http://www.eilmensile.it/2012/06/01/italia-il-riuso-temporaneo-per-gli-stabili-in-abbandono-a-milano/
1 giugno 2012

Italia, il riuso temporaneo per gli stabili in abbandono a Milano
di Lorenzo Giroffi

Ritorniamo ad occuparci dell’urbanizzazione lombarda, ma questa volta senza considerare progetti in atto o responsabilità passate, ascoltiamo da Isabella Inti e Veronica Vecchi, che fanno parte del progetto “Temporiuso” del laboratorio multiplicity.lab del DiAP del Politecnico di Milano, la teorizzazione di una pratica già utilizzata da molti Paesi europei: quella della valorizzazione dell’edilizia in abbandono. Questa operazione potrebbe sopperire a molte lacune del mercato immobiliare milanese e frenare la proliferazione perenne di nuovi progetti di urbanizzazione.

Cos’è “Temporiuso”?

Da circa tre anni abbiamo iniziato la ricerca “Temporiuso”, con l’obiettivo di restituire a varie fette di cittadinanza (studenti, associazioni culturali, artisti) molti degli spazi in abbandono che esistono a Milano. Il tutto con contratti di uso cameriato (canone sociale) legato alla loro progettualità. In questa prima fase stiamo mettendo in campo una mappatura degli spazi in abbandono degli scorsi anni.

Questa pratica è prevista dalle politiche locali?

Il riuso temporaneo non è ancora normato in Italia, ma in Europa è una realtà già molto efficace. Ad esempio a Berlino viene chiesto agli artisti d’impiegare il loro tempo nel territorio proprio in tali scenari. Da tali esperienze di inizi anni ’90, in Europa ed anche in Nord America, si sono costituiti dei tavoli di confronto tra associazioni, artisti e pubblica amministrazione, che hanno portato al confronto ed all’adozione di bandi pubblici della creatività per il riuso temporaneo dei luoghi in abbandono. Queste pratiche poi sono state istituzionalizzate. Il Comune di Amsterdam ha un ufficio preposto a tale pratica ed ha riattivato circa cinquantaquattro posti di questo tipo.

La vostra mappatura quali dati evidenzia?

Siamo riusciti a mettere a sistema il grande patrimonio di un milione di metri quadri legati agli scali ferroviari, un altro milione a riguardo delle caserme e dei poligoni di tiro. Le grandi aree in trasformazione ed i piccoli lotti presenti si sommano in tre milioni e settecentoventi mila metri quadri di spazi in abbandono. Poi abbiamo mappato anche la domanda sociale. Il dato più rilevante è sicuramente quello riguardante gli studenti, che sono circa centosettanta mila a Milano e c’è un’offerta di canoni convenzionati solo per circa cinquemila e cinquecento residenze. Tuttavia questi studenti devono accedere al mercato immobiliare e molte volte sono costretti a pagare cinquecento euro per posto letto. Esigenze arrivano anche dall’enorme categoria legata all’associazionismo del terzo settore a Milano, che conta oltre seicento associazioni, che hanno difficoltà a pagare l’affitto quando agiscono già in contesti di volontariato.

Nel concreto quali sono i problemi che potrebbe incontrare il riuso temporaneo?

Sicuramente le resistenze della proprietà, ma se riusciamo a far capire a questa che lo spazio in abbandono verrà riutilizzato per un tempo dai due ai cinque anni a canone gratuito, rivalorizzando lo stabile, allora si potrà finalmente riattivare lo spazio e restituire un bene vuoto alla collettività.

Come avete rintracciato i luoghi in abbandono?

Da soli non avremo mai potuto realizzare una tassonomia di tutti gli spazi, quindi è stato fondamentale la collaborazione con i comitati cittadini per le singole zone di Milano (otto in tutta la città). L’abbiamo fatto anche con delle escursioni in bici, che hanno permesso di individuare le realtà in abbandono. Il nostro primo obiettivo è quello di scegliere un edificio per zona e ridarlo alla cittadinanza.

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