RESPEKT Praga
9 giugno 2011

La sicurezza è un bene comune
di Marek Švehla
traduzione di Andrea De Ritis

Mentre il coordinamento tra gli stati europei si estende e approfondisce, la supervisione delle centrali atomiche continua a essere affidata ai governi nazionali. Un'anomalia che va risolta al più presto, per il bene di tutti.

Aveva ragione il primo ministro ceco Petr Nečas quando nella sua visita in Germania a inizio giugno affermava che i cechi devono essere i soli a decidere per le questioni di energia nucleare di loro competenza? Ecco una domanda che a casa nostra ha provocato accanite discussioni. Ma se ci liberiamo dai nostri pregiudizi anti-Bruxelles e del nostro attaccamento al principio di sovranità e affrontiamo la questione da un punto di vista razionale, la risposta dovrebbe essere una sola: no. No, non siamo obbligati e non dobbiamo decidere da soli.

Creare un Ufficio europeo per la sicurezza nucleare è necessario per più di una ragione. Prima di tutto l'energia nucleare non è un settore di competenza esclusiva degli stati. Un incidente avrebbe conseguenze su vasta scala. Inoltre le autorità nucleari nazionali non beneficiano della fiducia che è richiesta in questo campo. In Repubblica Ceca il problema delle centrali nucleari suscita passioni così grandi che la direttrice dell'Ufficio ceco di sicurezza nucleare si sposta personalmente per celebrare la loro prossima inaugurazione, ancora prima della loro apertura ufficiale. Un'autorità nucleare indipendente e animata da un sano scetticismo non dovrebbe mai comportarsi in questo modo.

Per altri la creazione di una rete di sorveglianza nucleare comune appare del tutto logica, se si considera la grande diversità di approcci in materia di energia nucleare. In un contesto che favorisce le politiche comuni – sicurezza, finanza, visti, lotta ai monopoli e così via – il fatto che esista un settore pericoloso la cui sicurezza è garantita dai diversi approcci degli stati membri e dei funzionari nazionali non è più possibile sul lungo periodo.

Fino a quando era solo la piccola Austria ad avere una sorta di ossessione antinucleare, si poteva considerare questo atteggiamento come una particolarità locale. Ma nel momento in cui anche la Germania si è schierata al suo fianco, la paura dell'energia nucleare si è impadronita dell'intera Ue.  Non si può quindi ignorare il fatto che l'energia nucleare è una grande fonte di sfiducia reciproca. Un'autorità europea di controllo del nucleare non può essere subordinata alle pressioni politiche. Un'autorità europea non si lascerebbe corrompere dalle grandi imprese di energia.

Questione di prezzi

Inoltre questo trasferimento di competenze potrebbe favorire gli stessi sostenitori dell'energia nucleare. Infatti sarebbe molto più difficile rimettere in discussione l'approvazione di un'autorità europea, nella quale i tedeschi potrebbero avere dei rappresentanti, rispetto alle autorizzazioni della piccola comunità ceca del nucleare dove tutti si conoscono.

Un semplice colpo d'occhio sulle tabelle di Eurostat permette di constatare che i prezzi dell'elettricità sono più bassi negli stati postcomunisti e presso i grandi esportatori di elettricità (Francia e Grecia). I cechi rientrano nelle due categorie; dispongono di carbone a buon mercato ed energia nucleare ereditata dal regime comunista ed esportano quasi la totalità della produzione [della centrale nucleare di Temelin].

Ma l'elettricità non è a buon mercato. Le tariffe pagate dall'industria sono fra i più alti dell'Ue (ormai l'elettricità è meno cara in Germania). Nel frattempo la Germania sta costruendo uno dei parchi energetici più moderni del mondo. Cˇez [l'azienda elettrica pubblica ceca] adatta con grande discrezione i suoi prezzi in funzione delle prestazioni del suo vicino, e non ha ancora cominciato a pensare seriamente alla modernità.

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