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Giovedì, 22 Settembre 2011

In marcia per la pace e contro il degrado politico e morale in cui precipita il Paese
di Flavio Lotti

Oggi l’Onu celebra la Giornata internazionale per la pace ma il mondo sta pensando ad altro. Tutto è incerto, confuso, instabile. I conflitti aumentano insieme alle disuguaglianze, alle sofferenze di miliardi di persone, allo sfruttamento, all’illegalità, alla corruzione, alla devastazione dell’ambiente e delle risorse naturali, al ricorso alla violenza, alla guerra e alla giustizia “fai-da-te”, i traffici di ogni tipo di armi. La fragorosa crisi finanziaria dell’Europa e dell’occidente sta mettendo in ginocchio interi paesi. E noi tra questi. Oggi si apre a New York l’Assemblea Generale dell’Onu, il più grande summit dell’anno di tutti i grandi e i piccoli paesi del mondo. I media ci raccontano che al centro delle preoccupazione dei grandi c’è la domanda presentata in carta semplice da un piccolo popolo del medio oriente che chiede di poter godere, dopo sessant’anni di sofferenze e occupazione, degli stessi diritti di tutti gli altri popoli. La maggioranza non avrebbe dubbi ma qualcuno, che pensa di avere ancora il potere di veto, si ostina ad opporsi a questa legittima rivendicazione. Altri come il governo italiano non sanno che fare e, come succede da tanto tempo a questa parte, finiranno per fare la scelta sbagliata. 

Mi chiedo: possiamo restare a guardare questo panorama senza reagire?

Chi non ha piegato la schiena, chi si è rassegnato, chi vuole trasformare la sua indignazione in cambiamento ha un appuntamento, domenica prossima 25 settembre 2011, sulla strada che da Perugia porta ad Assisi.

Sarà innanzitutto una grande manifestazione civile contro il degrado politico, sociale e morale in cui è precipitata l’Italia. Ma sarà anche l’occasione per rialzare la testa, riaprire gli occhi sul mondo e ripensare al nostro rapporto con gli altri popoli. La situazione è giunta ad un punto limite. Il comportamento irresponsabile del nostro governo e di tanta parte della politica ha trascinato l’Italia ai margini della scena internazionale al punto da mettere in serio pericolo la nostra stessa capacità di difendere i legittimi interessi del nostro paese. Per non parlare di quello che dovremmo fare e non facciamo per contribuire ad affrontare le grandi emergenze internazionali. Libia docet.

Sarà una Marcia per la difesa dei valori che contano, della nostra Costituzione, dei beni comuni e del bene comune, dei diritti umani, della nostra scuola pubblica, della cultura, della ricerca, della Rai servizio pubblico.

Sarà la Marcia di chi vuole costruire una nuova politica, una politica povera di soldi ma ricca di idee e di progetti, una politica povera di affaristi ma ricca di credibilità, competenza e coerenza. Esserci o non esserci è questione di responsabilità.

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