Il Problema non E' se Sia Giusto o Meno Bombardare la Libia.
di Alberto Capannini

Scrivo da At-Tuwani, a sud di Hebron, territori palestinesi occupati.

Stamattina davanti a casa nostra un palestinese è stato accoltellato da un

colono israeliano; forse il fatto che qui ci siamo noi dell'Operazione

Colomba ed altri volontari internazionali permetterà che il suo aggressore

venga individuato. Sono convinto che la nostra presenza a sostegno della

scelta nonviolenta del villaggio ha permesso che queste persone siano ancora

qui e non profughe e disperate in qualche terra non loro.

Quindi vedo la situazione della Libia da un punto di vista particolare,

quello di chi ha la fortuna\privilegio di vedere in azione l'alternativa

alla guerra. Il problema non è se sia giusto o meno bombardare la Libia. Non

è giusto, punto. La coscienza ci dice che la guerra non si fa mai, che

nessuno può proclamarla, neanche il Presidente di una nazione potente e

ricca.

Lo dice anche la Costituzione italiana: non è mai accettabile né umana, men

che meno quando dietro le motivazioni ufficiali ci sono interessi economici.

Non è accettabile che il governo di Gheddafi spari sulla popolazione libica

né che l'occidente bombardi la Libia. Il problema non più rimandabile è

costruire una alternativa alla guerra; se l'unico strumento che conosciamo

per risolvere le crisi è il bombardamento, useremo sempre quello: lo abbiamo

fatto ieri, lo facciamo oggi, lo rifaremo domani. Il nostro paese investe

nello strumento militare in maniera crescente, nonostante la crisi, vende

armi (siamo il primo venditore di armi alla Libia), si accoda ansioso ogni

volta che c'è da farsi vedere; bombardare e far la guerra è il nostro modo

di chiedere di essere accettati dai governi che contano.

La coscienza ci dice di non fare accordi con chi uccide, la nostra

intelligenza ci aiuta a capire che la guerra di oggi è preparata da tante

scelte miopi ed egoistiche: abbiamo sovvenzionato per decenni Gheddafi per

mantenere il nostro stile di spreco, lo abbiamo sostenuto nella sua guerra

ai poveri in fuga dalle guerre africane per paura di far arrivare dei

profughi in Italia ed Europa. La coscienza ci dice che non si può far la

guerra senza diventare meno esseri umani e che la nostra vera crisi non è

economica, ma morale.

La nostra coscienza ci chiede di investire con forza sull'intervento

nonviolento civile, lo dico nel clima di esaltazione che produce la

violenza, lo dico sapendo che tra non molto tempo faremo i conti con

l'ennesimo bilancio fallimentare (Iraq, Afganistan...).

La nonviolenza funziona, ma non è fatta di parole né di soli no alla guerra:

chiede di essere provata, vissuta, chiede meno chiacchiere e più persone

vere pronte anche a rischiare la vita: è lo strumento di oggi, su cui come

paese dobbiamo assolutamente puntare.

La diplomazia ufficiale è superata.

Lo strumento della guerra è superato.

E se non lo vedete ora, ci aspettano altri anni di menzogne e guerre.

K.

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