Sul Nucleare: Lettera del Presidente e del Direttore per Regionali e Circoli di Legambiente
di Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale e Rossella Muroni, direttore generale

Carissime/i,

cosa sta succedendo intorno al referendum sul nucleare?

Martedì, improvvisamente, il Governo ha deciso di presentare un emendamento, decreto legislativo in discussione al Senato, per trasformare la moratoria proposta circa un mese fa in abrogazione di tutti i punti previsti dal quesito referendario. L’emendamento è sostanzialmente una fotocopia del quesito con due varianti. C’è una premessa nella quale si sostiene che in attesa di acquisire “ulteriori evidenze scientifiche” sulla sicurezza nucleare, tenendo anche conto delle decisioni assunte dall’Unione Europea, “non si procede alla definizione e attuazione del programma di localizzazione, realizzazione ed esercizio” di impianti nucleari. C’è una conclusione in cui si lascia aperta la porta al rientro nel nucleare, che comunque non viene mai citato, in previsione dell’adozione di una “strategia energetica nazionale” da attuare entro dodici mesi. Il nucleare comunque è rinviato sine die.

Perché questa accelerazione?
Le ragioni possono essere varie e tutte concatenate. Si vuole diffondere un messaggio rassicurante (cosa che evidentemente la moratoria non era riuscita a fare) che il nucleare non è più un problema. La maggioranza ha bisogno che si diffonda questa idea perché la contrarietà al nucleare non pesi nelle prossime amministrative e per depotenziare la partecipazione al voto del 12 e 13 giugno, per evitare che il nucleare venga bocciato esplicitamente dai cittadini e per evitare che il referendum sul nucleare trascini il quorum anche per gli altri referendum, soprattutto per quello sul legittimo impedimento.
Da questa situazione dobbiamo trarre una prima conclusione politica: il Governo ha avuto paura della forza del movimento antinucleare. Una forzastorica, che si è venuta rivitalizzando negli ultimi mesi (paradossalmente questo è stato l’effetto anche del discusso spot dei nuclearisti, quello della partita a scacchi), da quando si è ricominciato a parlare del nucleare con più insistenza. Il disastro di Fukushima ha accentuato il processo e consolidato la trasbordante maggioranza antinucleare. Il Governo ha evidentemente valutato che il nucleare avrebbe pesato negativamente sulle amministrative e che il superamento del quorum al referendum sarebbe stato molto probabile.
Noi, come Legambiente e come movimento ambientalista, dobbiamo riconoscere ed incassare la marcia indietro del Governo come una prima nostra vittoria. Ma dobbiamo anche sapere che non è la vittoria definitiva. Perché, rispetto all’esito positivo del referendum, la differenza messa in campo da questa procedura abrogativa da parte del Governo consiste nel fatto che in linea teorica nei prossimi anni si potrebbe tornare a legiferare sul nucleare (come dichiarato in premessa e nel comma conclusivo), mentre il referendum sospende questa possibilità per 5 anni. Inoltre non possiamo dare per acquisita la cancellazione del referendum. Su questa strada ci sono almeno tre scalini che il Governo (e la sua intenzione di cancellare il referendum sul nucleare) dovrà superare. L’approvazione alla Camera dell’emendamento, facilmente approvato al Senato. Alla Camera l’opposizione continuerà a votare contro (è presumibile) e la fragile maggioranza potrebbe sfaldarsi (basterebbero una decina di deputati della maggioranza assenti) per motivi inerenti o meno al nucleare. Lo stesso vale per la votazione su tutto il decreto. Un terzo scalino sarà rappresentato dalla Corte di Cassazione che sarà chiamata a decidere se le abrogazioni approvate dal Parlamento sono sufficienti a cancellare il referendum. Non vogliamo inoltrarci in congetture troppo tecniche, però non è irrilevante che la possibilità dichiarata in premessa e nell’ultimo comma di rientrare nel nucleare, sono in aperta contraddizione con lo spirito del referendum che impone che per i cinque anni successivi al pronunciamento popolare non si possa tornare a legiferare sullo stesso argomento.
Stante tutto ciò non possiamo dare per scontato che il Referendum sia già stato cancellato. Anche e soprattutto perché, per quanto sia altamente improbabile, nel caso in cui il referendum si dovesse fare, l’annuncio del governo avrebbe creato un danno preoccupante nel diffondere l’idea che il referendum è inutile perché tanto il nucleare non si fa più! E noi ci troveremmo con un referendum senza quorum.

Allora cosa facciamo?
Noi dobbiamo e possiamo fare una sola cosa: continuare a fare la campagna referendaria per evitare che all’effetto annuncio, provocato oggi dall’emendamento approvato, non segua poi un’effettiva e completa abrogazione del nucleare. La valutazione condivisa con le altre associazioni del Comitato nazionale “Vota sì per fermare il nucleare” è che noi dobbiamo continuare la campagna referendaria e, se possibile, centuplicare gli sforzi per far sapere che c’è un referendum e che questo è l’unico vero strumento per togliere di mezzo il nucleare senza ambiguità. Nelle prossime settimane avremo modo di valutare meglio come comportarci. Per ora dobbiamo continuare a costruire sul territorio i comitati “vota sì” e mantenere tutte le iniziative che abbiamo messo in cantiere, a partire da quelle per l’anniversario di Chernobyl nella prossima settimana. Il Comitato nazionale, per suo conto, sta proseguendo nella produzione delle bandiere, dei volantini e dei manifesti, per fare concretamente sul territorio la campagna referendaria.
Inoltre non dobbiamo dimenticarci che c’è sul tavolo anche il referendum sull’acqua e che ancora il lavoro di informazione sui referendum (acqua e nucleare) deve comunque lottare per raggiungere il quorum. Un obiettivo oggi ancora più necessario.

Non ci rimane che rimboccarci led maniche e darci da fare più di prima.
Un caro saluto

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