di Lettera22 per il Fatto
26 luglio 2012

A Rose in the desert
di Joseph Zarlingo

Secondo i documenti del Syrialeaks, la figlia dell’ambasciatore siriano all’Onu ha curato per conto del regime una serie di contatti stampa e partecipato alla campagna di public relations avviata dagli Assad con la collaborazione della Brown Lloyd James facendo ottenere ad Asma Assad un servizio di Vogue

Secondo i documenti del Syrialeaks, la figlia dell’ambasciatore siriano all’Onu, Sheherazade al-Jafaari, ha curato per conto del regime una serie di contatti stampa e partecipato alla campagna di public relations avviata dagli Assad con la collaborazione di una ditta statunitense, la Brown Lloyd James. Sarebbero stati i buoni uffici della Blj a far ottenere alla moglie di Assad, Asma, un lungo servizio su Vogue in cui veniva definita “la Rosa del deserto” e – scrive al-Arabiya sul suo sito web – “mostrata con tutto il glamour di solito riservato alle principesse e ai racconti fiabeschi”. Un memorandum mandato dalla Blj al governo siriano e pubblicato a luglio da Wikileaks, assieme a più di due milioni di altri documenti riservati connessi con la Siria, dimostrerebbe che la Blj ha offerto di nuovo i suoi servizi a maggio dello scorso anno, due mesi dopo l’inizio della rivolta, per consigliare il regime su come migliorare la propria immagine internazionale. Uno dei partner della Blj, Mike Holtzman, ha difeso le scelte della sua azienda in una intervista a The Cable, uno dei blog di Foreign Policy. Holtzman, già consigliere della Casa Bianca durante l’amministrazione Clinton, ha detto che a maggio del 2011 anche il governo statunitense sperava si potesse arrivare a una soluzione concordata della crisi siriana e che l’offerta della Blj era uno estremo tentativo di spingere il governo di Damasco a modificare il suo atteggiamento. In una lettera di replica pubblicata sul sito di al-Arabiya, la Blj aggiunge: “Se quel memorandum fosse stato ascoltato, la Siria oggi sarebbe in una situazione molto diversa. Il regime ha scelto di salvare se stesso e non il paese”.

Sheherazade al-Jafaari entra in scena proprio come stagista alla Blj, da dove poi passa a lavorare direttamente come consigliera degli Assad per i rapporti con i media occidentali, a Damasco, dove ha organizzato l’intervista ad Assad trasmessa dal network statunitense Abc all’inizio di dicembre 2011. La giornalista che ha condotto l’intervista, Barbara Walters, ha poi appoggiato la candidatura della figlia dell’ambasciatore siriano all’Onu per la School of International and public affairs della Columbia University, salvo poi scusarsi per averlo fatto. Quattro settimane dopo l’intervista, aggiunge al Arabiya, Holtzman ha mandato una mail alla sua ex stagista ancora una volta per esprimere il proprio desiderio di essere a Damasco per aiutare il governo a migliorare la propria immagine.

La Blj non è nuova a questo tipo di situazioni. A settembre dello scorso anno, la rivista indipendente statunitense Mother Jones aveva pubblicato i dettagli del lavoro di public relations che la ditta aveva fatto per Gheddafi, mentre secondo al Arabiya, tra i clienti dell’azienda ci sono stati anche il Qatar, al Jazeera – che cercava di entrare sulla scena mediatica statunitense – e i Mujahiddin del popolo, un gruppo armato di opposizione iraniano che il governo statunitense ha inserito nella lista delle organizzazioni terroristiche. La relazione più stretta, tuttavia, appare quella con il governo Assad, grazie anche alla posizione di Sheherazad al-Jafaari, il cui ruolo era già stato oggetto di una inchiesta del quotidiano britannico The Guardian a maggio di quest’anno.

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