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03 Gennaio 2012

Siria, cosi tanti i morti che si puo' solo ipotizzarne il numero
di Pino Scaccia

Le ultime immagini che arrivano dalla Siria documentano il pestaggio di due ragazzi. Una coppia scatenata di soldati lealisti li colpisce ripetutamente, con violenza, con bastoni e un cavo elettrico usato come frusta. I ragazzi, bendati con le loro stesse magliette, tentano di proteggersi con le mani, supplicano di smettere, “non abbiamo armi” continuano a ripetere. La scena è stata ripresa a Nuayma, un piccolo villaggio del sud ed è stata messa su Youtube dagli attivisti anti regime sollevando – dopo un lungo silenzio mediatico – l’indignazione per una guerra civile lunga e sanguinosa. 
Sono talmente tanti i morti finora che è possibile solo ipotizzarne il numero. Gli osservatori parlano di cinquemila vittime fra i civili e “molte centinaia” tra i militari. Certamente ci sono morti ogni giorno: almeno dieci oggi, fra cui due soldati disertori, e due bambini. E’ impressionante che mentre da noi si fa la conta dei primi nati del nuovo anno nell’inferno della Siria si celebrino i morti. E così le agenzie di Damasco assegnano a Mahmud Shami, 29 anni di Hama, il triste primato d’essere la prima vittima del 2012: ricoverato all’ospedale Hikme è deceduto, dicono le cronache, per mancanza di sangue. Sempre oggi è stato ucciso il primo giornalista, Shukri Abu Barghal: un colpo in faccia davanti la porta di casa, segno che il conflitto diventa sempre più nervoso, insostenibile. 
A tal punto che gli osservatori sostengono che il regime di Bashar al Assad sia sul punto di cadere. Sicuramente è in difficoltà, si aprono le prime crepe come dimostrano le numerose diserzioni. Ma forse non è vero o almeno dovrà scorrere ancora molto sangue a dar retta alle minacce di Rami Makhlouf, il più potente uomo d’affari siriano e cugino del dittatore. Forse se ne saprà di più mercoledì prossimo quando il responsabile della missione della Lega Araba, il generale sudanese Mohammed Ahmed Mustafa, presenterà il primo rapporto. C’è molta attesa soprattutto intorno alle colline del Golan. Ma la paura di un asse con l’Iran terrorizza, inutile nasconderlo, tutto il mondo.

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