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giovedì 1 novembre 2012 11:32

Siria, militari Usa pronti in Turchia

Secondo la stampa turca, un team dell'esercito americano è ad Ankara per discutere un intervento contro Damasco. Mentre prosegue Austere Challenge: un caso?

Roma, 01 novembre 2012, Nena News - La crisi siriana come un uragano travolge l'intero mondo arabo. Stamattina scontri alla frontiera tra le forze di sicurezza libanesi e un gruppo armato siriano hanno lasciato sul terreno un morto e almeno dieci feriti. Il gruppo stava tentando di entrare in Libano illegalmente: "Alle 5 di mattina - ha raccontato all'AFP un ufficiale libanese - un gruppo di siriani armati ha tentato di attraversare a bordo di un pick-up il confine tra Siria e Libano, vicino al villaggio di Hnaider. Uno degli uomini è morto, altri 10 sono rimasti feriti". 

Tensioni anche lungo un altro confine con la Siria. La Turchia, da mesi impegnata in prima linea a favore delle opposizioni al presidente Bashar Al-Assad - passando dalle sanzioni economiche al dispiegamento di truppe alla frontiera - starebbe ospitando un team militare statunitense nella base aerea di Diyarbakir.

L'esercito turco si è affrettato a negare la notizia, riportata nei giorni scorsi dai principali media del Paese. Secondo la stampa, venti ufficiali dell'esercito di Washington sono arrivati a Diyarbakir su un aereo militare turco. L'obiettivo quello di gettare le basi di una possibile cooperazione militare per porre fine alla guerra civile siriana. Prima che contagi l'intera regione, Turchia e Usa immaginerebbero quindi un intervento esterno. Durante i due giorni di visita, l'aviazione turca avrebbe compiuto un'operazione di ricognizione al confine tra Turchia e Siria, operazione a cui i militari americani non avrebbero partecipato. 

Oggi è giunta la smentita delle autorità turche. Se la visita fosse però realmente avvenuta, darebbe da pensare soprattutto a seguito dell'avvio in Israele di Austere Challenge, la più grande esercitazione militare congiunta Washington-Tel Aviv. Un'operazione che coinvolge per tre settimane 3.500 soldati americani, dispiegati in tutto il Mediterraneo e impegnati in un war game di attacchi simulati e missili.

Secondo molti osservatori, le prove generali di un attacco militare contro l'Iran. O contro la Siria? Solo congetture, formulate dopo l'ultimo intervento sulla questione siriana del segretario di Stato Usa, Hillary Clinton. La Clinton ha fatto appello alle opposizioni siriane perché si pongano tutte sotto un unico ombrello e lavorare insieme ad un governo che sostituisca quello di Assad.

Dopo 19 mesi di guerra civile, l'amministrazione Usa chiede alle opposizioni di mettere da parte differenze e rivalità. In particolare secondo la Clinton, il Consiglio Nazionale Siriano, formato per lo più da esiliati, non può da solo salvare il Paese e porre fine alla carneficina: "Non può un'opposizione essere rappresentata da persone che hanno le giuste caratteristiche, ma che per vari motivi vivono fuori dalla Siria da 20, 30 o 40 anni. Devono essere rappresentati anche coloro che combattono in prima linea e muoiono ogni giorno".

Ovvero, il Consiglio Nazionale Siriano non può essere l'unico leader tra gruppi e organizzazioni che si oppongono al regime di Assad e che andrebbero inclusi nel percorso decisionale. Nena News

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