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5 luglio 2013

Territori ribelli in campeggio
di Alberto Zoratti

Più che il mondo dovrebbe far sollevare le comunità ed i territori. E’ la leva di Archimede che sul Monte Amiata, in Toscana, movimenti e comitati di mezza Italia proveranno a costruire dal 10 al 14 luglio. E’ la risposta alla manipolazione Nimby, secondo la quale ogni benedetto cittadino che si permette di alzare la testa e, a volte, la voce, lo farebbe per chissà quale interesse egoistico ed individuale. Non c’è un movimento degno di questo nome che accetterebbe una politica, ad esempio, basata sulla termovalorizzazione dei rifiuti o sulla cementificazione dell’ultimo ettaro rimasto intonso dai cingolati di una ruspa o dagli appetiti fossili di una pertolifera qualunque.

Il campeggio del Monte Amiata, semmai ce ne fosse ancora bisogno, racconta di persone che si fanno comunità aperta, in movimento, e che partono dai loro problemi quotidiani e dalla reazione all’impatto di un modello insostenibile, magari a poche centinaia di metri da casa, per trovare fili rossi e relazioni con altri territori. Magari lontani centinaia di chilometri tra loro.

Level playing field

La globalizzazione economica e finanziaria si ammanta di concetti esotici ed altisonanti. Come “level playing field”, che indica come tutte le imprese debbano avere lo stesso trattamento per garantire la libera competizione nei mercati. Un’apparente grande aspirazione all’equità, che nasconde le vere minacce ai mercati locali, alla sovranità alimentare ed alla stessa sovranità politica delle comunità umane. “Local”, in questo caso, si tollera finchè non mette in discussione il karma del libero mercato e gli interessi delle grandi corporation. Che proprio nel rispetto del “level playing field” provano ad adottare le stesse politiche in Basilicata, come nel Sud del mondo, quando c’è da estrarre petrolio. O impongono le loro volontà ai governi, soprattutto sovranazionali, nel momento in cui si negozia la liberalizzazione dei mercati, a cominciare da quello agricolo, negli accordi di libero scambio.

Ci sono termini come #bene_comune, #proprietà, #transizione, che cominciano a stare stretti negli hashtag di twitter perchè hanno bisogno di nuovo ossigeno, fatto di persone in movimento e di pratica del conflitto, oltre che di conversione ecologica dell’economia. Lo dimostra la difesa degli alberi di Gezi park o l’opposizione delle First Nations agli oleodotti statunitensi o ancora il movimento europeo contro il Fracking.

Monte Amiata

In Italia i vari comitati e coordinamenti da Stop Enel per arrivare a No Tav, da Sos Geotermia al Forum per l’acqua, si incontreranno sul Monte Amiata (il programma completo e altre notizie li trovate QUI), modello di sviluppo insostenibile, sempre più ancorato alle sirene, fuorvianti, di una Green economy che ha tra i principali attori i responsabili dell’economia brown e dei disastri che sta comportando. Nessuna velleità egemonica nè, tanto meno, nessun obiettivo elettorale: la necessità ci impone oggi di usare parole come orizzontalità, inclusione, complementarietà. Ogni altra alternativa è destinata al fallimento.

Dal 10 al 14 luglio guardando a Common Properties, l’evento sulla proprietà privata organizzato dal 20 al 22 settembre all’ex Colorificio Liberato dal Municipio dei Beni Comuni di Pisa, e a tutte le iniziative che verranno dopo.

E’ un percorso comune, di donne e uomini che hanno scelto di mettersi assieme, per ridare un senso all’hashtag #transizione. Lasciando in un cassetto la retorica della #Green_economy, ottima per twitter. Un po’ meno per il cambiamento necessario.


Alberto Zoratti, tra i fondatori e redattori di Comune-info, è anche autore con Monica Di Sisto di «I signori della green economy» (Emi).

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