinese, con una «battaglia nonviolenta». Espressioni valutate fuorilegge dal capo della Procura subalpina, Giancarlo Caselli. «È stato un altro autogol – commenta Perino – perché hanno fatto arrabbiare la gente, che da oggi sarà ancora più determinata: ci hanno fatto un favore». Già durante la perquisizione domiciliare, almeno 200 manifestanti hanno organizzato un sit-in di fronte alla casa di Perino a Condove, al grido “giù le mani dalla val Susa” (video).

«La notizia – scrive Maurizio Tropeano su “La Stampa” – è subito rimbalzata sui siti web di riferimento degli attivisti No-Tav, mobilitati ormai da settimane nel luogo dove dovrebbero iniziare a breve i primi lavori. Con tenacia hanno fino ad ora impedito l’avvio del cantiere, che se non sarà aperto entro la fine del mese, correrebbe il rischio di saltare definitivamente». Nonostante il rischio dell’apertura di un processo, i No-Tav non si scompongono. Anzi: dopo i Lou Dalfin, domenica 19 giugno saliranno al “presidio” di Chiomonte gli Statuto, per un altro concerto a sostegno della mobilitazione popolare della valle di Susa. Sempre alla Maddalena, il professor Massimo Zucchetti del Politecnico di Torino ha tenuto una lezione fuori sede ai suoi studenti, sul rischio-uranio che si correrebbe scavando tunnel in quell’area. Tutto questo, mentre 100 imprenditori No-Tav (artigiani, industriali, agricoltori) stanno formando un cartello di categoria contro la Torino-Lione: «Un’opera inutile, che renderebbe impossibile vivere e anche lavorare in valle di Susa».

In prima linea coi No-Tav anche la Fiom di Giorgio Airaudo: «Non ci sono più soldi e, per onestà, bisognerebbe ammettere che l’epoca delle grandi opere è finita: mentre lasciamo che le imprese italiane migrino all’estero, dovremmo anche creare un nuovo corridoio per merci che non saranno mai consumate e, probabilmente, neppure prodotte?». Se Airaudo ribadisce il massimo sostegno della Fiom ai presidianti valsusini, anche nel caso malaugurato di «una forzatura, che comunque non sarebbe accettata», a fianco della valle di Susa è in campo da anni Beppe Grillo. I valsusini hanno inoltre ottenuto l’appoggio di Luigi De Magistris, neo-sindaco di Napoli, che in qualità di europarlamentare Idv ha avvertito Bruxelles: in base alle convenzioni europee è impossibile finanziare un’opera come la Torino-Lione perché strenuamente avversata dalla popolazione e dalle istituzioni locali, sindaci e Comunità Montana.

«Sarebbe un controsenso», aggiunge Airaudo: «Da un lato coi referendum difendiamo il bene comune, e dall’altro devastiamo la valle di Susa?». Proprio la valanga del quorum su acqua, nucleare e giustizia ha acceso nuove speranze per la “resistenza civile” della valle di Susa: Lino Balza, antinuclearista di “Medicina democratica”, propone di trasferire proprio a Chiomonte il quartier generale dei movimenti referendari. Uno dei militanti denunciati e ora raggiunti da avviso di garanzia è un esponente del comitato nazionale contro il nucleare. “Giù le mani dalla val Susa”? Sfortuna vuole che Bruxelles abbia già stanziato quasi 700 milioni, la prima tranche della maxi-torta di denaro pubblico. Il Pd torinese – in testa Chiamparino e Fassino – ha chiesto a Maroni lo sgombero di Chiomonte «ad ogni costo», pur di aprire il cantiere, dopo dure campagne mediatiche tendenti a criminalizzare l’opposizione alla Tav, o a isolarla anche ricorrendo a disinformazioni tragicomiche: «Sono quattro gatti», disse Chiamparino alla vigilia del corteo che poi a Susa vide sfilare 40.000 persone il 23 gennaio 2010.

Partita che resta dunque delicatissima: da una parte i referendum e la debolezza del governo, dall’altra la sorda determinazione del Pd piemontese e ora anche gli avvisi di garanzia. Se il “presidio” di Chiomonte sarà sgomberato con la forza, allora «insorgerà l’Italia», avverte Gigi Richetto, uno dei veterani della protesta valsusina, sintetizzando la scommessa più grande: e cioè che l’Italia ribellatasi alla “Casta”, prima coi ballottaggi e poi col voto referendario, si accorga finalmente che in valle di Susa non è in corso una rivendicazione localistica, ma il possibile prologo di una svolta politica nazionale, basata sul divieto di devastazione affaristica del territorio. Ne è convintissimo lo stesso Airaudo: «In questi anni, il movimento No-Tav ha prodotto buona politica: popolare, democratica, partecipata. Sono stati i partiti a non saperla raccogliere». Tutto continuerà come prima, magari con una Tav imposta “a mano armata”, contro la popolazione, o la valle di Susa potrà rappresenterà l’alba dell’Italia di domani?

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