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14 gennaio 2011

Il referendum abrogativo sul nucleare
di Alfiero Grandi
Presidente Comitato Si alle energie rinnovabili NO al nucleare e primo firmatario della legge d’iniziativa popolare

La Corte Costituzionale ha ammesso 4 referendum tra cui il nucleare. Quindi in primavera si voterà per Comuni importanti e per i referendum abrogativi.

Ora il primo obiettivo è realizzare il quorum. Infatti da molto tempo i referendum abrogativi sono falliti perché non è stata raggiunta la metà più uno degli aventi diritto al voto. Il referendum promosso dal Comitato per l’acqua pubblica ha una buona base di partenza, ha avuto consensi importanti e trasversali e tuttavia il salto di qualità da un milione e quattrocentomila elettori a oltre 24 milioni è molto impegnativo.

Il referendum pormosso dall’Italia dei Valori per abrogare la legge che vuole reintrodurre il nucleare in Italia, fatta approvare dal Governo con voto di fiducia, ha una base di partenza meno ampia. Sia perché è un argomento più recente, sia perché l’Italia dei Valori, che pure ha il merito di averlo promosso, lo ha fatto con modalità inadeguate. Infatti era del tutto possibile promuovere questo referendum con un accordo ampio e coinvolgente, come per l’acqua pubblica, ma Idv ha deciso di procedere in solitudine e questo è un limite molto serio, da correggere in fretta.

Era del tutto possibile avanzare una proposta unitaria perché il quesito referendario per abrogare la legge 99/2009 (e il suo decreto attuativo) era sostanzialmente concordato nel merito – ad esempio – con il nostro Comitato, grazie anche alla competente assistenza giuridica del prof. Gianni Ferrara. Tuttavia ora il referendum c’è e entro il 15 giugno si voterà. Quindi non c’è spazio per troppe recriminazioni e occorre rapidamente preparare un ampio fronte associativo e politico per sostenere il confronto con la potente e ricchissima lobby nuclearista.

La lobby affaristica del nucleare ha già iniziato da tempo la sua campagna elettorale a favore con spot televisivi a raffica, costosi e insinuanti ma chiaramente a favore della reintroduzione, del resto voluta in partnership con il Governo. Occorre rivendicare dalla stampa e dalle televisioni la par condicio. Fino ad ora non si sapeva se il referendum sarebbe stato ammesso. Ora è noto e quindi la Commissione parlamentare di vigilanza, il Consiglio di amministrazione della Rai, l’Autorità delle Comunicazioni e quant’altri sono invcestiti di responsabilità debbono fare rispettare la parità di condizioni. Se in campo restasse solo il punto di vista di chi vuole ad ogni costo il nucleare ci sarebbe un problema molto serio per la reale agibilità politica delle posizioni abrogazioniste.

Il 22/1 si riunirà il Comitato che ha promosso la legge di iniziativa popolare che è stata depositata alla Camera dei deputati il 21 dicembre, forte del sostegno di 110.000 firme, ed è chiaro che a questo punto affronterà anche il problema del referendum. Lo scopo della proposta di legge è fare emergere non solo un no secco al nucleare perché costa un mare di quattrini, perché è pericoloso come dimostrano l’ultimo incidente in Niger e la ricerca tedesca sull’aumento della leucemia nei bambini in rapporto alla vicinanza alle centrali.

Lo scopo della legge è anche di rendere chiaro che del nucleare non c’è bisogno e che anzi investire risorse in questa direzione porterebbe non solo a buttare soldi ma a toglierle alle energie da fonti rinnivabili, come ha ricordato il documento firmato da 200 imprenditori italiani, a prima firma Pistorio. Non ci sono le risorse per il nucleare e per le rinnovabili, bisogna scegliere tra 2 alternative. Come dimostra la vendita dell’Enel di parte delle rinnovabili proprio per finanziare l’avventura nucleare.

Puntare sul risparmio energetico, che ha spazi enormi, e sulle energie da fonti rinnovabili (salute e ambiente a parte) con un programma nazionale e delle Regioni vuol dire scegliere l’occupazione (almeno 15 volte più del nucleare) e gli investimenti qualificati in settori produttivi in rapida crescita, che vedono oggi la presenza delle economie più solide nel mondo. L’Italia ha le condizioni e l’interesse a fare una scelta di campo netta contro il nucleare e per le rinnovabili e il referendum può essere il punto di svolta. A condizione che si superino rapidamente ripicche e solitudini e che si faccia un’alleanza con il comitato per l’acqua bene pubblico. Oddi ha ragione, facciamolo e facciamolo presto.

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