Le immagini di Planet Ocean

http://d.repubblica.it/attualita/2013/04/22/foto/giornata_mondiale_della_terra-1621049/1/?ref=HREC2-8#5

I cuori umani di Greenpeace

http://www.repubblica.it/ambiente/2013/04/22/foto/i_cuori_umani_di_greenpeace_contro_le_trivellazioni_nell_artico-57220335/1/?ref=HREC2-8#1


http://www.greenreport.it
22 aprile 2013

Earth Day, 1 miliardo di persone per salvare il pianeta e noi stessi
di Federico Gasperini

Nessuno, in teoria, è contrario a difendere la propria casa e per trasposizione a tutelare la casa globale che è il pianeta, e ciò lo dimostra la grande adesione all'Earth Day, la mobilitazione mondiale in difesa dell'ambiente che si celebra oggi, 22 aprile. Eppure la ricchezza di risorse e di vita presenta sulla Terra è messa a rischio da comportamenti antropici collettivi e individuali che mettono in evidenza come l'equilibrio tra uomo e natura sia ancora lontano.

Il Wwf ci ricorda come nel 2011 le emissioni globali siano incrementate del 3%, raggiungendo la cifra più alta delle emissioni annuali antropogeniche sin qui prodotte, pari a 34 miliardi di tonnellate di anidride carbonica; il 2012 ha fatto registrare la massima riduzione della superficie della banchisa estiva artica dal 1979; la perdita netta annuale di aree forestali tra il 2000 ed il 2010 è stata di 5,2 milioni di ettari; circa 5mila tonnellate di pesce viene pescato dagli stati europei ogni anno con metodi di pesca ad elevato impatto per la biodiversità; in termini di perdita di biodiversità è preoccupante la situazione di molte specie tra cui le tigri (ne sopravvivono in natura solo 3.200)... E così via, la lista dei dati che illustrano le pressioni dell'uomo sul pianeta è infinita e riguarda l'aria, l'acqua e il territorio.

L'uomo sta tagliando il ramo dell'albero su cui è seduto, nonostante oggi non manchino ormai le conoscenze tecnico scientifiche per comprendere questo processo perverso, ma finora - e non ci sono purtroppo segnali che testimonino l'approssimarsi di un cambio di linea - a farla da padrone è stato un modello economico-finanziario incentrato sulle (apparenti) necessità del giorno dopo più che su un modello di sviluppo sostenibile che guarda anche alle esigenze delle generazioni future, di cui i più avveduti già trent'anni fa ne coglievano la necessità.

Qui non si tratta di decrescere (la crisi non ci pone già di fronte una decrescita infelice?) ma di "dimagrire", reindirizzare su altri beni e altre esigenze i nostri consumi, per far pesare meno la nostra impronta sul pianeta e al contempo ridistribuire "il peso" in termini di equità. Ciò significa modificare i modelli economici lavorando con l'ambiente visto come opportunità, e non contro di esso, perché ci presenta il conto: l'impennata di eventi estremi che causano e disastri sempre più accentuati registrata in questi anni è da imputare allo stesso mandante.

La politica ha l'onere delle decisioni ma non è più tempo di deleghe in bianco. In tal senso il bicchiere mezzo pieno è rappresentato dal miliardo di persone in 175 nazioni che oggi celebra l'Earth Day, giunta alla 43esima edizione. Così, un filo di speranza per un futuro diverso rimane aperto e per questo è importante il contributo che ognuno di noi può dare quotidianamente, sia attraverso consapevoli input politici che tramite l'adozione di buone pratiche, esempio per i nostri figli, che poi auspicabilmente ci aiuteranno a diffondere. 

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