Carlo Petrini, estratti dell’intervento del 20 giugno 2012 a “La Repubblica delle idee”, ripreso dal sito del Movimento per la Decrescita Felice

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Scritto il 24/6/12

Petrini: tutti agricoltori, per salvare il mondo dai banchieri

Dopo la battaglia per l’acqua vinta esattamente un anno fa con i referendum, è giunto il momento di far partire quella per il suolo: dobbiamo trasformarci da consumatori in co-produttori, perché il nostro modo di mangiare è il primo atto agricolo ed è in grado di cambiare un modello di produzione che ci sta portando sull’orlo del baratro. Dobbiamo scegliere i gruppi di acquisto solidale, i mercati dei produttori locali e soprattutto essere coscienti e informati per sostenere una nuova forma di resistenza. I nostri nonni stenterebbero a crederlo, siamo una società che spende più per dimagrire che per mangiare. Non ho nostalgia per il mondo antico, ma dobbiamo far tornare i giovani alla terra e al mestiere di contadino, perché c’è più saggezza e conoscenza in un contadino che in un banchiere.

Sono loro, i contadini, che difendono il suolo dai dissesti idrogeologici, che razionalizzano l’uso delle risorse idriche, che conservano la memoria. Occorre quindi mettere in campo gli strumenti economici e culturali necessari a far tornare ai giovani la voglia e l’orgoglio di coltivare la terra. Ma finché gli agricoltori sono costretti a vendere un litro di latte a 30 centesimi al litro e un quintale di grano a 14 euro, questo non sarà possibile. Riformare il modo di provvedere al nutrimento di un pianeta in continua crescita demografica è il primo tassello per uno sviluppo sostenibile. Ma il cambio di paradigma non arriverà da improbabili accordi internazionali siglati all’imminente conferenza di Rio+20.

Il summit non porterà a nulla, perché si potrà solo prendere atto che questa governance è fallita. Ma Rio sarà una tappa nel cammino di quelle che Edgar Morin chiama “le comunità di destino”. Ce ne sono migliaia in tutto il mondo e rappresentano una realtà vera e crescente, fatta di gente che sente il peso della responsabilità, anche se non ha rappresentanza perché la politica dorme e non se n’è accorta, mentre è lì che dovrebbe stare, soprattutto la mia amata sinistra. Eppure, la “primavera” sta arrivando.

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