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Inviato da redazione il Mer, 13/07/2011 - 17:30

Giappone, cresce ancora il fronte antinuclearista
di Paolo Tosatti

Esattamente un mese fa il ministro dell’Industria Banri Kaieda lo aveva definito uno dei quattro pilastri energetici del Giappone, ribadendo davanti all’intera comunità internazionale la ferma volontà del suo governo di continuare a considerarlo come un motore fondamentale per lo sviluppo del Paese nonostante l’incidente di Fukushima. Oggi, a sole quattro settimane di distanza, il nucleare nipponico si trova davanti un fronte di opposizione che non è mai stato così compatto e che continua a crescere di giorno in giorno, annoverando tra le proprie fila non solo persone comuni, attivisti, ong e associazioni che si battono per la difesa dell’ambiente, ma anche soggetti istituzionali e amministrazioni locali. L’ultima a scendere in campo contro l’atomo è stata ieri l’insospettabile prefettura di Fukui, il più grande “distretto nucleare” di tutto l’arcipelago, che ospita sul proprio territorio ben 14 dei 54 reattori del Sol Levante. Davanti ai microfoni dei media nazionali il capo del dipartimento per la Sicurezza ambientale della prefettura, Hakuei Ishizuka, ha accusato apertamente l’esecutivo del premier Naoto Kan di non aver ancora fornito alcuna risposta alla richiesta inoltrata dalle autorità locali sull’effettiva entità del danno subito dalla centrale di Fukushima, sottolineando che «fino a quando il governo non fornirà una risposta, non riattiveremo i nostri reattori». Un attacco diretto che si è concluso con un avvertimento: «Non mancheremo di tenere sotto stretta osservazione gli sviluppi della questione nucleare e ci riserviamo di verificare se gli stress test annunciati forniranno risposte adeguate alle nostre domande».
 

L’annuncio fatto giovedì scorso dall’esecutivo sulla possibilità di riavviare una parte dei 35 reattori inattivi del Paese dopo la conclusione di una fase di test di verifica della loro sicurezza è stato accolto con diffidenza da molti sindaci delle zone colpite dal disastro di Fukushima. Il primo cittadino di Genkai, Hideo Kishimoto, ha addirittura ritirato il proprio via libera inizialmente concesso alla riaccensione dei due reattori presenti nella città, mettendo in serio imbarazzo il governo. L’alt arrivato da Fukui rafforza ulteriormente il fronte antinuclearista giapponese, che continua a organizzare manifestazioni di protesta in tutto il Paese e che ha annunciato per la fine del mese un grande incontro internazionale sul nucleare che si svolgerà contemporaneamente in diverse zone dell’arcipelago, incluse le città di Hiroshima e Nagasaki. La compagine del premier Kan, intanto, si trova in una posizione sempre più scomoda, visto che l’estate segna un periodo di intenso utilizzo dell’elettricità in tutto il Paese, elettricità che ha già iniziato a scarseggiare in alcune regioni. Non riuscire a riavviare le centrali nucleari potrebbe comportare un serio impedimento per il settore industriale, obbligandolo a ridurre la produzione. Un problema di cui il governo di Tokyo è perfettamente consapevole ma al quale non sembra in grado di trovare una soluzione. 

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