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18 novembre 2013

COP19, Varsavia. Il summit del carbone
di Alberto Zoratti

Se gli eventi estremi ed i tornado che stanno colpendo diverse parti del mondo cadono lentamente nel dimenticatoio, un simile destino pare abbia anche la 19a Conferenza Onu sul Clima, in svolgimento da una settimana a Varsavia ma assolutamente negletta dai media convenzionali. Un’atmosfera da addetti ai lavori, dove però i colossi del carbone e dell’energia provano a far sentire il peso dei loro profitti e delle loro esigenze. Le multinazionali chiamano. E sembra che l’Onu abbia orecchie per ascoltare.

Greg Carbin fa di professione il meteorologo ed è coordinatore del Storm Prediction Center, in Oklahoma, uno dei principali osservatori sui tornado degli Stati uniti. E’ sollevato, Greg, in questo scorcio di fine 2013, e dalle pagine di Usa Today ne spiega i motivi.

“E’ stato un anno piuttosto tranquillo, soprattutto per quello che riguarda i tornado più forti e violenti”. Nelle registrazioni degli ultimi ventitre anni quest’anno risulta essere il secondo consecutivo più tranquillo, dopo dieci anni in cui si sono registrati medie ben oltre i 1000 all’anno con punte di 1635 nel 2004, 1630 nel 2008 e 1627 nel 2011, il 2012 ed il 2013 si chiudono con 878 ed 800 (fino ad ora). Una conferma per i clima-scettici quindi? Non proprio, le cause sono state differenti: una primavera dell’anno scorso troppo calda ed arida e quella di quest’anno troppo fredda, condizioni che non favoriscono la nascita di tornado. Ma gli ultimi dieci anni mostrano comunque un incremento degli eventi estremi, con una progressione che appare comunque preoccupante.

Ed è di queste ore la cronaca dei violentissimi temporali che stanno colpendo una decina di Stati del Midwest americano, con danni incalcolabili in Illinois.

Non si è ancora spenta l’eco della devastazione nelle Filippine, con quasi cinquemila morti, quasi dodici milioni di persone colpite, di cui quasi cinque milioni sono bambini e l’instabilità climatica, soprattutto negli eventi estremi che si presentano, si conferma in tutta la sua gravità. Apparentemente non percepita dalle migliaia di delegati presenti a Varsavia per la 19a Conferenza delle Parti Onu sul cambiamento climatico (COP19), in svolgimento in Polonia fino al prossimo venerdì, che dovrebbero decidere per una road map in vista dell’accordo globale da varare nel 2015 alla COP di Parigi in un contesto generale in cui emissioni di gas serra, concentrazione di CO2 in atmosfera continuano ad aumentare, nonostante le esortazioni del mondo scientifico a fare qualcosa di concreto.

In verità qualcosa di sostanziale lo ha fatto il Governo polacco co-organizzando l’International Coal and Climate Summit, l’evento della World Coal Association, l’Associazione mondiale degli operatori del carbone, che si svolgerà il 18 e 19 novembre sempre a Varsavia. L’inaugurazione, con tutti i crismi, ha l’aria della legittimazione politica con la presenza di Janusz Piechociński, Ministro dell’economia polacco; del direttore esecutivo dell’UNFCCC, Christiana Figueres; del presidente del Climate and Energy Committee della World Coal Association, Godfrey Gomwe (della multinazionale Anglo American); e del parlamentare europeo Jerzy Buzek. Un insulto all’intelligenza anche se giustificato dalla dipendenza da combustibili fossili della Polonia, decimo consumatore al mondo di carbone, da cui proviene il 92% della sua elettricità. Ma i colossi del carbone non sono i soli a cercare di sovradeterminare questo vertice. Un report di Corporate Europe Observatory (CEO) mostra come le multinazionali siano state in grado persino di sponsorizzare un vertice, quello delle Nazioni Unite sul clima che dovrebbe brillare per indipendenza, con nomi del calibro di Arcelor Mittal, Alstom e di Bmw.

Tutti presenti, con l’obiettivo di condizionare i negoziati agli interessi privati, e di sfruttare ogni spazio possibile per trasformare la lotta al cambio climatico in opportunità di profitto. In attesa del prossimo tornado.

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