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Domenica, 19 agosto

Una Citta' Deserta, l’Onu Che Scappa e una Tempesta che Arriva
di Robert Fisk
Tradotto da Ernesto Celestini

DAMASCO : “ Non sopravviverà” ha detto il mio amico siriano e credo che abbia ragione.

L'uomo che parlava alla televisione di stato aveva la barba lunga fino al petto e, per sua stessa ammissione, era un  salafita - nome di battaglia "Abu Dolha", vero nome Ahmed Ali Gharibo.  Era un siriano : "Alas - ha detto il mio amico - della zona di Ghouta a Damasco e stava ammendo, proprio lì di fronte alle telecamere, che "gli dispiaceva" di aver ucciso duecento persone con le sue proprie mani".

Come hanno fatto  a  trovare un uomo come questo che ammette certe cose in televisione? Seduto in una bella villa piena d’aria, a sedici chilometri da Damasco – Maher, il fratello del mio amico Bashar,  vive proprio dietro l'angolo – e potrei credere facilmente a quello che mi ha detto: Ahmed Gharibo non sopravviverà.

Come in tutti i conflitti civili, le voci si trasformano in fatti, i fatti in voci. Damasco è quasi deserta, quasi vuoti i viali che hanno più posti di blocco militari che semafori, un po'di sicurezza "mukhabarat" ( dei servizi segreti siriani), qualche militare, l'occasionale "Shabiha"( la milizia filo-governativa siriana), tutti che vorrebbero, o non vorrebbero, fare gli amici con me - che guido verso i palazzi dell’élite fuori città - ma sembrano svogliati.

 "Ma come fate in Occidente, voi che siete i fautori della democrazia e della libertà, a  sostenere questa gente?" – chiede il mio amico -  "I vostri lettori lo sanno che Sua Maestà invia armi e denaro a queste persone?"

Sto per chiarire che Sua Maestà afferma di non dare armi affatto – ma la parola "afferma" è importantissima in Siria in questi giorni, come la teoria del complotto della storia.
"Il primo passo per smantellare l'Iran è smantellare la Siria – noi siamo isolati e 123 paesi sono contro di noi. Questa  è l’immagine che hanno fatto arrivare qui i paesi che si sono riuniti, i cosiddetti 'Amici della Siria, dalla conferenza di Parigi."

Comincio a pensare ai serbi e alla loro piena convinzione  che il mondo fosse contro di loro e che la loro innocenza era indiscutibile   Ma come nella vecchia Jugoslavia, basta camminare per le strade di Damasco per rendersi conto che la tempesta non si è ancora allontanata completamente.

Dietro le mura della vecchia caserma francese giù sotto piazza degli Omayyadi, il relitto del camion bomba bruciato questa settimana sta ancora sotto un albero avvizzito. Sarà stato fatto saltare per colpire la "caserma" semi-abbandonata che l'esercito siriano utilizza ancora o sarà stato un trucchetto  per gli ufficiali delle Nazioni Unite che alloggiano al Dama Rose Hotel dall'altra parte della strada?

Gli ultimi 100 osservatori militari stanno facendo i bagagli per il viaggio in macchina che li porterà all’aeroporto di Beirut mercoledì prossimo. Il fatto che partano da Beirut, piuttosto che dall’aeroporto di Damasco, la dice tutta. "Saremo defunti tra cinque giorni," Ho sentito dire a uno degli ufficiali delle Nazioni Unite nella hall dell’albergo.

Parola divertente, "defunto", come si dice in francese, per non dire morto.

Ma forse il camion bomba voleva che anche l’ONU saltasse in aria? Poco dopo l'esplosione, alcuni colpi sono stati sparati al terzo piano dell’hotel negli uffici delle  Nazioni Unite.  E 'vero che una troupe televisiva siriana era già appostata all'ottavo piano, pronta a riprendere la bomba? E che le ambulanze sono arrivate entro tre minuti?

Le Nazioni Unite hanno cominciato a rendersi conto che i loro uomini sono sempre più in pericolo nelle province. A Aleppo, non si allontanano oltre un raggio di 30 miglia della città e da  mesi, i loro accompagnatori governativi non si avventurano al di là dell’ultimo punto di controllo governativo posto al limite della città. I ribelli sono ormai meno amichevoli con le Nazioni Unite, e molti osservatori internazionali, hanno visto combattenti stranieri infiltrati tra le fila dell’"Libero Esercito Siriano".

La scorsa settimana - le Nazioni Unite non hanno dato il giusto risalto al fatto – che un uomo della sicurezza che lavorava per le Nazioni Unite, un ex agente di sicurezza del governo, è stato rapito, torturato e poi assassinato nei pressi della sua casa a nord di Damasco. Gli hanno trovato venti ferite da proiettile in corpo.

Gli uomini delle Nazioni Unite non parlano - raramente sono stati così poco loquaci - ma hanno contato i cadaveri di Artous,  25 km a ovest di Damasco, settanta corpi in tutto,  sunniti, buttati in una fossa comune, appena due settimane fa. Ammazzati, a quanto pare, dalla "Shabiha".

Il FSA è stato  veramente sbattuto fuori dal centro di Damasco – le periferie di notte sono una cosa diversa - e solo pochi Damasceni sembrano credere che i ribelli armati stiano vincendo ad Aleppo.

"I cristiani  protestano," un altro amico siriano mi dice : "L'Arcivescovo greco-cattolico di Aleppo ha appena lanciato un appello alle potenze occidentali per non inviare armi ai fondamentalisti. La chiesa cattolica siriana di Aleppo è stata bombardata."

Che si può fare davanti a questi fatti?   Il Governo siriano vuole veramente che le Nazioni Unite se ne vadano? "No!" grida il mio amico. "Vogliamo che la pressione delle Nazioni Unite qui si faccia sentire per spingere questa “gente  al dialogo".

Il salafita ha detto al suo pubblico televisivo di oggi che i suoi nemici sono gli "alawiti [naturalmente, dato che  Bashar al-Assad è un alawita], gli sciiti e i cristiani".  

Ma è proprio così? Con la guerra in  televisione?  Questa è una conferma che quell'uomo non vivrà a lungo dopo  questa trasmissione.

E le Nazioni Unite stanno andandosene veramente. C'è l'idea di lasciare  un ufficio minuscolo a Damasco con un militare e un osservatore politico. Ma per il resto, i grandi occhi tristi di quegli asini delle Nazioni Unite si chiuderanno per il sonno mercoledì: è il fallimento di un'altra missione - e non sarà lasciato nemmeno un soldato internazionale per controllare quando scoppierà la tempesta. 



Robert Fisk è un giornalista pluripremiato esperto in politica del Medio Oriente che vive a Beirut. Fonte: http://www.independent.co.uk Link: http://www.independent.co.uk/news/world/middle-east/damascus-a-deserted-city-a--deserting-un-and-a-storm-about-to-break-8057364.html 18.08.2012 18.08.2012

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