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venerdì, 10. febbraio 2012

20 anni dopo, Homs come Sarajevo
di Stefano Marcelli

Un popolo messo a ferro e fuoco da soldati regolari chiusi nelle loro uniformi. Mercenari stranieri, professionisti della morte, cecchini e torturatori, celati da maschere nere. Sangue che scorre ogni giorno, per le strade, nelle case, nelle stanze degli ospedali come nelle celle delle torture. E' sangue di ribelli organizzati, ma soprattutto di civili imbelli: contadini a cui sono state sterminate anche le bestie e bruciate le terre, donne, vecchi e tanti bambini, troppi. Secondo l'Unicef sono 400 i bambini arrestati, torturati, violentati e uccisi. E ieri hanno bombardato anche un'ospedale pediatrico. Questa è la Siria di Bashar al Assad da mesi. E mi ricorda, complice il ventennale, la Bosnia di Sebrenica e dell'assedio medievale di Sarajevo.

Lo so, ci sono molte differenze etniche e politiche fra le due guerre, ma oggi mi colpiscono le similitudini. Che prendono, violentemente, il sopravvento. C'è un dittatore sanguinario, qui il figlio di Assad I, là Slobodan Milosevic, erede dell'imperialismo serbo e della violenza dei regimi comunisti. C'è un esercito regolare, dotato di carri armati, cannoni, missili, bombe, mitragliatrici, ci sono le bande paramilitari, qui costituite dai basij iraniani e gli hezbollah libanesi, che aggrediscono i manifestanti, li rapiscono e li fanno sparire, a migliaia, in celle buie, in uno stadio (come quello cileno). Dall'altra parte c'è un popolo a mani nude, armato solo di rabbia e speranza, come tanti altri popoli della storia dell'umanità.

Ci sono bande di resistenti, militari disertori, armati alla bell'e meglio, battezzati " terroristi ", come sempre, quando uno stato aggredisce il proprio popolo. Esercito contro terroristi, come a Gaza, come in Cecenia, come in Italia tanti anni fa: aktung banditen! Eppoi c'è l'insopportabile cinismo della presunta realpolitik. L'Ue si rifugia imbelle dietro la solita,inutile politica delle sanzioni, Russia e Cina esibiscono i propri attributi paralizzando l'Onu con il veto, Israele puntella come può il vecchio nemico-alleato siriano con la sua intelligence che lancia l'allarme: se cade Assad armi batteriologiche e chimiche potrebbero cadere in mani pericolose. Di ora in ora, su youtube o in televisione, continuiamo a vedere il sangue che scorre per le strade di Homs, ascoltiamo le terribili denunce di Unicef, Mezzaluna Rossa, Humans Rigths Group, che cadono nel vuoto.

Toccare la Siria, si dice, non si può. La caduta di Assad può rompere l'equilibrio di tutta la regiona mediorientale. E, sottovoce, si sussurra la verità: se cade Bashar al Assad (dittatore filorusso e filoiraniano) l'area potrebbe finire sotto il controllo di Fratelli Musulmani e Turchia. L'ho già sentito dire sulle rovine sanguinanti della ex Jugoslavia che Milosevic era un eroe dell'occidente e che le stragi dei civili e le fosse comuni dei Balcani erano effetti collaterali di una battaglia per salvarci dall'invasione musulmana. Se gli Ustasha croati, i tristi miliziani di Arkan e la follia sanguinaria di Mladic e Karadic sono stati i paladini della nostra civiltà, allora io la ripudio.

Se scrivi la notizia che Turchia e Usa stanno valutando l'istituzione di una no go zone (una zona franca) nella città di Ibdil, per garantire la sicurezza di civili e oppositori nel cuore della Siria, c'è chi commenta: la Turchia occupa un pezzo di Siria con il sostegno degli Usa! La Turchia è un membro della Nato, una democrazia (con qualche problema sul fronte dei diritti umani, come Israele) e il soggetto politico promotore di un islam politico coniugato con uno Stato laico e un regime democratico. Perché questo ripugnante regime di Damasco dovrebbe essere considerato migliore di quello garantito da Onu, Lega Araba e Ankara? E' un concetto che mi sfugge. Come si fa a preferire Vladimir Putin a Obama, Ahmadinejad a Erdogan, Bashar al Assad a chiunque interrompa un regime ereditario che opprime il proprio popolo da cinquant'anni? Vent'anni fa facevo le stesse riflessioni, assistendo, sgomento, all'assedio di Sarajevo

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